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La pandemia accelera e si fa pressante l’impegno rivolto a uno “sviluppo sostenibile”

I fattori di rischio? L’incognita sui tempi della ripresa, l’incertezza nelle elezioni degli Stati Uniti, la Brexit e le crisi geopolitiche. Parallelamente, grazie al denaro a basso costo, i Governi potranno finanziare adeguatamente la ripresa della crescita e degli scambi commerciali


12/10/2020

di Giambattista Pepi


Negli ultimi sei mesi i mercati finanziari hanno registrato rendimenti straordinari. E questo è avvenuto mentre gran parte dei Paesi venivano fatti cadere artificialmente in recessione dalle autorità politiche nel tentativo - in gran parte dei casi riuscito - di tutelare la salute pubblica, rallentando la diffusione del virus Sars-Cov-2, responsabile del Covid-19, e quindi dell’aumento dei ricoveri ospedalieri e delle vittime. 
Durante le forti restrizioni o limitazioni imposte alle persone in quasi tutto il mondo, abbiamo dovuto rinunciare a svolgere le consuete attività che altrimenti avremmo svolto in tempi “normali”: viaggiare, lavorare in presenza, andare a scuola o all’università, cenare o pranzare nei ristoranti, andare al cinema o al teatro, partecipare a eventi sociali, fare sport. 
Gli sforzi per eliminare o arginare l’espansione del virus - sostengono gli esperti - continueranno per un po’ di tempo, gravando sulle prospettive degli investimenti delle imprese e dei consumi delle famiglie, e dunque di una solerte e robusta ripresa economica, almeno finché non sarà disponibile un vaccino sicuro ed efficace. 
Quel che oggi è reso evidente da quanto sta accadendo, è che, così come la crisi del clima, la pandemia ha reso ancora più impellente e indifferibile l’impegno per un futuro maggiormente sostenibile. Questo riguarda ogni aspetto delle nostre vite: lavoro, divertimenti, alimentazione, educazione e investimenti. 
Il Covid-19 ha acceso i riflettori sugli investimenti compatibili con l’ambiente (ESG). Il fattore sociale riconosce l’importanza per le aziende di adattarsi a un nuovo modo di lavorare, di prendersi cura del benessere dei propri collaboratori e di interagire con i clienti e con la società in generale, in una realtà caratterizzata da maggiore ansia e incertezza. È un fattore che resterà sotto i riflettori, poiché sono sempre di più gli investitori che non vogliono trascurare l’aspetto sociale nei loro investimenti. Diventeranno sempre più rilevanti il modo in cui le imprese misurano il grado di soddisfazione dei loro dipendenti, la loro capacità di trasmettere la solidità dell’azienda a fronte dell’incremento del lavoro da remoto, nonché il modo in cui le società hanno interagito con i Governi, per esempio nelle varie forme di cassa integrazione e di sussidio.
Gli investitori valuteranno la reazione delle aziende in termini di riduzione dei viaggi di lavoro e di ottimizzazione delle catene di distribuzione. 
È abbastanza sorprendente la rapidità con cui la transizione dal carbone sta influenzando le strategie aziendali attraverso la necessità di divulgare i dati sulle emissioni, di centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima e utilizzare il prezzo del carbonio come strumento per riflettere in modo adeguato i meccanismi economici della propria attività.  
La capacità di dimostrare in che modo il Covid-19 ha accelerato la transizione dal carbonio sarà un elemento importante nelle discussioni tra dirigenti d’azienda e investitori.  
Bisogna considerare i rischi reali per gli investitori sul fronte della sostenibilità, nonché quello che il valore economico di alcune risorse diminuisca con il tempo, in qualche caso abbastanza rapidamente. Pensiamo per esempio ai carburanti fossili. 
La regolamentazione, le imposte, le preferenze di consumatori e investitori faranno aumentare i costi e ridurre, con il tempo, la domanda di carburanti fossili. Quando l’estrazione di petrolio e carbone diventerà troppo costosa, queste risorse perderanno il loro valore e resteranno inutilizzate. Il debito e il capitale azionario raccolto a fronte del valore storico di queste risorse perderanno anch’essi valore. Se ciò accadesse rapidamente e senza fattori di contenimento, gli investitori subirebbero delle perdite. 
Le restrizioni imposte di recente nel Regno Unito e in altri Paesi come Spagna, Israele, Canada, evidenziano ancora una volta i fattori di vulnerabilità dei settori viaggi, divertimenti e hospitality, che si sommano ai problemi dei negozi fisici e degli immobili commerciali. 
Stiamo assistendo alla perdita di posti di lavoro in questi settori, che hanno bisogno di sostegno da parte del Governo o di drastici interventi di bilancio per restare a galla. Qualcuno non ce la farà. Sia che si tratti di grandi aziende (molte compagnie aeree rischiano il fallimento e per evitarlo attendono sussidi dai Governi, come ad esempio quelle degli Stati Uniti, e stanno per licenziare decine di migliaia di dipendenti) o di piccole imprese, ci saranno perdite di capitale e di posti di lavoro che graveranno sugli azionisti, sugli obbligazionisti o sugli istituti di credito. Tali tendenze non si sono ancora concretizzate del tutto e col tempo emergeranno nuove sfide per il settore dell’energia, per alcune componenti del mercato immobiliare oltre che per viaggi, alberghi e ristoranti. 
