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L’emergenza ambientale colpirà anche il settore immobiliare?

L’obiettivo è una riduzione delle emissioni di Co2 attraverso l’utilizzo di materiali come canapa, bambù e legno


10/02/2020

di Damiano Pignalosa


Come una filastrocca che pian piano resta impressa nella nostra mente, il climate change inizia a colpire ogni settore merceologico facendo suonare sempre di più la campanella d’allarme a livello globale. Partendo dal segmento dell’automobile fino ad arrivare ad industrie e immobiliare, l’onda verde inizia a sedersi ai tavoli decisionali con l’obbiettivo di cambiare i metodi fin qui adottati per produrre ricchezza e benessere.
Una conferma di ciò arriva dal World Economic Forum di Davos 2020, dove governi e imprese di tutto il mondo si sono confrontati sui processi da mettere in atto per combattere il cambiamento climatico e tra le tematiche che il Forum ha dichiarato essere “urgenti e importanti” è emersa la necessità di trasformare le industrie per ottenere modelli di business più sostenibili.
Una delle tematiche maggiormente affrontate è quella riguardante Il futuro delle città, soprattutto in riferimento al crescente processo di urbanizzazione. Secondo i dati di Oxford Economics, entro il 2040 la popolazione mondiale crescerà del 20% superando i 9 miliardi di persone; il 65% di queste, pari a poco meno di 6 miliardi, vivranno in aree urbane. Le città con una crescita urbana più rapida dovranno affrontare grandi sfide: peggioramento ambientale, traffico, sovraffollamento, ineguaglianza sociale, prezzi e affitti delle abitazioni divenuti insostenibili, sicurezza.
Proprio per questo motivo urge pensare ad una riqualificazione delle abitazioni già esistenti e ad un utilizzo di nuovi metodi o tecnologie per costruire le case del domani che sempre di più dovranno avere delle alte prestazioni energetiche associate ad un basso impatto ambientale. Dall’utilizzo della canapa al bambù, dal legno alle tecnologie di accumulo di energia, lo sguardo verso un immobile eco sostenibile guida la mano degli operatori del settore e delle industrie.
Edifici in legno stanno nascendo ovunque e il perché è legato alla loro maggiore sostenibilità. Le produzioni di calcestruzzo e acciaio provocano elevate emissioni di gas serra. Secondo dati di Wordsteel, la produzione di 1 tonnellata di acciaio causa l’emissione di 1,85 tonnellate di CO2. Al contrario, gli alberi catturano e immagazzinano circa 1 tonnellata di anidride carbonica per metro cubo. Nella costruzione di due edifici comparabili per dimensione, si stima che la costruzione di un edificio in legno produca emissioni inferiori di circa un terzo rispetto a uno di acciaio e cemento.
Un’altra parte molto importante la fa il settore degli infissi e dell’isolamento che sempre di più vogliono e devono incidere nel far sì che ci siano sempre meno dispersioni all’interno di un’abitazione in modo da ridurre gli sprechi e l’inquinamento legato ai riscaldamenti e ai climatizzatori che ci garantiscono una temperatura interna ideale.
Insomma, le parole espresse richiamano ad una rivoluzione green, i dubbi che ancora persistono sono quelli legati alla sostenibilità e all’attuazione di tutto ciò. La strada è quella giusta ma bisogna fare attenzione a non sottovalutare tutti i particolari come sta accadendo per il settore dell’auto dove si inizia a capire che nonostante tutta la pressione mediatica effettuata sull’elettrico, forse le soluzioni sono altre, vedi l’idrogeno. Gli studi sempre più numerosi e l’apporto di nuove tecnologie potranno sicuramente apportare quella marcia in più per innescare questa nuova rivoluzione concettuale. Quello che bisogna mettersi bene in testa è che l’emergenza climatica non è soltanto una moda o un dettaglio, ma rappresenta una vera e propria necessità e va affrontata nel migliore dei modi in tempi brevi anche perché bisogna ricordare che tutto quello che “abbiamo” ci è stato dato soltanto in prestito, lasciarlo in uno stato migliore è un dovere più che un’opzione…

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