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La paura gioca vincente nel gran ballo delle mascherine

Intanto, in attesa di sapere cosa succederà, si dilata il problema dei clandestini. Che non vengono certo per assicurare il pagamento delle nostre pensioni... 


12/10/2020

di Sandro Vacchi


Poiché non vi è sentimento altrettanto contagioso della paura (Montaigne), che è il primo passo verso la schiavitù (Holbach), non c'è da stupirsi più di tanto se in quest'Italia ormai svuotata di ogni spiritualità, di ogni ideale, di ogni orgoglio, si stia instaurando strisciante la dittatura delle mascherine, straccetti di stoffa riciclata che dovrebbero salvarci dalla peste del secolo e salvare chi ci fronteggia da noi, possibili untori. Aggiungo che rispetto il diktat, pur stramaledicendolo poiché regolarmente dimentico la mascherina in macchina e devo tornare indietro, però nessuno mi convincerà che, grazie a un fazzolettino di carta, mi salverò la vita. 
Il problema non è tanto la mascherina, che peraltro ha già procurato lucrosi affari ai cialtroni che, come sempre, in Italia prosperano sulle disgrazie altrui (le innumerevoli cure anticancro vi ricordano qualcosa e qualcuno?). No, il problema è cosa sta a monte della mascherina: la paura, appunto. Ascoltare i telegiornali e gli “speciali” di approfondimento in televisione, e meglio ancora leggere le preoccupate dichiarazioni di virologi, politici, filosofi, opinioniste di coscia lunga, falegnami e lattonieri, è oltremodo istruttivo per chi tenta di usare la propria testa, semmai sbagliando, anziché uniformarsi all'opinione generale, al politicamente corretto, allo “spirito di responsabilità”. Di chi? Di lor signori, altrimenti non si spiegherebbe perché certi Paesi impongano la mascherina, mentre altri beatamente se ne freghino. I protocolli contro il cancro del colon non sono gli stessi in Canada come nel Burkina Faso? Le procedure per gli interventi al cervello non sono uguali a New York e a Calcutta? Il metadone non veniva somministrato ai drogati indonesiani come a quelli dei Parioli? 
Ebbene, la mascherina no. Chi ce l'ha e chi invece no. Trump passa per untore perché non la indossa (poi finisce in ospedale). Zingaretti la benedice come Padre Pio, poi va a farsi l'aperitivo libero. Il coreano panzone va tranquillo senza mascherina, e impone lo stesso all'intero suo popolo. L'Italia che deve fare i conti con Conte se la vede imporre anche nelle case private, intanto i contagi aumentano lo stesso. 
Tanto per cambiare è un problema di quattrini. Ci hanno ancora spiegato le dimensioni del business mondiale delle mascherine e dei disinfettanti? Qualcuno, in ormai un anno, ci ha detto se i defunti per Coronavirus sono morti proprio per quello, se non portavano la mascherina e non si lavavano le mani? Ma, se perfino a letto dormivano mascherati e durante il giorno sembravano degli orsetti lavatori, come mai si sono infettati? 
E arriviamo alla paura, quel sentimento che, quando acchiappa gli italiani, provoca loro scariche di dissenteria. Al punto che qualche super-fenomeno del nostro esecutivo di fenomeni, pensava di rendere obbligatoria la mascherina addirittura in casa propria. Così, una povera vecchia di novant'anni, che la sera se ne sta sola a rimbecillirsi davanti al “Grande Fratello”, dovrebbe farlo mascherata. Soffre di angina pectoris? Cavolacci suoi! 
Di grazia, signor super-fenomeno, quanti carabinieri ci sono in Italia, per controllare che ogni cittadino rispetti senza deflettere il dettato governativo? Fatta una botta di conti, Conte ha desistito, troppo impegnato a togliersela – lui – la mascherina, insieme alla bella fidanzata in un ristorante romano. «Io so' io e voi nun siete un cazzo», diceva il marchese del Grillo. 
Finita qui? Magari! Mettiamo che domani andiate a cena da amici: mascherina obbligatoria. Buon divertimento! Vi piace giocare a calcetto con gli amici il giovedì sera? Datevi al burraco, così state in casa. Fate sport agonistico? Probabilmente vi toccherà mascherarvi, non basta più svuotare gli stadi. Ammettiamo che Cristiano Ronaldo riesca a salire in cielo per colpire di testa anche con la mascherina sul viso (ne dubito fortemente), ma il grande nuotatore di fondo Gregorio Paltrinieri dovrà nuotare con la mascherina su naso e bocca? Ci provino i governanti nostrani, tanto loro non affondano mai. 