Nel settore dell’energia, il percorso verso un futuro più sostenibile appare più evidente. Il passaggio verso un’economia a basse emissioni di carbonio è già in corso. Si farà più complesso, ma i flussi di investimento e le nuove tecnologie, insieme con una leadership forte da parte dei Governi, interverranno in aiuto. 
Per alcuni segmenti economici che sono stati duramente colpiti dal Covid-19 non sarà facile. Certo, vorremo sempre viaggiare, cenare al ristorante, fare shopping in centro, assistere a un evento sportivo, visitare una mostra o andare in vacanza. In che modo torneremo a queste attività in futuro? Qualche fornitore non sopravvivrà, si registreranno perdite di capitale.  
Gli aiuti dei Governi saranno cruciali in questo senso, e la prossima fase degli stimoli dovrebbe concentrarsi non solo sull’economia verde ma anche sulle attività importanti dal punto di vista economico e sociale. 
Cosa succederebbe se dovessimo convivere con la minaccia di una pandemia virale? La salute è un aspetto indispensabile per far ripartire queste attività e mantenerle in modo sostenibile in futuro. La ricerca e lo sviluppo di un vaccino e di una cura per questa o altre malattie sono decisivi. I settori sanitario e farmaceutico restano un comparto interessante e potenzialmente remunerativo in cui investire. Gli utili del settore sanitario sono meno volatili rispetto ad altri settori più ciclici, e il potenziale di crescita è assai robusto, non da ultimo poiché il potere di determinazione dei prezzi verosimilmente resterà solido anche a fronte dei tentativi della politica di ridurre il prezzo dei farmaci. 
In questo momento, i consumatori sono ancora preoccupati per il rischio sanitario, dunque non viaggiano, non si possono incontrare come prima e acquistano prevalentemente online. 
Un modello sostenibile per molti settori in futuro comporterà il conseguimento dell’equilibrio ottimale tra engagement fisico e digitale, nell’assistenza dei clienti e nella capacità di soddisfare standard più rigorosi. 
Non crediamo sia possibile descrivere la ripresa economica attraverso una forma soltanto. Alcune attività hanno recuperato velocemente, altre non recupereranno mai. 
Allo stesso modo crediamo che le prospettive dei mercati azionari siano complesse e dipendano da una serie di sviluppi economici, politici, settoriali e specifici delle singole imprese. Con il tempo, le imprese con un profilo ambientale e sociale sostenibile, che incorporano la sostenibilità nei loro prodotti e servizi, saranno quelle che sopravvivranno e prospereranno. 
La crisi del clima e del Covid-19 stanno accelerando questa presa di consapevolezza, nonché la risposta degli investitori attraverso tecniche di investimento più responsabili. I dati e la trasparenza sono fondamentali ma non sufficienti. È altrettanto importante instaurare un dialogo con le aziende per comprenderne i business model e il modo in cui si stanno adattando a condizioni di mercato in evoluzione. 
Per i gestori patrimoniali sarà importante saper comunicare gli obiettivi di sostenibilità unitamente all’ottimizzazione dell’allocazione degli asset finanziari (azioni, obbligazioni, fondi e così via) sulla base di un flusso di dati sempre più ampio, al fine di indirizzare i capitali verso rendimenti e un futuro migliori. 
Dobbiamo sperare che nei prossimi sei mesi si facciano effettivi progressi sul fronte del Covid-19. La performance del mercato da marzo è stata assolutamente sorprendente, in qualche caso i mercati azionari sono saliti del 60% rispetto ai minimi. 
Con l’arrivo dell’autunno nell’emisfero settentrionale, i rendimenti stanno però diminuendo e gli investitori si concentrano maggiormente sui rischi: una battuta d’arresto della ripresa, l’incertezza sulle elezioni negli Stati Uniti, la Brexit e i rischi geopolitici. 
In questo scenario, la politica monetaria delle Banche centrali continuerà a sostenere i mercati. Questo significa che, in caso di una loro battuta d’arresto, ci saranno investitori che vorranno ricostruire un’esposizione sugli strumenti in crescita. 
Alcune cose sono cambiate per sempre, tuttavia permane il desiderio dell’uomo di ricostruire, di ricominciare, di investire in un futuro più sostenibile. I tassi di interesse resteranno stabili a lungo, per cui i Governi saranno in grado di sfruttare il basso costo del denaro per finanziare i piani di recupero e la ripresa della crescita e degli scambi commerciali: il 2021 potrebbe prospettarsi un anno migliore.


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