Cultura

L'Italia vista (e sfrontatamente apprezzata) attraverso i mille cartelli proposti da Tiziano Militello

Direttamente da Striscia la Notizia una travolgente gallery di scritte folgoranti, avvisi strampalati e assurdi, insegne buffe, cognomi improbabili. E, per i lettori di Economia Italiana.it, il ritratto inedito di un personaggio da copertina


17/12/2018

di Mauro Castelli


Un protagonista fuori dalle righe, capace di indurre al sorriso anche chi sta attraversando brutti momenti; un uomo, a suo dire, tendenzialmente troppo buono (“Fatico a dire di no e finisco per ascoltare quasi tutti. D’altra parte, arrivati a questo punto, è troppo tardi per cambiare”); un personaggio “maniacale” in quello che fa, che non sopporta l’arroganza e nemmeno la superficialità; un primo della classe per il quale il vero lusso è “avere un po’ di tempo libero” (basti ricordare che ogni mattina si alza all’alba per condurre, dalle sette alle nove sulle frequenze di R101, un morning show con Paolo Dini e Lester). Oltre a proporsi come un “correttore seriale”, pronto a farsi carico degli errori grammaticali ovunque si annidino. “ Ad esempio quando vado al ristorante la prima cosa che faccio è controllare sui menù come hanno scritto parole come whisky o würstel. È più forte di me, non so resistere”. 
E ancora: un affezionato collezionista di libri, vinili e Vhs (“Ora in parte rimpiazzati dai lavoretti e dai disegni dei miei due bambini, Filippo e Anna, nati rispettivamente nel 2010 e nel 2012”), ma anche delle scalette scritte a mano relative a tutte le serate che “faccio in giro per l’Italia. Una manìa che ha un suo perché: se vengo richiamato nello stesso locale non voglio - per rispetto degli spettatori -  riproporre cose vecchie”. Fermo restando, tiene a precisare, che “sarei un accumulatore compulsivo se non fosse per Eva, la mia compagna di vita, alla quale chiedo aiuto. D’altra parte senza di lei non potrei essere un animale sociale”. 
Questo e molto altro nel privato di Cristiano Militello, attore, cabarettista e scrittore, conduttore televisivo e radiofonico, saltimbanco e comico, pronto a sostenere che “fare il lavoro che piace non ha prezzo”; che “la popolarità regala più vantaggi che fastidi”; che di sport ne fa tanto, nel senso che “i bambini piccoli fanno correre molto”; che le sue ragioni di vita (oltre alla famiglia) sono la comicità e il calcio. Ma anche disposto a confessare la sua paura per la morte, che ha incominciato a fare capolino dopo la nascita dei suoi due bambini, con i quali si propone come un papà burlone, ma anche autorevole. “Mi basta infatti un dolorino per incominciare a pensare male. Sarà perché - ironizza - mi sto portando avanti con gli anni?”. 
Cristiano Militello, si diceva, un uomo determinato, costante e gran lavoratore, da poco arrivato sugli scaffali con Cartelli d’Italia. (Presa in) giro d’Italia in 1000 cartelli (Baldini+Castoldi, pagg. 376, euro 17,00), i cui proventi di vendita saranno devoluti alla Fondazione Together to Go (Tog), un centro di eccellenza specializzato in terapie riabilitative gratuite per oltre cento bambini colpiti da patologie neurologiche complesse. “Una realtà che conosco bene: purtroppo e per fortuna. Purtroppo perché il destino ha fatto sì che la conoscessi da vicino per motivi familiari (per via del figlio di mia sorella). Per fortuna perché esistono, sono bravissimi e sorridono”. Fermo restando che “ridere, riflettere e fare del bene rappresenta il miglior programma per una giornata”. 
Un lavoro, quello di cui stiamo parlando, reso possibile dal contributo di migliaia di “reporter per caso” che continuano a spedirgli le loro incredibili chicche di vita e di varia umanità. Quindi - secondo Militello - un libro realizzato “in cooperativa”, oltre che frutto maturo dei servizi realizzati per Striscia la Notizia, ovvero una travolgente gallery di scritte folgoranti, parole storpiate, avvisi strampalati e assurdi, insegne buffe, cognomi improbabili che fanno sorridere sullo stato dell’arte del nostro beneamato Paese. In altre parole sul livello culturale che Militello mette alla berlina nei suoi servizi (in primis la rubrica in onda il lunedì battezzata Striscia lo striscione), sia pure con il garbo che gli è congeniale. 