In attesa di sapere cosa succederà alle prime multe ai contravventori dell'obbligo delle mascherine anche all'aperto, e alla goduria della magistratura per la prevedibile montagna di ricorsi, una domandina semplice: le centinaia di naviganti che approdano prevalentemente a Lampedusa hanno tutti la mascherina, oltre alle scarpe firmate e all'I-pod sulle orecchie? Da ciò che vedo in tivù direi di no, ma i miei amici scarlatti dicono “Che c'entra?” Si sa, hanno gli occhi foderati di prosciutto da quando è morto Baffone Stalin e la loro malattia se la portano dentro endemica e incurabile: comincia con co... e finisce con ...ismo. 
A proposito di clandestini (è tale chiunque entri senza documenti in un Paese straniero, perciò non uso un termine che possa ferire certe orecchie delicate), come mai prima di imbarcarsi non chiedono un permesso di ingresso da noi, suonando il campanello dell'ambasciata italiana? E' quanto ha fatto la Spagna, dove i clandestini non entrano nemmeno se si mettono a cantare come Julio Iglesias. Bene, se gli domandano “Cosa va a fare in Italia?”, che cosa risponde il navigante africano? Che va per turismo? O a farsi mantenere dal reddito di cittadinanza? O a intraprendere una carriera da pusher? Nessun visto, naturalmente, quindi è più semplice affidarsi ai criminali che organizzano il servizio di traghetto Libia-Lampedusa, tutt'altro che contrastato dalla Marina italiana. Anzi. 
Perché? Non perché il nostro è un Paese di m...., come rispondono i più imbufaliti, ma perché siamo messi forse peggio di chi si ostina a sbarcare da noi. Loro non fuggono da nessuna guerra: noi combattiamo invece ogni giorno con chi ci governa a vantaggio di altri. Non sono nemmeno migranti economici, come si ostinano a definirli i fessacchiotti, perché il lavoro in Italia non esiste. A meno che uno non diventi deputato, portaborse o presidente dell'Inps. 
Non vengono certo ad assicurare il pagamento delle nostre pensioni, secondo la favoletta della fatina Laura Boldrini, in quanto sì e no un decimo di chi arriva si fermerà da italiano. Parte di quanto eventualmente guadagnano da un lavoro (regolare o irregolare) lo spediscono in patria. Finito il lavoro, loro stessi torneranno indietro, incassando in Libia, nel Mali o in Zaire pensioni che al loro Paese si sognerebbero. Altroché pagare le pensioni a noi! Prima di questo futuro fiabesco, siamo noi a mantenere loro. 
Sono razzista? Niente affatto, secondo il senso che si usa dare alla maledetta definizione. Una sociologa progressista americana, Robin Di Angelo, ha scritto un best seller, “La fragilità bianca”, nel quale sostiene che “le razze, come costrutti sociali, hanno un peso enorme e informano ogni aspetto delle nostre vite. La razza condiziona la nostra sopravvivenza alla nascita, il nostro luogo di residenza, le scuole.” 
Razza? Ma come osa! Ammette l'esistenza di pigmentazioni e Dna differenti. La polizia scientifica americana, quando raccoglie impronte e reperti sulla scena di un crimine, referta: «Uomo di razza caucasica, biondo...» oppure «Donna di razza nera, circa 30 anni...». La specie uomo si differenzia in razze, come la specie cane: e non c'è un bel niente di ingiurioso, se non per i benpensanti ignoranti. Esistono differenti modi di stare al mondo, ma la sociologa si spinge ben oltre, non pensiate a una pseudoprogressista ricreduta. Secondo lei, il bianco è razzista in quanto bianco, tutti i bianchi perpetrano il razzismo. La soluzione, per essere più “buoni”? Smettere di essere bianchi, riconoscere la propria natura di “cattivi” ed emendarsi, passando il potere ai neri. 
Semplice, vero? In Sudafrica l'hanno fatto, in nome di un mandelismo estremizzato, e stanno decisamente peggio di prima. Comunque, mezzo secolo fa Nino Ferrer – biondissimo – cantava “Vorrei la pelle nera” ed ebbe un clamoroso successo. Per épater les bourgeos e far palpitare i cuoricini delle lettrici di Michele Serra e Michela Murgia tutto fa brodo. Anni di politicamente corretto hanno portato a questo odio di sé, al ribaltamento dei valori, all'autopunizione per colpe mai commesse, se non quella di esistere. 
