Cultura

In viaggio nell’età dell’incertezza, dell’amore e di un inaspettato destino

Dalla penna del napoletano Carlo Montariello un romanzo di formazione delicato e struggente, segnato da un’improvvisa quanto dolorosa morte


07/09/2020

di CATONE ASSORI


La “prima volta” di Carlo Montariello, nato a Napoli nel 1968, è di quelle che lasciano il segno. Ovvero La ragazza del fuoco (Astoria, pagg. 274, euro 16,90), una storia di formazione - inquadrata su diversi piani temporali - che si propone alla stregua di un viaggio fra le pieghe dell’incertezza e dell’amore, per poi imboccare la strada di un inaspettato destino. Il tutto supportato da una scrittura capace di dare un senso alle parole; di addentrarsi, quasi senza darlo a vedere, fra le pieghe dolci e amare dell’esistenza; di tratteggiare personaggi “delicati e struggenti”, segnati da ombre che ti entrano dentro e ti inducono alla riflessione. 
A raccontarsi - siamo inizialmente nel 2001 - è un uomo di trentatré anni, che si guadagna da vivere scrivendo storie. Il quale d’improvviso si rende conto di aver smarrito il bandolo della sua, di storie, sentendo di colpo di aver centrato in pieno “quella predizione”. Ma quale? Tempo di un sospiro e il ricordo porterà il lettore a confrontarsi con i fatti successi ventun anni prima. Al tempo perduto della giovinezza, “l’unico tempo in cui ogni aspirazione ricade nel regno del possibile”. Giocando a rimpiattino con “la forza dell’adolescenza, che con le sue paure e bassezze, nonché con la sua grande vitalità ed energia, si accosta impietosamente all’insoddisfazione degli adulti e a una sottile e costante violenza nei loro rapporti”. 
Eccoci quindi nel torrido agosto del 1982, l’anno dei mondiali di calcio, e all’incontro con il quattordicenne Marco Milordi, che sta trascorrendo le vacanze insieme alla famiglia a Baia Carlo, su una costa dell’Italia meridionale dove, dalle parti della scogliera, in una villa tiene banco un’attrazione proibita: una ex prostituta, bella da lasciare senza fiato, che tutti in paese chiamano “la francese”. Una specie di fantasma nell’immaginario collettivo, che stimola fantasie e maldicenze. Nemmeno a dirlo, in tale contesto, il racconto delle giornate passate in spiaggia, delle nuotate e delle scorribande con gli amici si intreccerà on un clima di tensione e, se vogliamo, anche di imminente pericolo. 
Cosa succede è presto detto: Marco incontra due persone che cambieranno per sempre la sua vita e, in maniera differente, contribuiranno alla sua crescita, segnandone il passaggio dalla condizione di ragazzo a quella di uomo. Ovvero Achille, un vecchio bizzarro il cui sguardo “perforerebbe una lastra di marmo”, una specie di dispensatore di saggezza, quella stessa che lo aiuta a trovare le risposte ai suoi quesiti esistenziali; e poi Maria, appunto la ragazza del fuoco, una coetanea di Marco impertinente e ribelle. Una ragazzina misteriosa contraddistinta da una “sensualità arcaica” che lo trascinerà sull’inaspettato sentiero del cambiamento. 
Purtroppo a condizionare il quotidiano di quel periodo, e non solo, si verificherà una morte improvvisa e violenta (quella ovviamente di Achille, della quale verrà accusata Maria, poi processata a fronte di prove schiaccianti e relegata in riformatorio) che segnerà la fine dell’adolescenza dei nostri due protagonisti. 
Passano vent’anni o poco più e il destino vorrà che Marco e Maria, che nel frattempo ha finito di scontare la pena ed è diventata una pittrice, si tornino a incontrare. Con Marco a rievocare il senso di desolazione e di perdita che nei mesi successivi “lo aveva fatto sentire estraneo alla vita”, in quanto, dentro di lui, “si era spenta la luce” e il quotidiano si era trasformato in una sofferenza violenta e insopportabile. E Maria a raccontargli che, in realtà, non era stata lei a… 
Carlo Montariello, si diceva, forte di studi alla Sapienza di Roma e alla Federico II di Napoli a fronte di una laurea in Storia del Cinema, con lavori allargati al grande schermo, al teatro e alla televisione. Lui autore, oltre che di diversi articoli, del saggio La Napoli milionaria! di Eduardo De Filippo. Dalla realtà all’arte senza soluzione di continuità. Lui che da sempre scrive fiction per la tv. Suoi da oltre due decenni, ad esempio, i dialoghi di Un Posto al Sole, la prima e più longeva soap opera italiana, in onda su RaiTre dal 1996. Lui che su ilLibraio.it ha raccontato come il coronavirus abbia fermato le riprese e come la pandemia impatterà sul lavoro anche in futuro: “Non so quando noi sceneggiatori di fiction -  ha tenuto a precisare - riprenderemo a lavorare, ma sono certo che quando succederà sarà tutto ancora più aderente alla realtà di quanto lo era prima… Perché sarà diverso, come saremo diversi noi”. 
E ancora: “Per tutti questi anni, tranne che per la consueta breve pausa estiva, abbiamo ininterrottamente raccontato le vicende e le emozioni dei nostri protagonisti. Poi, qualche mese fa, un minuscolo agente infettivo, il Covid-19, ha improvvisamente fatto irruzione nelle nostre vite e ci ha costretti, assieme a tutta l’Italia e a gran parte del resto del mondo, a fermarci”. 
Così, anche le produzioni televisive, come molte altre attività produttive, per ovvi motivi di sicurezza, si sono dovute bloccare. “E il tempo, quando si sospende o si rallenta, genera inevitabilmente delle domande. In effetti, chiuso in casa, senza vedere nessuno, in quei giorni di disassuefazione dalle tue abitudini, rifletti sulla vita, sul senso da dare o da togliere a tante cose, piccole o grandi che siano. Per esempio, ti chiedi come sarà il lavoro quando tutto si rimetterà in moto; in che modo racconteremo questo momento; come lo rappresenteremo. E poi sarà facile, difficile? Sappiamo che finché non arriverà un vaccino, il virus non ci abbandonerà e che, quindi, dovremo stare attenti, tenerci a distanza, non abbassare la guardia. E poi gli attori come faranno? Potranno ancora baciarsi, abbracciarsi, prendersi a pugni, confidarsi segreti all’orecchio, sottovoce, o dovranno tenersi anche loro a distanza?”. 
Parole non certo campate in aria, che lasciano il segno. Con la certezza che ci si dovrà confrontare con una nuova realtà. Ma a fronte di quali scelte, di quali decisioni e di quali opportunità da poter cogliere? Di certo, assicura Montariello, “avremo tutti il dovere di essere più responsabili e creativi, sullo schermo come nella vita”.

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