Cultura

La foto di un ragazzo morto e sotto una scritta: "Io so chi l'ha ucciso"

Dalla penna raffinata e graffiante di Tana French un thriller, geniale e terrificante, che ha mandato in visibilio persino Stephen King


24/06/2019

di Massimo Mistero


Per chi ancora non la conosce (ma saranno in pochi vista la sua maestria narrativa) Tana French si proporrà come una dirompente sorpresa: perturbante e geniale, terrificante e drammatica, cruda e al tempo stesso vera e accattivante. Una autrice capace di imbastire storie credibili e al tempo stesso impossibili, dando voce ad atmosfere violente quanto ben orchestrate, supportate da un coacervo di verità e bugie, di vita e di morte, ma anche di personaggi che lasciano il segno e che in men che non si dica finiscono per entrare nell’immaginario collettivo. 
Peraltro abbinando le caratteristiche della narrativa a stelle e strisce a quella degli autori che tengono banco nel Regno Unito. Complice, c’è da ritenere, la sua variegata estrazione di vita. Tana French è infatti negli Stati Uniti, e più precisamente a Burlington, nel Vermont, da David French ed Elena Lombardi il 10 maggio 1973, per poi crescere e vivere in diversi Paesi. A partire dall’Irlanda, dove ha studiato al Trinity College di Dublino, per poi darsi da fare come attrice professionista e voce fuori campo sia per il teatro che per il cinema. Quindi avrebbe frequentato l’Italia (con tanto di cittadinanza al seguito) e il Malawi per poi stabilirsi nel suo Paese d’origine (“Una nazione dal passato imbarazzante, capace di precipitare e risorgere”), e più precisamente a Dublino con il marito Anthony Breatna e un figlio. 
Ed è in questa città che - ispirata dalla genialità della scomparsa Josephine Tey, nom de plume di Elizabeth Mackintosh - si era messa a scrivere a tempo pieno, incassando uno strepitoso successo nel 2007 con il romanzo Nel bosco (pubblicato in Italia da Mondadori, seguito da La somiglianza e I luoghi infedeli), nel quale aveva fatto debuttare la Squadra Omicidi Dublino. Guadagnandosi peraltro, strada facendo, importanti riconoscimenti come l’Anthony Award riservato al miglior esordiente e poi l’Edgar Award (il più prestigioso premio riservato alla letteratura poliziesca), il Macavity Award e il Barry. 
 fra i quali l’Italia (con tanto di cittadinanza al seguito) e il Malawi, prima di stabilirsi nel 1990 a Dublino dove tuttora risiede. 
Insomma, mica noccioline. Non a caso a benedire il suo modo di raccontare (“Ci tengo a bilanciare ritmo e scrittura, per questo ascolto con attenzione i suggerimenti dei miei editor”) sono stati geni di settore come Stephen King (“Una prosa incandescente, la sua”) e Ian Rankin (“Un’autrice che non delude mai”), ma soprattutto a collocarla sul piedistallo dei grandi ci hanno pensato i lettori, con quasi sette milioni di copie vendute in trentun Paesi. Lei che lo scorso anno aveva cambiato casacca, approdando alla Einaudi, che aveva dato alle stampe L’intruso, pubblicato per la prima volta nel 2016 con il titolo originale di The Trespasser. Mentre ora è la volta de Il collegio (pagg. 652, euro 21,00, traduzione di Alfredo Colitto come al solito di livello), un lavoro che risale al 2014 ma che nulla ha perso in termini di interesse e di freschezza narrativa. 
Un poliziesco che si rifà, entrando nel vivo della storia, “alla foto di un ragazzo morto. Con in basso, sotto il viso pulito, le lettere ritagliate con cura da un libro che formano una scritta: Io so chi l’ha ucciso”; un lavoro anche in questo caso imbastito sulle figure dei poliziotti Antoinette Conway e Stephen Moran (alle prese con una cicatrice emotiva profonda che risale all’infanzia), entrambi al lavoro presso la Omicidi di Dublino. E se per Stephen indagare su un assassino rientra (quasi) nella normalità, per Antoinette (una tipa difficile) qualche problemino risulta legato al fatto di essere l’unica donna della squadra, oltre che una grintosa femmina di razza mista. 
E queste due componenti - maschilismo e discriminazione - hanno il loro peso. Per contro - ne abbiamo già parlato - ci troviamo di fronte a due eroi empatici e al tempo stesso imperfetti, la qual cosa li rende più credibili e vicini al lettore. Due protagonisti che viaggiano tutto sommato in sintonia, peraltro inseriti in un contesto ricco di giravolte e supportati dal giusto ritmo, dove la suspense abbraccia una intrigante filigrana che finisce per non lasciare scampo. 
Cosa succede questa volta è presto detto. Stephen Moran lavora ai Cold case con un unico obiettivo, entrare a far parte della Omicidi della polizia di Dublino come detective. Quello che gli serve è soltanto un’occasione e quando Holly Mackey si presenta nel suo ufficio, sembra che quel momento sia arrivato. Holly ha nuove informazioni sul caso di un ragazzo trovato ucciso l’anno prima nel collegio più prestigioso d’Irlanda. L’indagine, subito riaperta, viene affidata a Moran e Conway, una collega tutt’altro che facile da gestire. Gli indizi portano alla scuola di Holly e alla vita segreta delle ragazze. Ben presto Moran si troverà però invischiato in una rete di gelosie, violenze e misteri, con tutte le conseguenze immaginabili. O forse no. Leggere per sapere. Fermo restando che, nonostante la lunghezza della storia, sarà una lettura breve…

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