Cultura

Incredibile Verona: oltre la leggenda di Giulietta e Romeo

Dalla prosperità dell’insediamento romano alle lotte tra Guelfi e Ghibellini, dagli scaligeri alla dominazione asburgica: Giulia Adami si addentra, fra aneddoti e curiosità, nel patrimonio artistico di una città unica al mondo 


14/12/2020

di Giambattista Pepi


Giulia Adami

Parafrasando Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia del 1966, “Verona fu romana, gotica, poi bizantina e longobarda. La tennero i Carolingi e gli imperatori tedeschi; fu un glorioso Comune e una gloriosa signoria, fu scaligera, viscontea, veneziana”. Eppure nell’immaginario collettivo Verona viene indentificata come la città romantica per eccellenza, un luogo d’incanto permeato dalla leggenda dell’amore di Giulietta e Romeo e divenuto, nel XX secolo, meta di pellegrinaggio per coppie di innamorati e curiosi che nella città scaligera vedono l’emblema del sentimento amoroso puro e incondizionato. 
E che dire dell’altra Verona, che pure esiste, si può ammirare e toccare con mano? La storica dell’arte Giulia Adami, nel suo Le incredibili curiosità di Verona (Newton Compton, pagg. 288, euro 12,00), ce la racconta attraverso gli studi di uomini e donne che ne hanno narrato l’illustre passato con tanto vigore e passione, consegnandolo, come un testimone prezioso, alla nostra memoria. 
Nata a Verona nel 1989, Adami è laureata in Discipline artistiche all’Università di Verona. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia delle arti all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo le esperienze nei musei civici di Verona e il dipartimento curatoriale del museo The Frick collection di New York, ha lavorato a Palazzo Maffei Casa museo di Verona. Attualmente è borsista all’Università di Verona e si occupa di progetti di ricerca dedicati alla storia del restauro e alle tecniche artistiche. Economia Italiana.it l’ha intervistata.


Verona città degli innamorati, scenario romantico in cui si consuma la vicenda struggente e triste di Romeo e Giulietta. Ha fatto una così grande presa sull’immaginario collettivo da avere offuscato, quasi fatto cadere nell’oblio, i tesori inestimabili della cultura e il passato ricco di gloria e di fastigi della città veneta. Com’è potuto accadere? 
Negli anni Trenta del Novecento, la grande fortuna del mito e la notizia del progetto cinematografico di George Cukor, che trasformò i due amanti medievali in star hollywoodiane, persuase il direttore dei musei civici di Verona, Antonio Avena, a ideare un avveniristico percorso di story telling delle vicende dei Montecchi e dei Capuleti, portando alla creazione di un itinerario di fittizi luoghi shakespeariani veronesi, che sfruttasse il successo scaturito dalla candidatura all’oscar del film americano del 1937. Malgrado la brillante e precoce intuizione di Avena, il progetto innescò un graduale disinteressamento del pubblico agli aspetti più peculiari e intriganti della storia cittadina, facendo cadere nell’oblio quelle vicende storiche che rendono Verona, ancora oggi, unica e irripetibile, mentre favorì il turismo di massa. 
Questa vicenda porta Verona ad essere un grande centro di pellegrinaggio per le persone che vedono nella città il simbolo dell’amore e nello stesso tempo sovrastano le bellezze storiche della città che soffrono un po’ della rilevanza minore rispetto a questo sito. I veronesi vivono come una sorta di ovvietà per la risonanza maggiore che ha rispetto ad altri siti il Museo di Castelvecchio, che ha una sua rilevanza storica e architettonica importante per lo sviluppo del centro storico, piuttosto che l’Arena o il Teatro romano. Insomma si è creato questo binomio strano di turismo e storia che fa vivere Verona di una tradizione sicuramente importante ma che è stata un po’ enfatizzata. 

In qualche modo questa vicenda ha fatto dimenticare i tesori di diverse epoche che, attraverso una stratificazione, si possono vedere e “leggere” a Verona. 
Sì, più che dimenticare, possiamo dire che esiste una sorta di scala di valori: la casa di Giulietta viene vista come il must del turismo che si reca nella città, mentre tutte le altre bellezze passano in secondo piano. Questo avviene non perché non si percepisca il valore rappresentato da questi beni ma perché hanno una minore risonanza nel tempo, per cui le persone si sono affezionate a questa idea di Verona come città dell’amore e di Romeo e Giulietta, più che come a una Verona che, nel tempo, si è stratificata e ha conservato monumenti e vicende storiche di cui è ricchissima al pari di altre città italiane. E’ un po’ un elemento che anche attualmente è molto dibattuto per i progetti delle amministrazioni locali perché non si riesce a vedere e capire come convogliare questo turismo verso i molti siti culturali e artistici che vanta.

