Cultura

In Sardegna alla scoperta di Sadali, l'antico borgo dell’acqua dalle atmosfere fiabesche


28/09/2020

di Valentina Zirpoli


Un antico borgo rurale fatto di vecchie case in pietra circondato da boschi rigogliosi, ruscelli, cascate, mulini e grotte dimora delle fate. Una tipica e affascinante scenografia fiabesca che però non è frutto della fantasia di un abile narratore o cantastorie, bensì è realtà. 
Questo luogo dalle magiche atmosfere è Sadali, un piccolo paese situato nel sud della Sardegna nella subregione storica della Barbagia di Seùlo. 
Abitato sin dal periodo prenuragico e nuragico, come testimonia la presenza nel territorio di alcune domus de janas e di alcuni nuraghi, Sadali è conosciuto come il “paese dell’acqua”, solitamente carente in tutta l’Isola. Freschi ruscelli, torrenti che sfociano in fontane, sorgenti costellate da mulini e bellissime cascate la fanno da padrone. Un vasto altopiano carsico garantisce un serbatoio alimentato da queste sorgenti perenni e dall’acqua piovana, che vanno ad accumularsi nelle falde sottostanti. L’acqua passa quindi sotto le case, in alcuni casi dentro, ed è l’elemento costante nella quotidianità del paese.

Le cascate di San Valentino

Situata nel centro storico del borgo, la cascata di San Valentino è l’unica della Sardegna a scorrere in un centro urbano. 
Sorge davanti alla chiesa dell’omonimo santo patrono, qui molto venerato e celebrato tre volte all’anno: il 14 febbraio, l’8 maggio e il 6 ottobre. La devozione deriva da una leggenda: un uomo che vagava portando con sé una statuina del santo fece sosta a Sadali, di fronte a una cascata. Alla ripresa del cammino, nonostante gli sforzi, non riuscì a smuovere la statua. Allora i sadalesi custodirono gelosamente il simulacro ed eressero un ‘tempio’ al santo. Dalla chiesa parrocchiale prese nome lo spettacolo della natura che le scorre perennemente di fronte, la cascata di san Valentino. 
La cascata è alimentata dalla risorgiva Funtana Manna. Le sua acque compiono un salto di sette metri lungo un verdeggiante costone roccioso. Poi il loro flusso finisce dentro sa Ucca manna, un baratro sotterraneo dotato di un sentiero in pietra per la visita. Il torrente scorre nella “grande bocca” per 150 metri prima di fuoriuscire nella zona bassa dell’abitato, che si distende sul pendio dell’altopiano detto su Taccu, serbatoio di falde che alimenta una miriade di sorgenti. Durante l’età feudale la forza dell’acqua era usata per azionare vari mulini che costellavano il paese, uno dei quali si trova accanto alla rapida.


La Chiesa parrocchiale di san Valentino

Di fronte alla cascata si erge la chiesa parrocchiale di San Valentino. 
Il santuario, il cui primo impianto, in stile tardo bizantino con influssi del nascente romanico locale, risale al IX-X secolo e custodisce un altare di legno del Seicento. 
E’ l’unica chiesa in Sardegna consacrata al Santo degli innamorati. 
Nel corso dei secoli ha subito l’influenza gotico – aragonese poi quella sabauda, fino ad essere rimaneggiata nella metà del secolo scorso dotandola di un campanile che ha dato un nuovo volto alla chiesa. 
L’interno si caratterizza per una sola navata, semplice e priva di decorazioni, dominata dalle vetrate colorate e dal rosone posti sull’altare.


Le grotte di Is Janas

Nel territorio di Sadali al confine con il borgo di Seulo, all’interno di una rigogliosa foresta di lecci, si possono ammirare le grotte di Is Janas, lunghe 240 metri e costellate da stalattiti, stalagmiti e fauna rara. 
La leggenda narra che queste suggestive grotte fossero abitate dalle fate. Si tramanda, infatti, che esse vivessero qui, lontano da occhi indiscreti, a preparare prelibatezze e dolci e fossero poi state pietrificate da Dio per avere ucciso (e schernito) un vecchio frate. 
Addentrandosi nella grotta, suddivisa in sei ambienti, si accede a s’Omu de is Janas, la casa delle fate. In questa sala ovoidale lunga 25 metri e larga 8 troverai le janas sarebbero diventate – secondo leggenda - tre imponenti stalagmiti. Colate, colonne e drappeggi marmorei rendono il luogo incantevole. Dall’alto del soffitto, una tempesta di stalattiti bianche. Su Mulinu è la terza sala, caratterizzata da una massiccia colata color ocra. Vicino c’è una piccola stalagmite che ricorda una Madonna col bambino. 
L’ambiente successivo è su Longu, un corridoio spoglio sul cui fondo si possono ammirare basse colonne che si affacciano su un laghetto. Da qui si accede al Ponte, una lama di roccia che porta all’ultima stanza, la sala del Guano, riparo di una folta colonia di pipistrelli. 
Un luogo rimasto fermo nel tempo.


Su Stampu de su Turrunu

Nei pressi delle grotte di Is Janas si trova un altro monumento naturale di rara bellezza: su Stampu de su Turrunu. Si tratta di un tunnel, sviluppatosi nelle rocce giurassiche dei Tacchi – tipici rilievi con ripide pareti - e generato dall’erosione dell’acqua, che sfocia in una piccola grotta dove scorre un torrente, su Longufresu, che crea una salto di 16 metri e un laghetto, per poi proseguire la sua discesa verso valle.  
E’ possibile raggiungere questo luogo, uno dei più suggestivi di tutta la Sardegna, attraverso sentiero segnato.


Il Trenino Verde

Sadali è fermata dell’ecologico Trenino Verde. Si tratta dello stesso convoglio che nel 1921 trasportò lo scrittore inglese Lawrence, che insieme alla moglie Frieda attraversò l’entroterra raccontando il suo percorso in “Mare e Sardegna”, il cui pensiero sull’isola si riassume nelle parole “Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo”. 
Il percorso del Treno Verde Mandas – Seui si svolge lungo la linea ferroviaria Mandas -Arbatax, lungo 72 chilometri, e la sua durata è di circa 4 ore all’andata e 3h 30’ al ritorno. La prima parte del viaggio attraversa le montagne incontaminate del Gennargentu. Una volta superato il Flumendosa, il Trenino Verde s’inerpica su una lunga salita panoramica tra le selvagge montagne della Barbagia, terminando il suo percorso a Seui. Da Mandas a Sadali sono 58 chilometri di percorrenza.


Fonti e immagini: 
www.sardegnaturismo.it 
www.treninoverde.com

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