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La coesione e la cooperazione rendono l’Europa più sicura sia per imprese che per investitori

Secondo l’analista Alessandro Allegri la forte reazione post-crisi ha portato a una robusta ripresa. Ma nonostante una risposta politica senza precedenti, l’allentamento delle restrizioni sta seguendo un percorso più lento rispetto alla velocità dei lockdown. E l’impatto economico non è regolare


19/07/2021

di Giambattista Pepi


Dopo mesi in cui la narrativa dominante sui mercati finanziari è stata guidata dalla politica monetaria accomodante prima e in seguito dalla forte crescita degli utili e dal sostegno fiscale, ora il vento sta cambiando direzione. La forte e sorprendente reazione post-crisi, che ha portato alla fiammata iniziale della ripresa, è infatti ben lungi dal non avere le sue conseguenze. Del quadro macroeconomico e dei riflessi su consumatori, risparmiatori e investitori, ne abbiano parlato con Alessandro Allegri, analista, economista e amministratore delegato di Ambrosetti Am Sim (società indipendente di consulenza nel campo degli investimenti finanziari).   
 
Innanzitutto la ripresa si sta ripercuotendo sui prezzi delle materie, che sono aumentati vistosamente, sul rincaro di gas e carburanti, sui prezzi al consumo di generi alimentari. Se l’aspettava? 
Sì. Domanda e offerta che viaggiano a ritmi decisamente differenti e la mancata sincronia tra utili aziendali e livelli occupazionali si sono trasferiti prontamente in tensione sui prezzi: l’inflazione è dunque l’argomento principe nelle discussioni economiche e finanziarie.

Per anni le banche centrali con una politica monetaria accomodante hanno cercato di rianimare un’inflazione mai così bassa negli Usa come in Europa e ora, tutto a un tratto, riesplode così? 
I dati, sebbene giustificabili dalla congiuntura lockdown-riapertura, sono stati infatti ben al di sopra delle aspettative, i tassi di interesse hanno prontamente reagito e il tema della riduzione degli stimoli della politica monetaria ha iniziato a essere presente nei verbali della Fed, la Banca centrale degli Stati Uniti, e della Bce.

Non solo, ma si sono aggiunte anche le preoccupazioni e i timori che le varianti del virus possano intralciare il cammino della ripresa. 
Sì. Questi flussi di notizie stanno creando, negli ultimi mesi, un certo nervosismo tra gli operatori sebbene abbiano prodotto, finora, effetti solo di breve termine.

Anche nei mercati finanziari abbiamo assistito a una certa volatilità. 
Dopo maggio, anche nel mese di giugno e nella prima metà di luglio abbiamo visto qualche esitazione in più insinuarsi nel mercato ma senza conseguenze durature, lasciando spazio agli asset rischiosi di crescere ancora e chiudere il primo semestre dell’anno in territorio ampiamente positivo. L’azionario globale è salito del 2% portando il saldo del primo semestre oltre il +13%. Allineati nel rialzo Stati Uniti e tutti i Paesi dell’area euro con un po’di sottoperformance per Spagna, Inghilterra e Svizzera.

La spinta maggiore alla ricrescita sta giungendo a ogni modo dall’accelerazione delle vaccinazioni. 
Se da un lato i programmi di vaccinazione hanno dato ulteriore trazione ai mercati occidentali, compresa l’Europa per la quale, con l’allentamento delle restrizioni, i progressi dell’economia stanno diventando più evidenti, nei mercati emergenti asiatici e in Giappone, complice una gestione più difficile della pandemia, l’aumento delle incertezze ha frenato nettamente i progressi.

 

Cosa possiamo dire ai risparmiatori che hanno investito i loro risparmi e agli altri che potrebbero farlo? Com’è andato il primo semestre? 
La prima metà dell’anno è certamente stata caratterizzata da una forte selettività settoriale con una rotazione tematica significativa dalla quale sono riemerse le potenzialità dei temi del valore con i comparti energia (+29%) e finanziario (+19%) nettamente sovraperformanti sebbene i titoli legati alla crescita economica abbiano subito una penalizzazione solo in termini relativi confermando un clima sottostante comunque rialzista. Bene anche il comparto della tecnologia aumentato del 12%. Con alta probabilità anche nei prossimi mesi ci si dovrà destreggiare tra le forti oscillazioni delle strategie basate sullo stile in un contesto in cui tuttavia i mercati dovrebbero trovare un maggior equilibrio passando da una crescita sorprendente ad un ritmo più controllabile.