Lei scrive “Verona è una piccola Roma”. In qualche modo è diventata una espressione classica che si sente nei vicoli del centro storico. Un po’ come dire “Amsterdam è la Venezia del Nord”. Eppure c’è una connotazione negativa. Come mai? 
La connotazione negativa è legata al fatto che la città e i veronesi si sentono assimilati a una città come le altre come se le bellezze di Verona non fossero abbastanza importanti per essere considerate come tali, e viene fatta apparire come una piccola Roma. Pur essendo stata dal 1405 fino alla fine del Settecento soggetta alla Repubblica di Venezia, Verona è sempre stata una città molto legata al suo tessuto romano. E anche i monumenti rimasti in città che la connotano come una piccola Roma sono stati un elemento molto importante per i cittadini, ma soprattutto per gli studiosi che ne hanno trattato all’interno di libri e studi. Queste testimonianze in effetti sono molto più grandi e importanti di quanto non appaia. Si pensi che nel ‘500 e nel ‘600 anche l’èlite cittadina era molto legata a questa idea di avere una discendenza romana, prova ne sia che le pitture murali e le decorazioni all’interno dei palazzi nobiliari trattano argomenti legati alla storia di Roma Antica.

Quante Verona esistono? Lei abbraccia un lunghissimo arco temporale, per cui attinge elementi da tante civiltà che si sono succedute nel suo dominio e nel suo controllo
Se noi andiamo a vedere una città attraverso i secoli vediamo che esiste una Verona romana, una Verona veneziana, una Verona viscontea, come una Verona asburgica. Quello che è abbastanza interessante è che ancora oggi ciò si legge nel tessuto della città. Per cui l’intento di questo libro era di mettere in evidenza gli elementi che offrono al cittadino veronese la possibilità di comprendere che non oltre a focalizzarsi sui monumenti dell’epoca di Roma più noti, ad esempio l’Arena, ce ne sono altri che ci dimostrano che è stata soggetta a molte dominazioni. Abbiamo un arsenale strepitoso che ci ricorda il periodo asburgico, i forti, la cinta muraria che parte dall’età comunale fino ad arrivare ai rimaneggiamenti asburgici. 

Le incredibili curiosità. Perché ha usato questo aggettivo? 
Proprio perché a volte non sono entrati nella memoria condivisa della città per cui ci sono magari degli eventi che fanno riferimento a vicende notissime. Faccio un esempio: il Carnevale veronese. È abbastanza famoso, del resto siamo vicino a Venezia che vanta un Carnevale antichissimo, eppure non lo si conosce ancora come meriterebbe.

Secondo lei questo patrimonio di inestimabile valore è accessibile al grande pubblico? 
È accessibile sicuramente nel senso che Verona è un museo a cielo aperto, e si può vedere passeggiando per la città. C’è anche una parte di patrimonio che è sommersa. Verona ha, come tutte le città storiche, un patrimonio di palazzi nobiliari e ville nel territorio e nelle campagne circostanze. Questi beni sono meno accessibili perché sono prestiti. Io negli anni mi sono occupata di patrimonio artistico e culturale non solo perché sono uno storico dell’arte ma anche perché faccio parte dell’Associazione Amici del Museo che in qualche modo mi ha permesso di andare a scoprire questi tesori che non sono facilmente accessibili. Uno degli esempi è Palazzo Canossa nel Corso Cavour al cui interno si può ammirare il soffitto dipinto da Giovambattista Tiepolo.

Le autorità locali, il Comune, la Regione promuovono iniziative volte alla conservazione e fruizione di questi beni? 
Sinceramente negli ultimi anni non ne ho viste molte. C’è una vivace realtà associativa che alimenta un processo interessante per la conservazione e la fruizione di questi beni culturali. Giusto per fare un esempio: a Verona abbiamo una splendida sinagoga. Essendo un luogo di culto, non ci sono molte occasioni per visitarla, ma noi come Amici del Museo siamo riusciti con l’assenso e la collaborazione del rabbino ad aprire la sinagoga alle visite turistiche coinvolgendo un gran numero di persone.

Non pensa che un lavoro così ampio andrebbe fatto conoscere alle guide turistiche locali in modo che, a loro volta, lo potrebbero far conoscere ai turisti? Si tratta di siti e beni che normalmente non entrano negli itinerari tradizionali… 
Sì, molte guide lo fanno già. Io non ho fatto riferimento ai volumi già pubblicati, ma ho fatto riferimento anche alle guide turistiche che di fatto mi hanno raccontato delle curiosità che non conoscevo. Le guide sono mediatori culturali tra la conoscenza scientifica e il grande pubblico e hanno la capacità di rendere fruibili siti che solitamente non sono accessibili. A Verona ci sono molte guide che si aggiornano e tentano di far conoscere non solo i grandi siti e musei della città, ma pongono l’attenzione anche ai siti più periferici che hanno comunque una storia da raccontare.

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