Punto & Virgola

La grande congiunzione sociale del 2020


01/03/2021

di Andrea di Furia

Il 2020 è certo stato un anno in cui passato e futuro sociale umano si sono presi a braccetto. In questa grande congiunzione la memoria di un passato pieno di ideali culturali, politici ed economici si è ripresentata con una forza particolarmente attraente, nel senso centripeto del termine, per quanto ci si prospetta come possibile futuro: migliore o peggiore? Lo si vedrà in base alla realtà e alle scelte del presente.

Pensiamo, ad esempio, alla morte di George Perry Floyd, avvenuta il 25 maggio 2020 nella città di Minneapolis, in Minnesota. La morte seguì al suo arresto da parte di quattro agenti di polizia, chiamati da un negoziante. Il filmato dell'arresto, in cui l'agente di polizia Derek Chauvin schiaccia a terra Floyd tenendo per molti minuti il suo ginocchio sul collo mentre lui rantola: “…non respiro …non respiro”, ha fatto il giro del mondo.

A fronte di questo evento e delle rivolte di Minneapolis, negli USA è nato il movimento Black Lives Matter (le vite dei Neri contano) che ci riporta indietro di 60 anni nella memoria storica: quando è nato un altro simile movimento in reazione ad una situazione di disagio e involuzione sociale che tutt’ora perdura.

Chi non ricorda Martin Luther King e la sua lotta contro il razzismo e la segregazione razziale? Martin L. King incontrò John F. Kennedy il 23 giugno del 1960. In quell’occasione gli obiettò che nel 1957 si era espresso contro una legge importante per i diritti elettorali degli afroamericani, ma Kennedy lo rassicurò affermando che riteneva fondamentale la questione del diritto al voto: da sempre era favorevole ai diritti civili, e ora la pensava in maniera opposta al passato.

Allora le azioni di entrambi (la liberazione di Martin Luther dal carcere su pressioni dei Kennedy, e l’elezione di John Fitzgerald grazie al voto plebiscitario dei neri d’America) hanno portato a un futuro nettamente migliore rispetto a quello dell’epoca. La scelta dei due “mister K”, e della Società americana che ne seguì gli ideali, causarono una fortissima sconfitta ai sostenitori delle tre “K” (Ku Klux Klan): a quel razzismo bianco che comunque cova ancora tra le ceneri, come dimostrano i fatti del 2020.

Torna prepotente alla memoria la questione razziale negli USA: dimostrando di non essere ancora risolta nonostante il messaggio tranquillizzante di un Barak Obama alla Casa Bianca. Come inquadrare il fenomeno? Facciamolo insieme valendoci dei concetti e delle leggi “strutturali” che in questa rubrica dovrebbero essere diventati, ai lettori, familiari.

Partiamo dalla legge di Gravità sociale: per essa un concetto sociale trapassa da una dimensione sociale all’altra, e in questo slittamento laterale (es. dalla dimensione culturale a quella politica e poi a quella economica) esprime le sue degenerazioni in piena sintonia con la dimensione di volta in volta attraversata.

Il passaggio espresso sopra, che si svolge nella sfera spazio-temporale sociale, è determinato da una parte da una seconda legge strutturale sociale: la legge di Evoluzione e Involuzione sociale.

Per essere precisi è determinato dalla sua prima “dinamica espansiva”, che vede fuoriuscire dalla dimensione culturale prima quella politica e poi quella economica – mentre la sua seconda “dinamica contrattiva” vede l’avvitarsi nella dimensione economica, per progressivo fagocitamento, delle altre due.

Infine, dall’altra, è determinato da una terza legge sociale: la legge dell’Unitarietà delle 3 dimensioni sociali, per il fatto che le tre dimensioni sociali oggi vivono in un sistema che, non prevedendo barriere per “separale” dal punto di vista funzionale, le mescola vorticosamente in modo che problemi, situazioni ed eventi riferibili a dimensioni diverse convivano ingarbugliati in uno spazio sociale sempre più indistintamente gordiano, mentre la percezione dimensionale loro specifica sfuma in una nebbia caotica e confusa.


