Cultura

La preghiera dei cristiani secondo Papa Francesco

Nel suo ultimo libro, il Santo Padre ci spiega cos’è e ci insegna a saper pregare il Signore con la giusta predisposizione e la vera fede


10/06/2019

di Tancredi Re


Nel Cristianesimo la preghiera è il fondamento della vita di ogni cristiano. 
Il Padre Nostro, che secondo il racconto dei Vangeli fu insegnato da Gesù stesso ai discepoli e ai seguaci che glielo chiesero espressamente (“Gesù, insegnaci a pregare!”) costituisce un modello, anzi, il modello della preghiera perfetta per tutti i cristiani. Perfetta perché promana dal Figlio di Dio, che si rivolge al Padre suo nonché Padre nostro invitando tutte le persone a considerarci figli suoi. 
Vari passi del Nuovo Testamento esortano alla preghiera: “non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento” (Filippesi 4:6-7); “non cessate mai di pregare” (Tessalonicesi 5:17), “siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alle preghiere” (Pietro 4:7); “perseveranti nella preghiera” (Romani 12:12); “perseverate nella preghiera, vegliando in essa con ringraziamento” (Colossesi4:2). Gesù stesso ci esorta a pregare “Pregare sempre, senza stancarsi” (Luca 18:1). Tutte le testimonianze della Parola di Dio sulla preghiera, indicano di rendere la preghiera una massima priorità della vita del cristiano. 
Ma cos’è la preghiera? Perché dobbiamo pregare? Per chi dobbiamo pregare e come? A queste e ad altre domande che sicuramente molti credenti e non soltanto loro, si saranno poste almeno qualche volta durante la vita, prova a rispondere Papa Francesco nel libro Preghiera (Piemme, pagg. 207, euro 15,90). È un ricco breviario spirituale, più che un libro vero e proprio, che può diventare un prezioso compagno di viaggio, grazie alla raccolta di oltre cento preghiere per ogni tempo e ogni occasione: per l’affidamento e la richiesta di protezione, per il coniuge e i figli; per una guarigione fisica o spirituale; per il lavoro; per la salvezza dell’anima; per un lutto; per le grandi feste liturgiche dell’anno. 
Cos’è innanzitutto la preghiera?  Scrive Papa Francesco: “La preghiera è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio; è dire “Prendi Tu, che sei Padre. Guardaci Tu, che sei Padre”. 
La preghiera è un tramite, ci permette di dialogare con Dio, esternargli i nostri dubbi, rivelargli le nostre angosce, metterlo a parte dei nostri progetti. Affidarsi a lui perché ci aiuti a trovare attraverso la fede la soluzione adeguata e opportuna per risolvere i nostri problemi; per fugare i nostri dubbi, per allontanare le tentazioni, per soccorrerci nel momento del bisogno nostro o di una persona che ci sta molto a cuore. 
Per chi occorre pregare? Pregate per tutti, sempre, ma a favore, non contro! Pregare per se stesso e i propri familiari, sicuramente, ma anche per chi ci governa, per gli uomini della Chiesa e perfino per i nostri nemici. 
Ed è sempre Gesù, il Maestro, l’esempio da seguire. Nel Golgota, mentre era sulla croce si rivolge al Padre e lo prega dicendo: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. 
Perché pregare? Per chiedere un miracolo, sfuggire alla tentazione di commettere il male, sopportare la sofferenza, chiedere misericordia, rimanere saldi nella propria fede, per cambiare noi stessi, per avvicinarci a Gesù e dunque a Dio (ricordate “Chi vede me, vede il Padre” e “Nessuno può giungere al Padre se non attraverso di me”?). 
E come si prega? “Pregare è come parlare con un amico - dice il Santo Padre-, per questo la preghiera deve essere libera, coraggiosa, insistente, anche a costo di arrivare a rimproverare il Signore”. Si prega con coraggio (“una preghiera che non sia coraggiosa non è una vera preghiera”) avendo fiducia in Gesù, il Figlio del Dio vivente, il nostro Salvatore. 
