Cultura

La Costituzione repubblicana, simbolo ed espressione dell’identità italiana

Le parole e i protagonisti nel libro di Andrea Franzoso: perché i nostri valori non rimangano solo sulla Carta, ma vengano conosciuti e rispettati da tutti


12/10/2020

di Tancredi Re


La Costituzione della Repubblica è la legge fondamentale dello Stato italiano e occupa il vertice della gerarchia delle fonti nell’ordinamento giuridico nazionale. Contiene diritti e doveri, princìpi e valori, ed è stata concepita e scritta alla fine di un periodo oscuro e terribile: dopo il ventennio della dittatura fascista, la catastrofe della Seconda guerra mondiale, la Resistenza e la liberazione dai nazi-fascisti e repubblichini combattuta dai partigiani. 
Le nuove generazioni
, anche se l’hanno sentita nominare in occasioni di festività nazionali o di ricorrenze (la Festa della Repubblica ad esempio), non la conoscono ancora come dovrebbero, dal momento che è un simbolo (non l’unico) del ritorno alla democrazia e alla libertà del nostro Paese. 
Andrea Franzoso, nel libro Viva la Costituzione (DeAgostini, pagg. 223, euro 12,90), si è assunto il compito di illustrare con efficacia i venti concetti fondamentali sui cui si basa la nostra Costituzione: Memoria, Democrazia, Repubblica, Costituzione, Lavoro, Diritti, Solidarietà, Uguaglianza, Minoranze, Confessioni religiose, Cultura, Paesaggio, Stranieri, Pace, Tricolore, Libertà, Famiglia, Scuola, Salute, Resistenza. E lo ha fatto affidandosi ad alcuni personaggi pubblici tra i più autorevoli ed esperti. 
Dall’ex magistrato Gherardo Colombo che spiega cosa siano le regole (“Le regole ci dicono ciò che è necessario fare – o non fare – per arrivare a un risultato. Tutti abbiamo uno scopo o un risultato da raggiungere, anche se non sempre ne siamo consapevoli. Se voglio prendere il treno, devo rispettare l’orario ferroviario”) a Tommaso Montanari, che riflette sulle ragioni per cui la parola “nazione” sia poche volte citata nella Costituzione (“I fascismi, infatti, avevano appena trascinato l’Europa in una guerra atroce tra “nazioni”: per la “nazione” si era ucciso e si era stati uccisi, a milioni. Proprio per questo, l’unica volta che quella parola compare nei dodici principi fondamentali della Costituzione, lo fa all’articolo 9: legata alla cultura e alla ricerca, al paesaggio, alla storia e all’arte. Tutte cose che servono a vivere, e non a morire”); dalle testimonianze di giornalisti d’inchiesta come Milena Gabanelli (“Saremmo disposti a mangiare in un ristorante che offre cibo, servizio e coperto gratis a tutte le ore? Probabilmente no, perché sospetteremmo che quel ristorante rifili spazzatura. Invece quando si tratta di informazione, diventiamo inspiegabilmente meno selettivi”) o di preti “impegnati” come don Gino Rigoldi, il cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria (“Nella Bibbia, dopo che caino ha ucciso Abele, Dio non gli punta l’indice addosso chiedendogli: Che hai fatto?, ma lo richiama alle sue responsabilità con la domanda: Dov’è tuo fratello?) fino a scienziate come Ilaria Capua (“La salute funziona come un’orchestra sinfonica, in cui tanti strumenti musicali devono essere accordati fra loro e suonare i modo armonico: l’uomo insieme alla comunità, agli animali, alle piante, a tutto l’ambiente. Ma finora l’abbia ignorato: ci siamo mostrati poco intelligenti avidi, arroganti…”). 
La nostra Costituzione - ricordiamolo - venne approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola il 27 dicembre. Entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Lo stesso anno in cui si sarebbero svolte le prime elezioni politiche dalla fine del Secondo conflitto mondiale (in precedenza il 2 giugno 1946 si votò per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente e per il referendum istituzionale per determinare la forma di governo tra monarchia e repubblica). 
Considerata una Costituzione scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, laica, democratica e tendenzialmente programmatica, è formata di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali. 
Il processo di consolidamento dei principi indicati dalla Costituzione, attraverso la loro concretizzazione nella legge ordinaria (o, talvolta, nell’orientamento giurisprudenziale), è detto attuazione della Costituzione. 
Questo processo non è da considerarsi ancora concluso. Il legislatore costituzionale, inoltre, ha ritenuto di ritornare nella Costituzione repubblicana su alcune materie, per integrarle e ampliarle, adottando provvedimenti di legge costituzionale, tipici di tutte le costituzioni lunghe come la nostra. 
Questi emendamenti sono integrazioni alla Costituzione, approvate con lo stesso procedimento della revisione costituzionale, e costituiscono modifiche più o meno profonde. L’ultima delle quali è stato il referendum confermativo della legge costituzionale svolto il 20 e 21 settembre scorsi che ha ridotto di un terzo il numero dei membri della Camera e del Senato modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione. 
Ma qual è il senso vero della nostra Costituzione, definita la più bella del mondo? Riprendiamo le parole di Piero Calamandrei, valoroso giurista e uno dei padri costituenti, citato dal giornalista Gian Antonio Stella nell’introduzione al volume: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.

(riproduzione riservata)