Lei lo sa che una parte dei nostri investitori ha tradizionalmente investito in obbligazioni: titoli di Stato o di società. Come vanno le cose in questo comparto
Sul fronte obbligazionario i rendimenti si sono stabilizzati dopo il brusco rialzo di inizio anno consegnando comunque un saldo di semestre frustrante per gli investitori con perdite generalizzate sia sulla parte governativa, dei Paesi sviluppati ed emergenti, sia generalmente sulle componenti a spread dove solo i temi high yield risultano ancora marginalmente redditizi. Tutto ciò va a conferma di quanto sia difficile trovare ancora valore nel reddito fisso e di quanto le valutazioni di assenza di rischio su tale investimento siano da rivedere in una logica strategica. Incerti anche gli andamenti valutari con diversi capovolgimenti di fronte in questi mesi ed un contesto caratterizzato da un Dollaro in rafforzamento (+2,7 per cento).  

E per quanto riguarda il boom delle materie prime? 
Per le materie prime l’aumento della domanda, man mano che l’economia si è andata normalizzando, ha guidato il rialzo sia sui metalli industriali che sull’energia, con il petrolio a trainare il rialzo (+46%). Petrolio per il quale tuttavia la volatilità resta elevata con i colli di bottiglia dell’offerta, che hanno agito da acceleratore e ora sostengono la speculazione sul mercato. In controtendenza l’oro (-6%) che ha subìto sia il generale clima di de-risking sia il contestuale rialzo dei tassi.  

Quali sono le previsioni sul trend dell’economia del secondo semestre? 
Data la natura senza precedenti della crisi da Covid-19 resta difficile prevedere come si evolverà la situazione e soprattutto stimare con puntualità la traiettoria che guiderà verso un nuovo equilibrio. Il percorso di “riapertura” non è del tutto agevole. Nonostante una risposta politica senza precedenti, l’allentamento delle restrizioni sta seguendo un percorso più lento rispetto alla velocità nell’introdurre blocchi e l’impatto economico è tutt’altro che regolare. La forte crescita attesa dell’economia globale resta oggi ancora dipendente dal continuo sostegno monetario e fiscale e dalla graduale riapertura di tutti i campi di attività. Accompagnata dal successo dei programmi di vaccinazione nel mondo occidentale, la ripresa a forma di V sta lasciando spazio a un percorso meno ripido e forse più credibile di normalizzazione economica per alcuni prossimo già alla metà del ciclo atteso.

Quali rischi si corrono? 
Solo se la crescita globale dovesse sorprendere al rialzo aumenterebbero sensibilmente i rischi inflazionistici e di speculazione. Stando ai dati, l’aumento della volatilità nelle variazioni relative dei prezzi che sta attualmente facendo salire i tassi di inflazione misurati, dovrebbe rientrare una volta che l’attuale balzo della domanda si sarà attenuato e soprattutto si saranno allentate le limitazioni sul fronte dell’offerta. Dunque le aspettative di inflazione costantemente più elevata sembrano ad oggi improbabili e pare resti molta strada ancora da percorrere prima che vengano raggiunti livelli tali da portare all’inasprimento della politica monetaria, vero elemento in grado di colpire alla radice l’attuale fase di recupero e crescita.

Il che significa che le Banche centrali stanno cominciando a pensare a quando sarà l’ora di innestare la marcia indietro della loro politica monetaria di sostegno all’economia? 
La Fed comincerà probabilmente a far intravedere un’introduzione di riduzione degli attuali acquisti di asset e un eventuale rialzo dei tassi nella parte finale dell’anno e la Bce potrebbe seguire le sue orme, ma con tempi più dilatati.

Mentre il dibattito inflazionistico continua a dominare i mercati finanziari, a livello globale anche i rischi geopolitici sembrano pronti per tornare a rappresentare una variabile di cui dovere tener conto. 
Certamente. Le recenti dichiarazioni nel G7 mostrano infatti un fronte occidentale più coeso nel contrapporsi all’avanzata cinese aumentando dunque la possibilità di una ripresa delle tensioni anche a livello di relazioni commerciali. Per ora non si misurano rischi imminenti per il commercio globale e la ripresa post-pandemia, rimanendo concentrati nel breve termine, mentre sale l’attenzione di una futura risposta cinese più decisa a fronte del maggior ostruzionismo occidentale. 
Il premio per il rischio sull’azionario resta quello maggiormente remunerativo così come la preferenza per gli asset sensibili al ciclo in un contesto prevalente positivo. L’Europa ha migliorato la propria attrattività grazie anche alla sicurezza di un maggior coordinamento politico e si conferma competitiva come opportunità di investimento offrendo potenziali di crescita ora più favorevoli in un quadro di ripresa economica in fase iniziale grazie al decollo dei fondi del Recovery Plan.

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