Ora, in base alle tre leggi strutturali sociali il fenomeno del razzismo è molto più chiaro e affrontabile, e senza queste linee guida strutturali appare confuso e inafferrabile. Vediamolo insieme.

Dall’originario punto di vista culturale, il razzismo è visto come un fenomeno “di pelle”, di etnìa, di sangue. Molti studiosi attuali parlando di razzismo spesso utilizzando la parola “pregiudizio”, come a sottintendere che questo fenomeno riguardi solo la “percezione” delle persone rispetto alla diversità del colore della pelle.

Però la dinamica espansiva sopraricordata fa slittare il concetto di razzismo: prima dalla dimensione culturale nella dimensione politica. E qui non è più questione di pelle, di colore della pelle: diventa infatti questione di colore ideologico, di potere o meno usufruire dei diritti civili e politici attribuiti alla popolazione dominante.

E poi questa dinamica espansiva, che fa uscir fuori il concetto di razzismo dalla dimensione politica, si spinge al suo confine sociale: la dimensione economica. E, sostando qui, il razzismo si esprime secondo le salienti caratteristiche utilitaristiche di questa dimensione: qui non conta più il colore della pelle o il colore dell’ideologia, conta solo il colore dei soldi. Se hai i soldi puoi avere il colore della pelle che più ti piace, votare per chi vuoi e fare quello che vuoi: difficilmente ti troverai con un fastidioso ginocchio sul collo.

Fermiamoci un momento prima di proseguire. In questo slittamento laterale degenerativo - dove il razzismo non viene superato, bensì metabolizzato e metamofosato secondo i diversi caratteri specifici delle tre dimensioni sociali; in un senso sempre più amaro per la dignità dell’uomo moderno e sempre più difficile da sradicare – possiamo cogliere l’evoluzione degli Stati Uniti d’America rispetto a questo scottante tema sociale.

Cogliamola storicamente dalle sue origini a oggi: prima troviamo gli USA originari, mèta della tratta degli schiavi africani (davvero “usa” e getta) e del loro lungo percorso di adattamento culturale; poi seguono gli USA di Martin Luther King e di John Fitzgerald Kennedy e la loro difficile, faticosa conquista dei diritti civili e politici; infine troviamo gli USA di George Perry Floyd e del movimento Black Lives Matter, con il compito ancor più arduo di superare l’attuale degenerato razzismo economico.

Gli studiosi del razzismo, come vedremo, se vogliono superare le posizioni di chi ne fa un “pregiudizio percettivo”, di pelle, sono inconsapevolmente orientati dalla terza legge sociale (la legge dell’Unitarietà delle 3 dimensioni sociali) che contestualizza il fenomeno temporale in una specie di piatto, unidimensionale presente.

Cosa dicono infatti? Traiamo due estratti dall’intervista sull’Eco di Bergamo del 19 giugno 2020 di Luca Roncoroni a Pietro Bianchi, docente di Critical Theory presso la University of Florida, che recentemente ha scritto l’articolo “Critica della ragione suprematista bianca” su dinamopress.it.

Luca Roncoroni: «Nel tuo articolo elenchi una serie impressionante di dati che restituiscono una situazione dove il razzismo è qualcosa di strutturale nella società americana. Il problema, quindi, non sono le proverbiali “mele marce”, ma qualcosa di più profondo e radicato».

