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La guerra al made in Italy a tavola si può combattere anche a colpi di... etichette

Ideato da un gruppo di ricercatori francesi un meccanismo che penalizza il nostro agroalimentare. Per ora attivo solo in alcuni Paesi


13/01/2020

di Artemisia


La battaglia commerciale sui prodotti alimentari si combatte anche a colpi di etichette. Un gruppo di ricercatori universitari francesi, ha sviluppato un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari, detto Nutri-Score che dà un punteggio calcolato su 100 grammi. Questo meccanismo che i competitor dell’agroalimentare italiano vorrebbero fosse adottato in tutta Europa (ora è presente solo in alcuni Paesi) risulta penalizzante per l’Italia. Il sistema utilizza due scale correlate per classificare la qualità dei prodotti: una cromatica divisa in cinque gradazioni dal verde al rosso e una alfabetica con lettere che vanno dalla A alla E. I prodotti vengono suddivisi in cinque categorie e il punteggio è determinato in base ai nutrienti che contengono. Fibre, proteine, frutta e verdura rientrano tra gli ingredienti “buoni” e possono determinare un punteggio positivo. Altri ingredienti come grassi saturi, zucchero e sodio potrebbero invece influire negativamente se utilizzati a livelli elevati. Secondo Salvini, che su questo ha lanciato un’altra battaglia, questo tipo di classificazione potrebbe danneggiare alcuni prodotti del made in Italy venduti in tutto il mondo come il pecorino romano, il gorgonzola o il prosciutto crudo. 
La Nestlé ha adottato questo tipo di bollinatura scatenando le prime polemiche in Italia, con Coldiretti e Codacons che hanno accusato come "ingannevole e sbagliata" questa etichetta. Secondo le due associazioni il sistema è una semplificazione estrema che potrebbe danneggiare alcuni prodotti, macchiandoli come nocivi a prescindere dalle quantità consumate. 
Ma in risposta al Nutri-Score, l’Italia sta per varare l’etichetta “a batteria”, un sistema di indicazioni nutrizionali che invece dei 100 grammi prendono in considerazione la porzione. Il decreto ministeriale, che investe ben tre ministeri Salute, Agricoltura e Sviluppo economico, è praticamente pronto. 
L’etichetta a batteria, che è comunque facoltativa come il Nutri-score, è frutto di un percorso iniziato a novembre del 2017 quando il Tavolo Agroalimentare ritenne necessaria l’elaborazione di una proposta italiana. 
Venne poi costituito un gruppo di lavoro che oltre ai rappresentanti istituzionali dei ministeri coinvolse le associazioni imprenditoriali della filiera agroalimentare, dalla produzione alla trasformazione e alla distribuzione. A giugno del 2018 la proposta è stata inviata alla Commissione Ue dopo una prima fase di sperimentazione che nel 2019 ha visto una seconda sperimentazione con una platea ampliata di consumatori. A tal fine ad aprile 2019 è stato firmato un protocollo d’intesa tra i ministeri coinvolti, l’Istituto Superiore di Sanità e il Crea. 
Questo tipo di etichetta dovrebbe tutelare i prodotti italiani e al tempo stesso aiutare i consumatori ad una sorretta alimentazione. Il Nutriscore infatti dà un giudizio categorico colorimetrico che prescinde dall’educazione alimentare di chi si siede a tavola.

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