Cultura

Jerome David Salinger, dietro le quinte di un mistero

Kenneth Slawenski ha ricostruito, con passione e rigore, la storia mai raccontata di uno dei più grandi scrittore di tutti i tempi, che ha fra l’altro ispirato il biopic hollywoodiano con Kevin Spacey e Nicholas Hoult


11/02/2019

di Giambattista Pepi


Un nome, una storia. Singolare ed enigmatica. Jerome David Salinger nacque a New York il 1º gennaio del 1919, secondogenito dei due figli di Sol (un commerciante statunitense, nato da una famiglia ebraica di origine lituana) e di Miriam, una casalinga statunitense di origini tedesche, scozzesi e irlandesi. Lui che, penna sublime, è diventato celebre in tutto il mondo grazie a Il giovane Holden, romanzo pubblicato nel 1951, quando l’autore aveva trentadue anni e diventato in breve un bestseller con oltre 60 milioni di copie vendute. 
Forse era un predestinato, chissà, ma una cosa è certa: divenne, senza che egli lo volesse, una figura leggendaria. Probabilmente ciò fu dovuto sia all’enorme successo riscosso con il suo capolavoro, ma probabilmente anche al suo “nascondimento”, cioè alla quasi repentina scomparsa dalla ribalta. Non sarebbe del resto la prima volta che un personaggio diventi molto popolare oltre che per le qualità, le opere e le gesta non comuni, anche per la drammaticità della sua vita. E a proposito di scomparsa non apparente, come quella dello scrittore statunitense, ma reale, qui ricordiamo, ad esempio, Ettore Majorana, il grande fisico catanese: i suoi studi sulla fisica nucleare e la meccanica quantistica relativistica con particolari applicazioni nella teoria dei neutrini sono noti, ma gran parte della sua popolarità è dovuta certamente alla sua improvvisa scomparsa avvenuta nel 1938. 
Ecco, in qualche modo, Salinger è uno di quei personaggi che, saliti alla ribalta, hanno subito cercato una via per scappare, per sottrarsi ai riflettori, per rifuggire la celebrità, per esorcizzare l’attenzione che richiama chi diventa, suo malgrado, un “personaggio”. 
D’altra parte Salinger aveva tutte le carte in regola per diventare un affermato scrittore. Ad esempio, nel 1948 propose al The New Yorker un breve racconto intitolato Un giorno ideale per i pesci banana. E alla redazione della rivista, nota per essere severa nei giudizi, rimasero così impressionati dall’ “eccezionale qualità del racconto” che i suoi curatori editoriali lo accettarono immediatamente e fecero firmare al giovanotto un contratto che concedeva loro il diritto di prelazione su tutti i suoi futuri lavori. 
In precedenza, era il 1942, avevano ricevuto un racconto intitolato Slight Rebellion off Madison, in cui era presente un personaggio semi-autobiografico chiamato Holden Caulfield. Questo racconto, però, non venne pubblicato a causa della guerra. Slight Rebellion era collegato a varie altre storie che avevano come protagonista la famiglia Caulfield, ma il punto di vista con cui vennero affrontate si spostò poi dal fratello maggiore, Vince, al minore, Holden. 
Salinger aveva confidato a varie persone che sentiva che il personaggio di Holden meritava di essere il protagonista di un romanzo. E nel 1951 uscì appunto Il giovane Holden, un lavoro che riscosse un immediato successo, anche se va detto che le prime reazioni della critica non furono unanimi nel giudicarlo positivamente. 
Nel 1953, in un’intervista rilasciata a un giornalino scolastico, Salinger ammise che il romanzo era “una specie di autobiografia”, spiegando che “la sua adolescenza era stata molto simile a quella del ragazzo del libro... ed era stato un grande sollievo parlarne alla gente”. 
Il romanzo, come molti sapranno, è dominato dal personaggio di Holden e risulta complesso nonché ricco di sfumature, mentre la trama è piuttosto semplice. Semmai a dominare è l’eccezionale abilità di Salinger nel cogliere i più complessi particolari e dettagli, nella cura delle descrizioni, oltre che per il tono ironico e per le atmosfere tristi e disperate con cui viene dipinta New York. Tuttora popolarissimo, specialmente negli Stati Uniti, questo libro viene considerato alla stregua di una perfetta descrizione dell’angoscia adolescenziale. Per questo Il giovane Holden figura spesso nella lista delle letture obbligatorie per gli studenti delle scuole superiori. 
Ma torniamo all’autore. Dopo aver raggiunto una grande notorietà, Salinger si rinchiuse gradualmente in se stesso, trasferendosi nel 1953 da New York a Cornish, nel New Hampshire. E qui tentò di sfuggire alla visibilità e alla pubblica attenzione il più possibile, scrivendo in proposito che “il desiderio di uno scrittore che ha di anonimato-oscurità è la seconda dote più importante che gli sia stata affidata”. 
Ma chi fu davvero Salinger, morto nel 2010 per un tumore al pancreas? Kenneth Slawenski nel libro Salinger. La vera storia di un genio (Newton Compton, pagg. 432, euro 11,18), tradotto da Nello Giugliano e Giulio Lupieri, ha ricostruito, con passione e rigore, la storia mai raccontata di Salinger. Una vita, quella dello scrittore statunitense, avvolta nel mistero, che egli rischiara delineando l’immagine di un ragazzo brillante e sarcastico, riportando dettagli della sua vita sentimentale e il tormentato ricordo della partecipazione alla Seconda guerra mondiale che lasciò un segno profondo nel suo animo in abbinata a qualche sofferenza psicologica. 
Una biografia, quella di Slawensky (che gli ha fruttato nel 2012 l’Humanities Book Award), ricca di nuove informazioni e rivelazioni raccolte in innumerevoli interviste, lettere e documenti che ha ispirato il biopic hollywoodiano con Kevin Spacey e Nicholas Hoult.  
In buona sostanza un libro bello che merita, secondo noi, di essere letto.

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