Cultura

L’anatomia del male: alle radici dell’odio e della crudeltà

Marc D. Hauser cerca di spiegare cosa rende l’uomo l’unico animale capace di cattiverie gratuite. Avanzando ipotesi che hanno un senso


29/05/2020

di Giambattista Pepi


Homo homini lupus. Uomini contro uomini. Da quando il genere umano è comparso sulla faccia della Terra, un tempo piuttosto breve rispetto all’età dell’Universo e del nostro Pianeta, l’uomo ha cercato di annientare le vite di altri simili: non solo estranei, ma anche amici e perfino familiari. Ora, quando l’uomo uccide il prossimo per difesa personale, o dei propri familiari, o per assicurarsi un vantaggio economico immediato o futuro accaparrandosi risorse e territori, non siamo differenti dagli altri animali. 
Il problema che diventa un grande e tuttora irrisolto enigma, invece, si pone allorquando persone apparentemente normali torturino, mutilino e uccidano per il semplice gusto di farlo senza nessun apparente vantaggio. Perché proprio noi, fra tutti gli animali, sviluppiamo una tendenza alla crudeltà gratuita? Perché siamo capaci di uccidere in maniera plateale o in modo subdolo con gli strumenti e nei modi più disparati il nostro prossimo?  
È un interrogativo antico che si sono posti via via nel corso dei decenni innumerevoli studiosi in tutto il mondo pervenendo a conclusioni divisive e non convincenti. 
Da ultimo con questo tremendo e angosciante interrogativo prova a confrontarsi Marc D. Hauser nel libro Evilicious. Alle radici dell’odio e della crudeltà (Mondadori Education, pagg. 208, euro 16,00, in libreria dal 16 giugno). 
Attingendo dalle ultime scoperte scientifiche, il libro fornisce un’innovativa e raffinata spiegazione: la malvagità emerge quando il desiderio insoddisfatto si combina alla negazione della realtà, portando degli individui a commettere violenza gratuita verso vittime innocenti. Questa semplice ricetta è parte della natura umana e dello specifico sviluppo evolutivo del nostro cervello in grado di combinare pensieri ed emozioni. 
Le implicazioni della teoria del male di Hauser sono inquietanti: a causa delle differenze individuali che partono da una matrice biologica e che possono essere accresciute da alcuni fattori ambientali, persone apparentemente normali sono capaci di nuocere agli altri in maniera orribile, sentendosi gratificati e giustificati, o senza provare emozione alcuna.“Conosco gli orrori della malvagità, per lo più indirettamente” rivela nella prefazione l’autore (scienziato, docente, innovatore e umanista, con un’ampia formazione nelle scienze biologiche e sociali, ma anche nella filosofia e nella linguistica, Hauser ha pubblicato oltre 200 articoli scientifici e sei libri, tra cui Menti morali apparso nel 2007, che tratta dell’argomento). 
“Ho vissuto in Uganda e ho conosciuto persone che hanno assistito alla brutale barbarie dei dittatori Milton Obote e Idi Amin” afferma l’autore. “Ho incontrato soldati-bambini che imbracciavano fucili automatici vicino a cumuli di teschi. Ho ascoltato i racconti di mio padre, bambino ebreo che si nascondeva nella Francia occupata dai nazisti e ho letto innumerevoli resoconti dei genocidi del passato e del presente”. 
Il male purtroppo non è frutto di menti perverse o malate, ma è intrinseco alla nostra natura umana. Per dirla con Marc Twain “L’uomo è l’animale crudele. È il solo ad avere questo onore”. Cosa significa? Il significato è che il male non riflette il “disordine” della psiche dell’uomo, quando egli è affetto da patologie mentali, e comunque non basterebbe a “giustificare” i suoi comportamenti aggressivi, ma è piuttosto un tratto distintivo della sua natura, che in condizioni particolari, dispiega tutta la sua ferocia e brutalità. 
Tutti sanno di quali turpitudini siano stati capaci i nazisti durante la Seconda guerra mondiale quando gli ebrei (come pure altre minoranze etniche e confessionali come gli scinti, i rom, gli omosessuali e altri) furono perseguitati e uccisi nei campi di concentramento. La shoah non è l’unico esempio per quanto storicamente rilevante in cui degli uomini, sia pure in uniforme, hanno ucciso in maniera sistematica e brutale altri uomini. Lo stesso è avvenuto per fare un altro esempio durante la guerra civile nella ex Jugoslavia, quando croati e musulmani furono sterminati dai leader serbi. In questi come in altri casi di uccisioni di uomini da parte di altri uomini, le vittime erano state private dello statuto di esseri umani, e ridotte ad animali o cose. 
Sebbene lo studioso avverta che il suo libro è “uno studio sul male, non la ricetta per ciò che noi, individui e società, dovremmo fare”, e assodato che “il male è inestirpabile e l’umanità è una cosa storta da cui non è mai stata cavata una cosa dritta per dirla con Kant e Isaiah Berlin” come ci ricorda Armando Massarenti (direttore della collana di scienza e filosofia di Mondadori Education) nella prefazione al volume, l’unico argine al dilagare del male sembra essere paradossalmente rappresentata dalla moralità, la capacità cioè di riconoscere dei limiti ai desideri e alle emozioni. 
Come dire che la volontà dell’uomo incontra un freno nella capacità di discernimento di cosa è moralmente accettabile e cosa non lo è mai. E’ possibile fare questo? Molte volte la storia si è incaricata di dimostrare che anche chi ricorreva alla violenza in nome della giustizia, o per riparare un grave torto subito, si è comportato talora con la stessa crudeltà e brutalità, nei confronti dei propri aguzzini, persecutori, violentatori. La moralità, dunque, potrebbe funzionare per tenere a bada il “vizio” del male ma solo a condizione di avere lucidità e autocontrollo. 
In ogni caso, il libro di Hauser ci offre importanti spunti di riflessioni e di conoscenza dell’uomo e dei suoi istinti che spesso lo hanno portato sull’orlo dell’estinzione della sua stessa specie.

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