Avete per caso notato la sua attenzione, nei siparietti legati ai personaggi che incontra a ridosso degli stadi (“Vado a naso nel cercarli, a fronte di una specie di gratta e vinci di umanità condizionata dalla soggezione per le telecamere”), non se la prenda quasi mai con le donne? “Forse - tiene a precisare - per un innato senso di prudenza, pudore e galanteria”. Perché dietro la facciata del Militello strafottente e mascalzone (nel senso buono, naturalmente) delle sue gag, c’è un altro Militello: un concentrato di simpatia, gentilezza e sensibilità. E non stiamo esagerando. 
Lui pronto a regalare altre briciole di vita a uso e consumo dei nostri lettori. “Sono nato a Pisa il 10 agosto 1968, in quanto mio padre, ufficiale paracadutista, da Roma era approdato in Toscana per lavoro dopo essere atterrato su mia madre, prima maestra d’asilo e poi dirigente postale. E a Roma - dove i miei nonni, della vecchia famiglia casearia dei Librandi, erano proprietari di un negozio caratterizzato dalla vendita di un pecorino fresco chiamato Settecolli che andava a ruba - avrei abitato per cinque anni”. 
E poi gli esordi precoci: “Già da ragazzino - forse attingendo dalle doti artistiche dei miei genitori, con papà brillante fotografo e mamma fisarmonicista - mi davo da fare con imitazioni degli insegnanti e piccoli sketch. Sin quando avrei debuttato in teatro a poco più di 15 anni con una particina in un lavoro di Gigi Proietti. Ricordo che, ai provini, prima era stata la volta delle ragazze e soltanto alle sette di sera era toccato ai maschi. Io ero il più piccolo della combriccola e finì che, provati dalla stanchezza, gli esaminatori mi ingaggiassero per fare il chierichetto”. 
Ma non per questo “smisi di studiare; anzi, ci davo dentro. Tanto è vero che, dopo aver frequentato ragioneria, mi sarei laureato a Firenze in Scienze politiche con una tesi sul cabaret”. Con un aneddoto al seguito che la dice lunga: “Avevo quasi completato in maniera brillante l’esame di Sociologia quando mi venne rivolta un’ultima domanda. Purtroppo fui vittima di un vuoto di memoria. Così me la cavai, a fronte di una guitteria applicata, farfugliando: e adesso pregherei la regia di far partire il filmato... Risate di circostanza e tutto finì lì”. 
In seguito il giovane Cristiano sarebbe approdato a Bologna per frequentare una scuola di teatro. “L’idea fu di un mio amico attore. Sta di fatto che venimmo presi entrambi, ma mentre lui lasciò dopo tre mesi, io andai avanti per due anni”. Esperienza che gli avrebbe consentito di entrare nel gruppo di comici toscani, capeggiati da Carlo Conti (“All’epoca era ancora bianco”), che davano vita alla trasmissione Vernice Fresca (poi diventata Aria Fresca). E ben presto al teatro (culminato nel 2013 con il suo one-man show Mi saluta…Cristiano Militello?) si sarebbe affiancato un intenso impegno televisivo (“Con la soddisfazione, nella fiction più vista della storia della Rai, quella su papa Giovanni, di essere stato il primo in ordine di apparizione nel ruolo di un Pretino. Con la P sia chiaro. Davvero una grande emozione”), quindi la partecipazione a undici film e lo sbarco nelle librerie. 
“Il mio primo lavoro lo firmai con un amico farmacista, un batterista che soffriva di insonnia, il quale si portava a casa le richieste più strambe scritte dai clienti, un vero e proprio stupidario che intitolammo È un medicinale, usare con Manuela”. 
A seguire la trilogia della svolta Giulietta è 'na zoccola, libri sugli striscioni più rappresentativi dei tifosi del mondo del calcio che avrebbero venduto centinaia di migliaia di copie e che “mi valsero la chiamata a Striscia, dopo che Lorenzo Beccati, prima guida degli autori nonché voce del Gabibbo, mi aveva bocciato in altre due occasioni. E al Tg satirico di Antonio Ricci, oggi, mi trovo come in una grande famiglia”.

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