È Gesù stesso che ci invita a rivolgerci al Padre nostro, a confidare in lui, quando ci dice “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”. E prosegue aggiungendo: “Quale padre tra voi se il figlio chiede un pesce gli darà una serpe? O se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione? Se voi siete padri darete il bene ai figli. E se voi che siete imperfetti, sapete che cos’è meglio per i vostri figlioli, chiedete al Padre mio, che è perfetto, ed egli vi darà lo spirito del perdono”. 
Se noi chiediamo una grazia attraverso la preghiera, possiamo riceverla a patto che la chiediamo con purezza di cuore, con coraggio, con perseveranza, con pazienza, con umiltà, avendo fede in lui e rimettendoci a lui che stabilirà quando e come darla, la grazia! La fede per chi prega è importante: è come aggiungere il sale nel pane per renderlo sapido. La fede richiede coraggio, come nell’episodio del lebbroso di cui ci parla l’evangelista Marco: “Guariscimi, tu lo puoi, se vuoi!”. E questa parabola fa il paio con quella del paralitico accompagnato sulla barella da quattro uomini, e benché fosse difficile farsi largo tra la folla all’interno della casa dove si trovava Gesù, salirono sul tetto, fecero un buco e calarono la barella con l’inferno davanti al Signore. Che poi, davanti a questa testimonianza di fede, lo guarì. La fede va oltre qualsiasi ostacolo, ma solo se è nel tuo cuore. 
È Gesù stesso talora che ci invita ad avere fede, a non smarrirla mai, nemmeno quando si è sull’orlo di un precipizio. In un altro episodio un uomo chiede a Gesù di guarire il figlio posseduto dal demonio. “Se tu puoi, fai qualcosa”. A differenza del lebbroso, che ne è intimamente convinto, quest’uomo non ha fede, si affida a Gesù, ma non è certo che possa fare qualcosa. E infatti, il Signore lo sa e risponde: “Se voi aveste fede quanto un seme di senape”, come dire che se avrete anche un po’ di fede e la manifesterete   attraverso la preghiera, potrete ottenere ciò che desiderate veramente. 
Parliamo chiaramente di beni immateriali e materiali che ci liberino dalla prigionia del peccato (l’adulterio, la sodomia, la pedofilia), dalla servitù del bisogno (la fame, la carestia, la malattia, il lavoro) dall’oscurità della rassegnazione e della vendetta (il conforto per la morte di una persona amata, la pace interiore ed il perdono di chi ci ha fatto del male o ne ha fatto ad una persona che amiamo). È chiaro - lo diciamo a scanso di equivoci - che non possiamo chiedere al Signore di farci vincere al Lotto, né di aiutarci a comprare la Ferrari, oppure a possedere una dimora. 
Un vademecum, il libro di Papa Francesco, che ci può essere di ausilio (se lo si vuole veramente s’intende) nell’imparare a saper pregare il Signore con la giusta predisposizione e la vera fede. La differenza, ci vuol fare comprendere il Santo Padre, è il sentimento che deve animare chi si accosta alla preghiera e attraverso di essa desidera rivolgersi a Dio. Tutto il resto è relativo, ciò che conta veramente è la fede che alberga nel cuore dei credenti. 
Ci piace concludere questa recensione con un episodio citato nel libro proprio da Papa Francesco. A Buenos Aires in un ospedale c’era una ragazzina di nove anni che, a causa di una malattia infettiva e contagiosa, i medici che l’avevano in cura temevano che sarebbe morta nel giro di pochi giorni. Il padre, un operaio, un uomo mite e semplice, uscì dalla clinica, lasciò la moglie con la figlia, prese il bus, percorrendo 70 chilometri fino al santuario della Madonna di Lujàn. Quando giunse al santuario, era troppo tardi: il santuario era già chiuso. L’uomo non si diede per vinto e rimase sveglio tutta la notte: aggrappato al cancello del santuario pregò la Madonna con tutte le sue forze ed il suo cuore: “Io voglio mia figlia. Io voglio mia figlia. Tu puoi darmela”. 
L’indomani mattina, prese l’autobus e tornò a casa. Trovò la moglie che gli disse: “Sai, i medici l’hanno portata per fare un altro esame, non si spiegano perché si è svegliata e ha chiesto da mangiare, e non c’è nulla, sta bene, è fuori pericolo”. La fede nel Signore di quest’uomo aveva salvato la vita di sua figlia! La fede si vive e si manifesta attraverso la preghiera.

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