Cultura

Iulia Domna imperatrice: il destino della prima “first lady” che seppe sfidare, oltre che la potenza di Roma, anche gli dei

Nel secondo e ultimo capitolo della saga, il geniale spagnolo Santiago Posteguillo completa il ritratto di una donna forte e intelligente, capace di farsi largo in politica senza perdere la propria femminilità


11/01/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


Un autore il cui venduto viaggia da anni a sei cifre; una penna che sa dare del tu alla Storia, trattandola con il garbo che gli è congeniale: vale a dire arricchendo il vero con il verosimile, la realtà con la fantasia; una mano calda capace di irretire il lettore con una scrittura pacata e coerente, leggera e concreta al tempo stesso. Il suo nome? Santiago Posteguillo, uno dei principali autori di narrativa storica a livello internazionale; una penna che della ricerca ha fatto virtù, per non parlare dell’attenzione quasi maniacale per i luoghi e i personaggi destinati a cambiare le sorti di un Impero. 
Come peraltro già dimostrato nelle saghe dedicate a Pubblio Cornelio Scipione, detto l’Africano - il generale romano che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama - e a Marco Ulpio Traiano, l’imperatore che aveva saputo portare la potenza dell’Urbe ai suoi vertici e, di riflesso, alla sua massima estensione. Proiettando il lettore indietro nel tempo, fra drammatiche battaglie e giochi di potere, congiure e alleanze, facendo peraltro “leva su corruzione, false accuse, comportamenti vili e più spesso eroici nonché, ci mancherebbe, anche storie amorose. Insomma, veri e propri romanzi da leggere come racconti di guerra, di avventura e, perché no, di sentimenti”.  
Ma di altrettanto grande successo è stata anche la saga legata al nome di Iulia Domna, il cui primo volume, Storia di una imperatrice, si è aggiudicato nel 2018 il Premio Planeta, il più prestigioso riconoscimento letterario spagnolo. 
Iulia, che ora torna sui nostri scaffali nel secondo e ultimo libro della serie, L’imperatrice che sfidò gli dei (Piemme, pagg. 638, euro 19,90, traduzione di Adele Ricciotti); Iulia, donna dalla forte e intelligente personalità, che abbiamo già avuto modo di definire come “la prima first lady della storia”; Iulia, per la quale la vendetta aveva il retrogusto dolce della più grande delle vittorie; Iulia, capace di dedicarsi alla politica senza perdere la propria femminilità; Iulia che aveva avuto addirittura il coraggio non solo di sfidare gli uomini più potenti del mondo, ma anche - come da titolo - gli stessi dei; Iulia, una grande protagonista che non solo ci immerge nel mondo romano che abbiamo imparato a conoscere e amare nelle pagine di questo autore, ma che ci regala “qualcosa di nuovo: un personaggio femminile incredibilmente forte, universale e potente” nonostante la tragedia e il dramma. E con lei la storia di Roma, condita dall’elemento mitologico, non ci è mai stata così vicina. 
Di fatto, nel romanzo L’imperatrice che sfidò gli dei, Posteguillo ci porta nel 217 dopo Cristo, dove reincontriamo appunto Iulia Domna, imperatrice filosofa, sposa di Lucio Settimio Severo e madre di Geta e Antonino, il futuro imperatore Caracalla. Un donna, in quel periodo, al culmine del potere e che ha finalmente raggiunto il suo grande obiettivo: creare una dinastia e consolidarla. Eppure, nonostante sia riuscita a sconfiggere i nemici che si opponevano alla sua ascesa al potere, deve affrontare ancora molti ostacoli. Anche perché nell’Olimpo non tutti la amano. 
Per porre fine alla disputa che divide gli dei nei confronti dell'imperatrice, Giove, il dio supremo, decide che Iulia debba superare cinque prove. Tra tutte la più dura per lei è il brutale confronto tra i figli Antonino e Geta, che minaccia l’unione familiare e conduce la dinastia al collasso. Ma c'è anche il dolore fisico a tenere banco, un dolore lacerante. Sì, perché - come da diagnosi del medico Galeno - l’imperatrice soffre infatti di una malattia gravissima. In altre parole il suo corpo è aggredito da un nemico implacabile che non le lascia scampo. Nessuno, neanche gli dei dell’'Olimpo, può però immaginare che Iulia Domna saprà trovare la forza per superare tutte le prove e salvare la sua dinastia... 
Ovviamente anche l’Olimpo si divide fra favorevoli e contrari. Così per Iulia si battono Minerva, Giunone, Cibele e Proserpina; contro Vesta, Apollo, Nettuno, Diana e Marte. Insomma, una bella sfida, che finisce per inserirsi nei piani della sua famiglia, negli intrighi legati ai prefetti della guardia imperiale, nel gioco non sempre corretto di senatori e di alcuni aristocratici partici. Giocando a rimpiattino, per rendere più saporiti gli eventi, con medici della famiglia imperiale, bibliotecari e schiavi, maghi e polizia segreta, filosofi e tutori. 
Ferma restando la “nota previa” dell’autore, volta a un chiarimento certamente utile al lettore: “Seppur oggi risulti abituale impiegare il termine cesare per riferirsi a un imperatore, all’epoca in cui il romanzo è ambientato cesare indicava esclusivamente l’erede o gli eredi designati dell’Impero romano. All’imperatore era invece attribuito il titolo di augusto, in onore del primo imperatore de facto di Roma. Occasionalmente il privilegio di un tale appellativo poteva estendersi a una donna, come nel caso di Iulia Domna, che fin dall’inizio del governo di Settimio Severo ricevette il titolo di augusta
Che altro? Ulteriori attenzioni per il lettore, che si identificano in una nota storica chiarificatrice (Iulia fu realmente divinizzata), in una mappa dell’impero romano fra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo, nell’albero genealogico della famiglia della nostra protagonista, nelle mappe della battaglia di Nisibis, oltre che in un corposo glossario dei termini latini e in altre lingue. 
Detto questo ricordiamo, se mai ce ne fosse bisogno, che Santiago Posteguillo è nato a Valencia nel 1967. Filologo e linguista, è docente di Letteratura inglese presso l’università Jaume I di Castellón de la Plana, centro all’avanguardia nelle tecnologie dell’informazione. Lui che aveva peraltro studiato scrittura creativa presso l’ateneo di Denison, a Granville nell’Ohio, nonché linguistica e traduzione in Gran Bretagna. Lui che durante l’adolescenza aveva coltivato un certo interesse per la narrativa thriller, salvo poi rimanere folgorato dalla storia dell’antica Roma dopo aver visitato in gioventù la capitale italiana.

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