Cultura

Il vissuto di Sophie Stark sotto la lente di ingrandimento di sei conoscenti

A parlare, con il dovuto garbo, di questa regista che realizza film più reali della vita stessa è la giornalista americana Anna North


10/02/2020

di Catone Assori


Chi è Sophie Stark? Una donna brillante, “esasperante e totalizzante”, ma soprattutto una giovane regista che realizza film “più reali della vita stessa”. Una antieroina trascinante e per certi versi unica che non si adegua alle aspettative, peraltro pagandone pesantemente le conseguenze. Una donna geniale, ma anche “onnisciente e inconoscibile”, fanaticamente alla ricerca della verità, da lei intesa come messa a nudo dei personaggi. E i cui film, infatti, sembrano spaccati intimi di graffiante verità. 
Sta di fatto che a parlare di lei, in Vita e morte di Sophie Stark (Astoria, pagg. 296, euro 19,00, traduzione di Valentina Ricci), un lavoro del 2015 scritto dall’americana Anna North, saranno sei persone che più delle altre le sono state vicine, anche se non sempre fisicamente, e che raccontano quel loro rapporto, appunto diretto o indiretto, in prima persona. 
Ovvero Allison, Jacob, Robbie, Daniel, George e Ben Martin, il giornalista che, alla sua morte, si trova a combattere con una sensazione mista di sensi di colpa e imbarazzo per aver scritto una recensione negativa su un suo film e “per aver contribuito, in qualsiasi modo, a quello che provava alla fine della sua vita. E al tempo stesso - tiene a precisare - mi vergognavo di pensare che qualsiasi cosa facessi potesse importarle. Non volevo parlare di Sophie Stark con nessuno; volevo solo che mi lasciassero in pace”. 
Risultato? Pagina dopo pagina la figura di questa donna fuori dalle righe affiorerà attraverso gli occhi di coloro che ha amato, usato, immortalato o anche danneggiato. Perché, come tutti, qualche difetto pure lei se lo portava al seguito. Sta di fatto che, attraverso le loro parole, anche il lettore si troverà a farsi carico di questa ingombrante figura; a rendersi conto che dietro al piedistallo della grande artista c’è dell’altro. Insomma, una specie di dipinto ricco di sfaccettature in chiaroscuro che catturano, intrigano e inducono anche alla riflessione attraverso i sei diversi punti di vista delle voci narranti. 
In buona sostanza emergerà “il ritratto intimo di una donna inafferrabile, che non riesce a comunicare i propri pensieri e sentimenti se non dietro a una macchina da presa. E il cui monumentale talento e la cui implacabile ossessione per la verità artistica sembrano sopraffare la sua stessa capacità affettiva, finendo in questo modo per ferire coloro che più la amano”. 
Come da note editoriali, “i sei punti di vista sono non soltanto altrettante soggettive su Sophie Stark, ma accendono le luci anche sul passato, ricco di esperienze di vita di grande intensità umana, delle voci narranti. E Sophie Stark, unico denominatore comune di sei storie in teoria molto diverse, finirà per intrecciarle strettamente attraverso un colpo di scena estremo. 
Insomma, una apprezzabile prova d’autore da parte di Anna North, giornalista e scrittrice nata a Williamsburg, in Virginia, che oggi vive a Brooklyn, in quel di New York. Una penna di tutto rispetto che dal 2014 al 2017 è stata membro del comitato editoriale del New York Times dirigendone l’allegato This Week in Hate. Una penna che ha scritto e pubblicato per diversi giornali, fra i quali Jezebell, BuzzFeed, Salon (con tanto di ringraziamenti finali ai colleghi di queste testate per il loro sostegno), San Francisco Chronicle e, attualmente, per Vox
Lei che aveva debuttato nella narrativa nel 2011 con l’apprezzato e gradevole America Pacifica, per poi riproporsi vincente con Vita e morte di Sophie Stark, accreditato in patria del Lambada Literary Award oltre a proporsi come finalista, in Francia, del Prix Médicis e del Prix Femina.

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