Pietro Bianchi: «Ci sono molti dati che mostrano come negli Stati Uniti la questione razziale sia in realtà un aspetto direttamente sociale, cioè come un gruppo etnico sia vittima di forme di disuguaglianza plateali. Un libro di Bruno Cartosio uscito in questi giorni per Derive e Approdi (Dollari e No. Gli Stati Uniti dopo la fine del secolo americano, ndr) mette in luce, ad esempio, come nella città di Chicago, passando dai quartieri a predominanza nera a quelli bianchi vi sia un gap in termini di aspettativa di vita di quasi vent’anni. Altri dati fondamentali sono quelli relativi alle carceri, dove la comunità afroamericana è rappresentata con numeri assolutamente sproporzionati rispetto a qualsiasi altro gruppo sociale. Oppure la media degli stipendi: una famiglia nera ha un income annuale medio di circa 40mila dollari, mentre una bianca arriva a circa 68mila. C’è anche la segregazione abitativa, sostanzialmente legalizzata fino agli anni ’60: nei quartieri neri le banche potevano condurre politiche discriminatorie per i mutui intestati a persone di colore. Questa cosa è stata poi resa illegale “di facciata”, ma in realtà la segregazione abitativa è continuata e ci sono studi che dicono che ancora oggi sia la stessa che c’era all’inizio del ventesimo secolo. L’insieme di questi dispositivi politici ed economici fanno sì che ancora oggi nascere nero negli Stati Uniti significhi andare incontro a una serie di discriminazioni culturali ma soprattutto economiche e politiche».

Ai tempi nostri l’esposizione mediatica della protesta di molte personalità dello sport e della musica è stata una cassa di risonanza notevole, ma questo non è sufficiente a sciogliere il nodo gordiano di discriminazioni al contempo “culturali, economiche e politiche” che si sono incancrenite da quasi tre secoli di malsano sistema sociale unidimensionale negli USA.

Sistema antisociale, in realtà, che possiamo visualizzare come una discarica sociale dell’indifferenziata a cielo aperto dove si accumulano costantemente rifiuti sociali vari, come quello della triplice discriminazione dei Neri d’America, che nel tempo vanno producendosi.

Luca Roncoroni: «Il movimento di queste settimane manifesta la consapevolezza di come per cambiare i problemi strutturali della società americana non basti un riconoscimento simbolico. Non bastano i Grammy e non basta nemmeno un presidente afroamericano».

Pietro Bianchi: «Non è possibile mettere in discussione il razzismo della società americana senza metterne in discussione i presupposti socialmente diseguali. Questo movimento sta riflettendo su come debbano essere messi in discussione proprio questi presupposti».


E qui torniamo alla "chiave" necessaria per risolvere il problema delle sostanziali “discriminazioni culturali ma soprattutto economiche e politiche”. Chiave che ingenuamente tutti vorrebbero utilizzare, ma senza prima risolvere la “formale” modifica strutturale del sistema: da unidimensionale a tridimensionale.

Prendiamo il primo caso: il sistema unidimensionale USA è a predominio economico. Lo caratterizziamo come Società gassosa e ne osserviamo il contenitore unico Mercato visualizzandolo come un cassonetto della spazzatura sociale indifferenziata in cui si accumulano indiscriminatamente rifiuti sociali tridimensionali come quello delle “discriminazioni culturali ma soprattutto economiche e politiche”.

Nel cassonetto Mercato, come puoi pensare di risolvere problematiche culturali? come puoi pensare di risolvere problematiche politiche? Non puoi! Storicamente tutti coloro che ci hanno provato hanno fallito: ai tempi del proletariato, ai tempi dell’automazione, ai tempi nostri della tecnoscienza informatico-manipolativa.

Potremmo allora affrontare i problemi “economici” nel Mercato? Teoricamente sì, perché nelle teorie non si sta con i piedi sociali ben piantati in terra. Ma nella realtà concreta non puoi! Perché è impossibile “separare” i problemi economici dai problemi politici e culturali: i quali inseriscono variabili impreviste che impediscono i risultati attesi.

