Cultura

La gente scompare tutti i giorni. Ma non è così facile scomparire sul serio

Debutta sui nostri scaffali l’americana Julie Clark “riflettendo” su quanto sia complesso, senza lasciare tracce, rifarsi un’esistenza 


29/03/2021

di Valentina Zirpoli


Una tematica nuova, ma non nuovissima, per una storia dai molti aspetti originali, che viaggia - ammettiamolo - per conto suo. Una storia che si dipana su un doppio binario a fronte di un avanti e indietro comunque abbastanza facile da seguire. Una vicenda legata a due donne molto diverse, sole e spaventate, che hanno entrambe un disperato bisogno di fuggire dalle loro vite e hanno fatto chissà quante ricerche per pianificare una credibile uscita di scena. Perché, come nel nostro caso, il vissuto dell’altra metà del cielo è spesso un corollario di abusi e di soprusi. 
A farsi carico di questa vicenda è la californiana Julie Clark che, dopo essersi laureata e aver trovato un lavoro impiegatizio presso l’università di Berkeley, sarebbe approdata all’insegnamento in quel di Santa Monica e, in parallelo, alla scrittura. Dando alle stampe nel 2018 The Ones We Choose (Gallery Books) seguìto, nel giugno dello scorso anno, dal bestseller The Last Flight, da poco approdato nelle nostre librerie, per i tipi della Astoria, come L’ultimo volo (pagg. 370, euro 19,80, traduzione di Valentina Ricci). 
Un giallo senza spargimento di sangue incentrato su un inquietante interrogativo: sino a che punto puoi spingerti per salvarti la vita? A tenere la scena è Claire, una donna che sembra avere una vita ideale: una bella casa a Manhattan, un marito - politico in carriera e rampollo di una ricca dinastia - inizialmente divertente, amorevole e premuroso. Ma dietro le iniziali idilliache apparenze (e questo è il rovescio della medaglia) si nasconde un tipo violento, sospettoso e senza scrupoli. 
Claire inizia così a progettare una via d’uscita, e l’incontro casuale nel bar dell’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York con Eva, anche lei impegolata in una situazione complicata (ovvero con l’uomo incontrato quando lavorava, a fronte di una borsa di studio, nel college di Berkeley, fra l’altro implicato in un giro di droga, anche se a pagarne lo scotto alla fine sarà soltanto lei), le serve l’occasione su un piatto d’argento: le due si scambiano così i biglietti aerei, destinazioni Oakland e Portorico, nonché i passaporti e quindi le identità. 
Un passaggio di… identità che trova spiegazione, nei ringraziamenti finali, nell’apporto che è stato dato alla nostra autrice dall’amico di vecchia data Todd Kusserow, il quale le ha chiarito come funzionano le indagini federali sugli stupefacenti, i telefoni usa e getta, nonché come una persona possa procurarsi documenti di identità falsi praticamente perfetti. Mentre un altro sentito grazie, oltre a quello riservato ai suoi due figli Alex e Ben che “continuano a ispirarla e sbalordirla”, è andato a John Ziegler, che l’ha aiutata a definire i particolari sulla possibilità di potersi scambiare i biglietti al gate
Ma torniamo al dunque. Tutto bene? No, in quanto succede ’imprevedibile, che cioè l’aereo sul quale viaggia Eva/Claire precipiti e la ragazza, di conseguenza, venga data per morta. E ora Claire ha più che mai la possibilità di “sparire” e rifarsi una nuova esistenza. Ma ben presto si renderà conto che probabilmente la vita di Eva, con il suo pericoloso passato, non è quella giusta per ricominciare da capo. Soprattutto perché il suo posto sull’aereo viene ritrovato vuoto dagli addetti al recupero dei corpi e forse la ragazza potrebbe non essere mai salita a bordo… 
Di fatto il lettore si troverà - a fronte di una scrittura agile e coinvolgente - su una specie di tortuoso ottovolante, su un percorso a ostacoli che lo trascinerà verso angolature divergenti, convinto di sapere - sbagliando - cosa in seguito la vicenda gli possa riservare. Il tutto a fronte di due figure all’apparenza vulnerabili, fragili e soprattutto credibili. Ma, come spesso succede nei gialli, l’apparenza inganna. E le bugie pure.

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