Cultura

La caduta di un aereo sperimentale, una guardia giurata assassina, uno strano scontro a fuoco

E Giorgio Martinengo indaga. Dalla penna di Fabrizio Giorgio un romanzo ben orchestrato, che emigra dalle Langhe al Monviso


09/12/2019

di Massimo Mistero


La penna semplice quanto di gradevole leggibilità di Fabrizio Borgio torna a “dialogare” con i lettori attraverso il suo personaggio più riuscito, ovvero l’investigatore privato Giorgio Martinengo che già alla sua prima uscita nel 2014, in Vino rosso sangue, aveva fatto centro nell’immaginario narrativo. Un detective anomalo, eccentrico e colto che sarebbe stato rimesso in pista nei noir Asti ceneri sepolte e Morte ad Asti, mentre ora torna sugli scaffali con La ballata del Re di Pietra (Fratelli Frilli, pagg. 168, euro 12,90). 
Ma questa volta Martinengo, un uomo solitario che si dà da fare come volontario su una ambulanza e vive nelle colline tra le Langhe e il Monferrato, non indagherà però nell’Astigiano, ma si troverà a far di conto con il Monviso: ovvero quella che per l’autore è la “sua montagna, una sorta di costante nel paesaggio geografico e non solo, oltre che una specie di cartina di tornasole dei sentimenti umani”. 
Detto questo, di cosa si nutre la trama del romanzo, una via di mezzo fra thriller e noir? Dello schianto, inspiegabile, di un piccolo aereo nel Canalone Coolidge, sulla parete nord del Monviso. Si tratta del prototipo di un modello innovativo, progettato dal collaudatore, l’ingegner Icardi deceduto nell’incidente, prodotto dalla Granda Avio, società piemontese specializzata nel campo aeronautico. La società assicurativa con la quale la Granda aveva stipulato una polizza milionaria vuole tuttavia vederci chiaro e incarica Giorgio Martinengo di indagare sull’incidente e sui responsabili della società. 
Il nostro detective accetta quindi il caso e si reca al cospetto del Re di Pietra, il Monviso appunto, accompagnato da due esperte guide del territorio (i litigiosi Beppe e Anna), dalla responsabile legale della società assicurativa (Angela Beccaris) e da due rappresentanti della Granda (il patron dell’azienda, il dottor Osella, e la sua assistente Raffaella Ferrero). 
In tale contesto - tanto per ingarbugliare la storia a uso e costume del lettore - succede però dell’altro: una guardia giurata addetta al trasporto valori uccide i colleghi e fugge con il bottino, cercando di passare - a quanto sembra -  da uno dei tratti di collegamento tra Italia e Francia che il Monviso assicura. 
Un fattaccio apparentemente slegato dalle indagini se non fosse per uno scontro a fuoco che coinvolge l’investigatore e il problematico gruppo di persone che ha al seguito. Osella rimane ferito seriamente e l’indagine si complica. Tanto più che la fuga del rapinatore assassino interferisce pericolosamente con il lavoro di Martinengo. Alle prese con i troppi scheletri nascosti negli armadi dei suoi compagni di avventura. 
Ma come è nata l’idea di questo romanzo? È stato lo stesso autore a raccontarlo in una intervista: “La storia de La Ballata del Re di pietra ha due padri nobili: il primo è il regista texano Terrence Malick che con il suo primo film, La rabbia giovane, mi ha ispirato l’idea di un giovane criminale senza pietà ma con la poesia negli occhi; il secondo è John Steinbeck e il suo paradosso. Un concetto filosofico ed etico ravvisato dagli studiosi della sua opera e definito appunto paradosso di Steinbeck: i valori più alti insegnati dentro alla comunità umana sarebbero quelli meno indicati per farsi strada nel mondo che abbiamo costruito. Per contro, chi li smentisce e adotta valori negativi riesce più facilmente ad avere successo. Una tesi apparentemente pessimistica che è invece una riflessione importante sulla natura degli uomini”. 
Detto questo entriamo nel privato di Fabrizio Borgio, nato settimino il 18 giugno 1968 ad Asti, dove si sarebbe diplomato perito meccanico con specializzazione in informatica e dove oggi si propone come responsabile di reparto in una catena di supermercati. Lui che - riportiamo quanto ci aveva raccontato tempo fa con qualche aggiunta - vive con la famiglia e un gatto nero di nome Oberyn a Costigliole d’Asti; lui che in passato, dopo aver trascorso quattro anni e mezzo nell’Esercito (“In realtà volevo diventare paracadutista, ma un incidente sul lavoro mi costò il brevetto”), si era messo a svolazzare da un mestiere all’altro: operaio, tecnico, falegname, cantiniere, giardiniere, meccanico di scena, impiegato e altro ancora (“Giuro - tiene a precisare - che è tutto vero”). 
Dedicandosi anche allo studio - appassionato com’è di cinema e letteratura, oltre che di sport praticato a livello semiagonistico nel campo della marcia, del nuoto e delle arti marziali - della sceneggiatura con nomi di spicco del grande schermo come Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Fermo restando il volontariato nella locale sezione della Croce Rossa Italiana e il piacere di degustare vini in quanto membro dell’Onav, l’Organizzazione nazionale assaggiatori (senza fini di lucro, ci mancherebbe). 
E per quanto riguarda la scrittura? “Una passione di vecchia data. Da bambino, essendo timido e un po’ introverso, faticavo a relazionarmi con gli amici e pertanto trovavo sfogo nella lettura (anche un libro a settimana, fra i 14 e i 15 anni, soprattutto nel campo della fantascienza). La qual cosa mi avrebbe portato, a fronte di una specie di spirito di emulazione, a creare storie tutte mie”. Un feeling, quello per la lettura (con un debole dichiarato per Pier Vittorio Tondelli, allargato ad autori della narrativa di settore come Raymond Chandler, Bruno Morchio, Giorgio Scerbanenco e Carlo Emilio Gadda), coltivato a lungo. Con fantascienza, horror, mistero, gialli e noir a rappresentare il suo pane quotidiano. 
Così nel 2006, dopo aver incassato un primo significativo riconoscimento per un racconto breve, sarebbe arrivato in libreria con Arcane le Colline seguito l’anno successivo da La Voce di Pietra, per poi accasarsi presso la Fratelli Frilli di Genova dando alle stampe Masche e poi La morte mormora, lavori incentrati sulla figura di Stefano Drago, un agente speciale del Dipartimento Indagini Paranormali. Un personaggio che però faticava “a soddisfare le esigenze del lettore medio”. Fu così che, “dando ascolto ai suggerimenti di Marco Frilli, il rimpianto fondatore della mia casa editrice, mi inventai Giorgio Martinengo”. Il quale Martinengo, a titolo di cronaca, sta già riprendendo vita nella sua quinta avventura, con uscita prevista nel 2020. 

(riproduzione riservata)