Fisco & Cittadini

L'autotutela dimenticata dal Fisco "amico"

Tra le mille scadenze per i contribuenti ne manca una per gli uffici: la risposta in tempi certi alle istanze di annullamento. E il caos continua


09/10/2017

di Salvina Morina e Tonino Morina


Tra le mille scadenze per i contribuenti ne manca una per gli uffici: la risposta in tempi brevi e certi alle istanze di annullamento in autotutela. Perché l’autotutela, così com’è, senza obbligo di risposta da parte degli uffici, serve a poco. Tra l’altro, sono pochi gli uffici che si assumono la responsabilità di annullare gli atti sbagliati. L’autotutela è lo strumento che, in materia tributaria, impiega il cittadino per farsi ascoltare dagli uffici quando ritiene di avere subìto un’ingiustizia. Per una giusta autotutela, gli uffici devono anche ricordarsi della regola non scritta, ma sempre valida, del buon senso. Basta quindi con i formalismi inutili.

Le complicazioni chiamate semplificazioni - La gente è stanca delle complicazioni chiamate “semplificazioni”, così come è stanca delle continue proroghe dell’ultima ora o delle belle parole, di Fisco amico o altro, perché la confusione fiscale attuale è arrivata a livelli intollerabili ed insostenibili. I contribuenti, anzi i “Cittadini” meritano più rispetto e un sistema fiscale che generi certezze, non paure, ansie e panico, come quello degli ultimi anni. Per sapere se è così, basta chiedere ai “Cittadini”. E tra questi “Cittadini”, oltre ai contribuenti, sono compresi i commercialisti, i programmatori e gli altri addetti ai lavori, letteralmente in confusione a seguito delle ultime presunte semplificazioni introdotte da quest’anno, quali spesometro, comunicazione delle liquidazioni periodiche, rottamazione cartelle, chiusura liti pendenti e tanto altro ancora. L’introduzione di nuovi adempimenti non si può presentare come “semplificazione” perché sembra una presa in giro.

Gli uffici devono ascoltare i cittadini - Gli uffici devono rispettare i cittadini, soprattutto quelli leali che fanno il loro dovere. E prima di emettere accertamenti infondati con numeri esagerati, devono considerare anche la grave crisi economica. Per evitare inutili contenziosi, è necessario adottare atti di autotutela non solo su richiesta del contribuente ma, se ne sussistono i presupposti, anche d’iniziativa dello stesso ufficio per assicurare adeguati canoni di buona amministrazione.

L’autotutela non è un “optional” - Già dal 1998, cioè dall’anno successivo all’entrata in vigore del regolamento sull’autotutela, 11 febbraio 1997, n. 37, con la lettera-circolare 195/S del 5 agosto 1998, il ministero delle finanze ricorda agli uffici “che non tengono conto della normativa vigente” e, in particolare del decreto sull’autotutela che l’atto sbagliato è annullabile senza limiti di tempo. La lettera circolare prosegue, avvertendo gli uffici sui rischi che corrono con le liti temerarie. Essa categoricamente afferma che l’autotutela non è “una specie di optional” e l’ufficio emittente “non possiede una potestà discrezionale di decidere a suo piacimento se correggere o no i propri errori” perché il mancato esercizio dell’autotutela di un atto illegittimo “può portare alla condanna alle spese dell’amministrazione con conseguente danno erariale (la cui responsabilità potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento dell’atto”. Perciò, i funzionari che, più che gettito, procurano liti, devono cambiare, oltre che nell’interesse dell’amministrazione, anche per la loro personale responsabilità. Il rischio che corrono è di risarcire l’amministrazione condannata alle spese. In conclusione, in presenza di un atto illegittimo, il funzionario deve procedere subito al suo annullamento. Se perde tempo, rischia di risarcire il danneggiato, anche per colpa grave, per avere operato senza tener conto degli elementari principi di diligenza e prudenza.

Autotutela significa anche rispettare il cittadino - Il predetto regolamento sull’autotutela riconosce il principio sacrosanto che chi ha il potere di fare ha anche il dovere-potere di disfare o di correggere il proprio errore. 
Qualsiasi atto sbagliato deve essere annullato dall’ufficio anche se: 
l’atto è divenuto ormai definitivo per decorso dei termini per ricorrere; 
l’atto sbagliato non è mai definitivo; 
il ricorso è stato presentato ma respinto con sentenza passata in giudicato per motivi formali (inammissibilità, irricevibilità, improcedibilità); il contenuto dell’atto prevale sulla forma; 
vi è pendenza di giudizio; 
il contribuente non ha prodotto alcuna istanza. 
Ai fini dell’autotutela, all’ufficio è attribuito il solo e unico compito di verificare, in modo del tutto autonomo e indipendente, se l’atto è legittimo o meno. Se la pretesa è infondata in tutto o in parte, va ritirata o ridotta per ristabilire un corretto rapporto con il contribuente, che non può essere chiamato a pagare tributi che non sono strettamente previsti dalla legge. 
L’atto sbagliato che viene annullato comporta l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente riscosse. L’annullamento in autotutela dell’atto illegittimo o infondato ha un solo limite: che esista una sentenza passata in giudicato favorevole all’ufficio; deve però trattarsi di una sentenza che abbia pronunziato sul “merito” del rapporto tributario e non nella forma o nel tempo. 
L’autotutela serve ad entrambe le parti - fisco e contribuente - perché: 
tutela l’amministrazione finanziaria; 
tutela il cittadino interessato all’annullamento o alla correzione.

L’ufficio deve annullare gli atti sbagliati - L’ufficio deve annullare gli atti sbagliati, nel rispetto dei principi di correttezza che stanno alla base del rapporto “Fisco - contribuente” improntato alla trasparenza, che esige la massima correttezza, come insegna la Cassazione, quando afferma: “la Pubblica amministrazione e anche l’amministrazione finanziaria dovrebbe improntare lo svolgimento della propria attività, non a trarre profitto dall’errore del cittadino e del contribuente, ma a principi di correttezza, imparzialità e buona amministrazione così come prevede l’articolo 97 della Costituzione” (Cassazione, sezione prima civile, sentenza 4878 dell’8 agosto 1988).

Ma, come si è detto, se l’ufficio non ha alcun obbligo di risposta in tempi certi, e il contribuente non ha tutela giurisdizionale, l’autotutela serve a poco, così come sono pochi gli uffici che si assumono la responsabilità di annullare gli atti illegittimi o infondati.

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