Prima pagina

Il settore piĆ¹ promettente in termini di crescita e sviluppo? Certamente quello sanitario

I cospicui finanziamenti di cui godrà, assieme al fatto che le aziende biofarmaceutiche stanno operando senza interruzioni nella catena degli approvvigionamenti e della produzione, fanno di questo comparto un punto di riferimento


11/05/2020

di Tancredi Re


L’attuale crisi è diversa dalle precedenti. Questa volta l’economia globale è stata deliberatamente messa in recessione per arginare un crollo che altrimenti avrebbe potuto risultare insostenibile. In tale contesto le aziende biofarmaceutiche sono chiamate a svolgere un ruolo chiave nel sostenere le strategie governative per uscire dall’emergenza che ha coinvolto il mondo intero. I test, i trattamenti terapeutici e i vaccini, nonché l’impegno per far guarire gli ammalati e contrastare la diffusione del Covid-19, sono e saranno quindi al centro degli sforzi per contenere e fermare il rischio epidemico. 
Le aziende saranno impegnate non solo nella contingenza attuale ma anche in prospettiva visto che - come ricorda la professoressa Gismondo nell’intervista pubblicata in apertura - si ritiene che le pandemie su scala globale possano risultare ricorrenti e, quindi, gli Stati non hanno altra scelta che investire nell’ammodernare, rendere sicuri ed efficienti, i propri settori sanitari. 
Le imprese farmaceutiche, dal canto loro, dovranno continuare a investire oltreché nel capitale umano, in ricerca e sviluppo di nuove molecole e vaccini per mettere a disposizione dei Governi e delle organizzazioni internazionali nuove armi e strumenti di diagnosi per la cura e la prevenzione di malattie di origine batterica e virale. 
Sebbene sia ancora molto difficile quantificare gli effetti complessivi della pandemia sugli utili societari globali, il settore sanitario dovrebbe dimostrarsi relativamente resistente e, come nelle precedenti recessioni, mantenere lo status difensivo. 
La capacità del settore di innovare e sviluppare soluzioni per questo enorme cambiamento di paradigma sarà fondamentale per aiutare le nostre società ad affrontare un mondo post-pandemico. 
In tale contesto tre driver di performance a lungo termine giustificano gli investimenti degli Stati e dei privati nel settore della salute. 
Si assiste anzitutto alla crescita strutturale della spesa sanitaria sia nelle economie sviluppate sia in quelle emergenti. Tra i fattori demografici che determinano l’aumento della spesa sanitaria vi sono l’invecchiamento della popolazione, la domanda di terapie all’avanguardia nei mercati emergenti, le malattie legate allo stile di vita come il diabete e le patologie cardiovascolari, sempre più spesso trattate come malattie croniche. 
L’assistenza sanitaria, inoltre, rappresenta una parte consistente e crescente della spesa pubblica e delle famiglie nei Paesi sviluppati. Nei Paesi emergenti, le politiche dei Governi locali, pertanto, hanno portato a un aumento della spesa sanitaria. 
A sua volta l’innovazione è un fattore cruciale per la performance: non a caso le aziende sanitarie investono fino al 20% del fatturato in ricerca e sviluppo. Questi investimenti coprono un ampio spettro di nuove applicazioni: dalle terapie alle tecnologie e attrezzature per creare nuovi mercati e nuove opportunità terapeutiche. 
Il terzo driver è rappresentato dalla maggiore visibilità a lungo termine: molte aziende del settore vantano bilanci solidi e un’elevata generazione di free cash flow. E bassi livelli di indebitamento. 
La visibilità rimane elevata nell’attuale contesto di grande incertezza: si prevede che il settore vedrà ancora una certa crescita delle vendite e degli utili nel 2020. Dovremmo tornare rapidamente a circa il 5% di crescita delle vendite globali, con un aumento degli utili dell’8-10% all’anno. 
Il settore è inoltre caratterizzato da un’elevata spesa pubblica e privata. La salute della popolazione è infatti una priorità assoluta per i governi. Di fronte alla crisi senza precedenti di oggi, i Governi si stanno concentrando per far fronte all’epidemia e la spesa sanitaria di quest’anno supererà certamente le aspettative. 
Negli Stati Uniti, 130 miliardi di dollari del pacchetto di stimolo di 2.300 miliardi, pari al 10% del Pil Usa, andranno direttamente al settore sanitario. In Francia, il Governo ha annunciato un aumento di 3 miliardi di euro della spesa per le attrezzature mediche. 
Nell’Unione europea il Meccanismo di stabilità e il Recovery Fund, ancora da attivare, faranno confluire cospicui investimenti nei sistemi sanitari e nelle aziende del settore valutati nell’ordine di 600-800 miliardi di euro. Ancora: l’Unione europea ha annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di partecipare alla maratona per raccogliere 7,5 miliardi di euro di fondi da destinare allo sviluppo di farmaci e vaccini contro il Coronavirus con un finanziamento di un miliardo di euro. 
Alla Conferenza globale per dare vita alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations per fare fronte comune alla minaccia Covid-19, trovare farmaci e vaccini efficaci e renderli disponibili a prezzi contenuti in ogni angolo del mondo, oltre all’Unione Europea e all’Arabia Saudita che aveva già annunciato l’intenzione di partecipare con un assegno da 500 milioni di dollari, la Francia renderà disponibili 500 milioni di euro, la Germania 525, la Spagna 125 milioni di euro (50 a favore della Global Vaccine Alliance e 75 per la coalizione internazionale) e il Regno Unito 388 milioni di sterline. 
I cospicui finanziamenti di cui godranno negli anni a venire, unitamente al fatto che le aziende biofarmaceutiche stanno ancora operando senza interruzioni nella catena di approvvigionamento e di produzione, fanno della salute il settore con prospettive di crescita e sviluppo tra i più promettenti nei prossimi anni.

(riproduzione riservata)