Cultura

L’Oro blu: cosa si deve fare per preservare l’acqua e garantirla a tutti

Edoardo Borgomeo, attraverso nove storie dal mondo, ci fa scoprire come le risorse idriche si intreccino con l’economia, la storia, la cultura e la nostra vita


30/03/2020

di Tancredi Re


L’acqua. Importante per la vita sulla Terra, eppure non conosciuta come dovrebbe. Così preziosa, ma molto maltrattata. Non gode della considerazione che meriterebbe visto l’uso (o l’abuso?) soprattutto nell’Occidente, mentre molte regioni del Pianeta sono afflitte da fenomeni parossistici che vanno dalla penuria estrema (la siccità), alle catastrofi naturali (le inondazioni). 
Quanto poi sia fondamentale questa risorsa ce ne accorgiamo paradossalmente proprio quando manca. Soprattutto per chi, come noi, ha la fortuna di vivere in un Paese sviluppato nel quale l’acqua dolce viene garantita tutti i giorni dell’anno in quantità notevoli attraverso la distribuzione assicurata dagli acquedotti municipali e dalle società idriche. E se va bene a noi, non va altrettanto bene ad altri popoli, in Africa ma anche in Asia, che patiscono le gravi conseguenze di non poterne disporre secondo le proprie esigenze e necessità. 
L’acqua inoltre oggi più che mai riflette una delle più grandi sfide per l’umanità di tutti i tempi: il surriscaldamento globale e gli effetti sulla Terra causati da un modello economico non più sostenibile e che deve essere gradatamente ma inesorabilmente riconvertito onde impedire una catastrofe naturale che minaccia gli eco sistemi naturali e perfino il genere umano. 
Edoardo Borgomeo nel suo Oro blu. Storie di acqua e cambiamento climatico (Laterza, pagg. 159, euro 14,00) ci fa toccare con mano, raccontandoci nove storie da tutto il mondo, dalla Sicilia al Bangladesh, dall’Olanda al Brasile, come l’acqua si intrecci all’economia, alla storia, alla cultura, e alla vita di ciascuno di noi. 
Un volume che cade a fagiolo proprio perché nei giorni scorsi, per la precisione il 22 marzo, in tutto il mondo è stata celebrata la Giornata mondiale dell’acqua per sensibilizzare tutti i popoli a salvaguardare questa preziosa risorsa che ancora nel 2020 non è garantita a tutti gli abitanti della Terra. 
Si pensi che ammontano a un miliardo le persone che non hanno accesso all’acqua potabile; dai 3 ai 4 miliardi quelle che non hanno acqua nella quantità indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità come necessaria per la vita (almeno 40 litri al giorno). Otto milioni le persone che muoiono a causa di malattie legate all’insicurezza dell’approvvigionamento d’acqua cui vanno aggiunti 1,4 milioni di bambini che perdono la vita a causa di malattie generate da acqua contaminata e dall’assenza di misure igieniche adeguate: uno ogni 20 secondi. 
Il consumo medio stimato di acqua nei Paesi ricchi si aggira sui 300 litri al giorno con un picco negli Stati Uniti (425 litri per abitante) e un minimo in Africa (un abitante del Madagascar ne consuma appena 10 litri). Un miliardo le persone che non hanno un rubinetto in casa. Tra queste, otto su dieci vivono in aree rurali. Sono un terzo gli abitanti del pianeta Terra che vivrà in zone in cui l’acqua scarseggerà entro il 2030; due terzi la popolazione mondiale che potrebbe trovarsi in condizioni di “stress idrico” già entro il 2025. 
E in Italia? Secondo il rapporto WWF L’impronta idrica dell’Italia ammonta a 62 miliardi di metri cubi l’acqua virtuale (quella utilizzata per produrre il cibo e i prodotti d’uso comune) che importa ogni anno il nostro Paese. Sono poi 6mila litri l’acqua pro capite usata quotidianamente nei consumi: dato che comprende anche quella importata con i beni di consumo e gli alimenti. L’85% di questa viene utilizzata in agricoltura, l’8% nella produzione industriale e il 7% negli usi domestici. 
Dati più eloquenti, che si commentano da soli. Tanto sono gravi e rivelatori di come la risorsa idrica abbia un inestimabile valore e varrà sempre di più nei decenni a venire man mano che si ridurrà. 
Nel volume l’autore (dottorato in idrologia all’Università di Oxford, dove dal 2016 è honorary research associate) racconta alcune delle esperienze più significative maturate durante le missioni e il lavoro svolto in Sud America, Medio Oriente, Asia meridionale, e Africa orientale per la Banca Mondiale e l’International Water Management Institute. L’obiettivo? “Provare a pensare l’acqua non solo come una molecola o come fonte di guerre, carestie e catastrofi, ma anche di opportunità” ricorda nell’introduzione intitolata Andare alla fonte. 
“La tesi di questo libro è semplice” spiega. “La gestione dell’acqua non è solamente compito di ingegneri, economisti o ecologi, ma è compito di tutti”. Non si tratta, dunque, di una discussione astratta, ma pratica perché ha conseguenze dirette sulle nostre scelte elettorali ed educative, e per lo stile di vita e di consumo. “Il nostro modo di vedere e vivere l’acqua - conclude Borgomeo - influisce sulla nostra capacità di adattamento al cambiamento climatico, sulla nostra lista della spesa, sulle nostre relazioni, sulla nostra volontà di fermare la distruzione dell’ambiente, sulla democrazia”.

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