E la stessa deludente situazione la affrontiamo nei sistemi sociali unidimensionali dove il cassonetto dell’indifferenziata sociale (invece che il Mercato) è o lo Stato, o la Scuola (o la Chiesa nei Paesi religiosi)

Prendiamo ora il secondo caso: il sistema sociale “tridimensionale”: lo caratterizziamo come Società calorica e ne osserviamo i tre contenitori separati (Mercato, Stato, Scuola) visualizzandoli come tre cassonetti per la raccolta differenziata della spazzatura sociale in cui si accumulano i rifiuti sociali, ma per "separati" per specifica funzione dimensionale: i rifiuti culturali nel cassonetto Scuola (Chiesa nei Paesi religiosi); i rifiuti politici nel cassonetto Stato; i rifiuti economici nel cassonetto Mercato.

Se adesso nella Società calorica, se nel sistema sociale tridimensionale, vogliamo affrontare il tema delle “discriminazioni culturali ma soprattutto economiche e politiche”... le prospettive cambiano nettamente. Se, come nel primo caso vuoi affrontare i problemi “economici” puoi farlo nel cassonetto dedicato Mercato: e soprattutto senza l’immediato disturbo preventivo dei problemi politici e culturali. Questi ultimi infatti giacciono raccolti separatamente nei rispettivi cassonetti Stato e Scuola.

Nella Società calorica tridimensionale i rifiuti sociali non agiscono più all’interno dello stesso cassonetto dell’indifferenziata! Quindi non è più possibile né il “fuoco amico politico-culturale”, per accoltellare alle spalle chi tenta un risanamento economico, né è più possibile portare in questo cassonetto in modo immediato e preventivo i propri “interessi e obiettivi culturali e/o politici.

E questa situazione, che permette maggiori margini di manovra e supera ostacoli sociali altrimenti insuperabili, non è elitaria ma vale anche per le altre due dimensioni sociali. Risolvere problemi politici nel cassonetto Stato diventa più agevole quando i rifiuti sociali economici sono raccolti nel cassonetto Mercato e i rifiuti culturali sono raccolti nel loro specifico cassonetto Scuola. Così come risolvere problemi culturali nel cassonetto Scuola diventa più agevole quando i rifiuti sociali economici sono raccolti nel cassonetto Mercato e i rifiuti politici sono raccolti nel loro specifico cassonetto Stato.

I riformatori potranno così armonizzare le loro iniziative economiche ed evitare le unilateralità immancabili, estraendo/riciclando dagli altri due contenitori (Stato e Scuola) ciò che serve per una soluzione più equilibrata e sana. Cosa impossibile nel malsano sistema strutturato a cassonetto unico dell’indifferenziata. Impossibilità che la Storia lo insegna continuamente! Anche a chi - lamentandosi degli altri e non osservando la propria mancanza di comprensine consapevole del sociale - afferma che dalla Storia non s’impara mai.

Oggi con l’emergenza sanitaria in atto, se non ci fermiamo solo all’incapacità dei Governi fin qui mostrata, possiamo ancora una volta verificare al di là di ogni ragionevole dubbio come al problema sanitario-culturale si pongano di ostacolo sia elementi politici sia elementi economici a causa della loro coesistenza nello stesso cassonetto dell’indifferenziata che in Italia, ancora per poco adesso che ha messo Draghi nel motore, è lo Stato.

Verifica che dovrebbe consigliare i vari Partiti a scegliere consapevolmente la strada della Società calorica tridimensionale - del sistema che fa la raccolta differenziata del sociale politico, economico e culturale – e non solo quella di giustificarsi attraverso mascherine, terrore mediatico e isterici lockdown alla “pene di segugio”; non quella di pietire le briciole per sopravvivere (senza mutare pelle) che cadono dal tavolo del ricco Draghi-Epulone.

L’anno 2020 ha creato, in un certo senso grazie al Cov-Sars-2, una grande congiunzione sociale in cui il possibile futuro (migliore o peggiore) sarà determinato dalle scelte consapevoli fatte, nel presente e sull’intero Pianeta, da parte di Società umane che, avendo coscienza del loro passato, possano ritrovare vivente il senso della loro specifica missione sulla Terra.

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