Un esempio? D'ora in avanti i film candidati all'Oscar dovranno concedere spazio alle minoranze. Quali? “Razziali”? Allora esistono le razze? Sessuali? Queste esistono, almeno tre o quattro. Ma, poniamo che un redivivo Sergio Leone decida di girare “Il buono, il brutto e il cattivo”. Non c'è nemmeno mezza donna, mezzo gay, mezzo negro (lo definisco esattamente come loro fanno di sé stessi). Come la metteremmo? E “Fuga da Alcatraz”? “Il giorno più lungo”? “La battaglia dei giganti”? C'erano minoranze in “Amarcord” di Fellini? Sì, i romagnoli che avrebbero mandato a quel paese (eufemismo) i sostenitori di certe bestialità. 
Saranno richieste anche in letteratura, non dubitate, così Dante Alighieri potremo metterlo al rogo proprio nel settimo centenario della morte, l'anno prossimo, e vedrete se qualche emerito deficiente non dirà che detestava Bonifacio VIII, i simoniaci, ma anche i maomettani e i sodomiti, come si chiamavano a quei tempi. Era un genio quasi ultraterreno, ma nemmeno lui avrebbe potuto prevedere che, sette secoli più tardi, saremmo precipitati in tali abissi di imbecillità. 
D'altronde, cosa aspettarsi, quando un pontefice redige un'enciclica che sembra il manifesto dell'esproprio proletario? I ricchi devono dare ai poveri, ammonisce. Caro signor Bergoglio, lei si è forse impoverito a causa delle manovre finanziarie di certi suoi cardinali? Se non è così, provveda per primo: il patrimonio della Chiesa è enorme, no? E poi, qual è la soglia della povertà? Per un semianalfabeta solitario e anziano che vive in Aspromonte potrebbe essere sui cinque o seicento euro, ma per un milanese quarantenne con tre figli potrebbe essere oltre i 2.500. E si è posto una domanda? Un uomo, soltanto perché ha dei soldi da parte, li ha forse rubati? Sicuro che lui sia stato fortunato e non, che invece, la fortuna se la sia costruita? Un fannullone mantenuto, semmai dal reddito di cittadinanza, non è per caso un debitore maggiore verso il prossimo? La retribuzione quasi triplicata di Pasquale Tridico crede forse che andrà in beneficenza? Infine, cosa le fa supporre che una persona, solamente perché indigente, sia migliore di una onestamente benestante? Queste sono posizioni da peronista descamisado, non a caso ammirato da simpatici dittatorelli sudamericani nei quali si riconosce anche un genio del pensiero come Alessandro Di Battista. 
Possiamo solo immaginare quanto siano rimasti male i globalisti catastrofisti quando l'adolescente Greta Tunberg è stata deprivata del Nobel per la pace, oltretutto a vantaggio di un trumpiano di ferro come David Bealey del World Food Programme, che per conto dell'Onu porta aiuti alimentari direttamente nei Paesi poveri colpiti da guerre e carestie. Direttamente, capito? Non pretende di portare in Italia tutta l'Africa, ma chi lo sottolinea? L'adolescente con le treccine, invece, era in cora per il Nobel, come le scienziate americana e francese che hanno vinto quello per la chimica, ma per ricerche serissime, non certo per baggianate da gretini. 
Noi, invece, siamo stati trasformati nella discarica dell'Unione Europea, che non ci fa pagare più di tanto i nostri peccati da cicale sciupone, imponendoci una corvée che pagheranno i figli dei figli dei nostri figli. Questo gioco al massacro ha sceneggiatori, registi, attori e comparse, e un produttore potentissimo che si chiama Globalismo. 
L'Italia è troppo importante per chi finge di volerci tanto bene e intanto ci fa a pezzi. Ci hanno piazzato sul groppone un emerito sconosciuto di avvocato pugliese, capace di piroette rivoltanti, il quale ha oggi poteri di poco inferiori a quelli che deteneva Mussolini Mascellone. Ma tutti zitti, vero? Lo scopo è il benessere e il futuro degli italiani, vero? La difesa del nostro lavoro e delle nostre pensioni, vero? Le poltrone d'oro non c'entrano, cosa andate a pensare, italiani? La prossima scadenza è il 2022, quando sarà eletto il nuovo presidente della Repubblica, mentre quella del 2023 delle elezioni politiche potrebbe avere lo stesso valore di un torneo di bocce. 
Italiani, emigriamo. Semmai con un gommone: meno rischioso, meno avvilente che continuare a vivere all'inferno. Attenti, però, occhiuti guardiani del conformismo, perché chi finisce di tremare comincia subito a minacciare, diceva Esopo. Come dite? Che raccontava favole? Perché, voi cosa ci raccontate?

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