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Il rischio legato alle chiusure? Che aumenti il lavoro nero in maniera esponenziale


06/04/2021

di Artemisia


La crisi del Covid, la lentezza nell’arrivo dei ristori e la loro scarsità stanno facendo proliferare il lavoro nero. Una esercito di parrucchieri, barbieri, ristoratori, commercianti, operatori del fitness, hanno inventato mille espedienti per cercare di arginare le perdite e di non andare in bancarotta. La pandemia ha provocato nel 2020 "una perdita di circa 450 mila posti di lavoro” come ha ricordato la Cgia di Mestre. Con le chiusure delle ultime settimane, a tanti di questi disoccupati "si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che quotidianamente si recano nelle case degli italiani ad esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate", scrive l'ufficio studi della Cgia. E’ una platea difficilmente quantificabile che va ad ampliare un sommerso già esistente prima del Covid e che secondo l’Istat conta circa 3,2 milioni di lavoratori. 
Ci sono parrucchieri e barbieri che vengono a casa e fanno barba, capelli e tinta nel salotto. Ci sono negozi che invitano, senza tanti infingimenti, la clientela a prenotare un appuntamento per provare la merce che è recapitata direttamente a domicilio senza alcuno sovrapprezzo. Ci sono trainer del fitness che hanno trasformato giardini pubblici in palestre all’aria aperta e svolgono regolari lezioni ai più incalliti amanti dello sport. Alcune palestre hanno attrezzato i piazzali antistanti o i terrazzi per accogliere i soci, approfittando che lo sport all’aperto è consentito. Ma è possibile eludere i divieti anche spacciandosi per atleti. L'allenamento agonistico è consentito anche nelle zone rosse. Sempre nella Capitale un paio di cinquantenni si sono spacciati per atleti pur di poter giocare a padle e a tennis. Per avere accesso alle strutture, è sufficiente un certificato agonistico rilasciato da un qualsiasi medico sportivo. Spesso questo è indicato dalla stessa palestra e a prezzi calmierati. Ciò che prima del Covid costava anche 80 euro per gli over 40 ora si ottiene a 25 euro. La palestra provvede ad iscrivere il “campione” a una gara di “preminente interesse nazionale” come cita il Dpcm sulle chiusure. La gara la maggior parte delle volte è solo nella carta. Per accedere alle piscine, oltre al certificato agonistico, c’è l’alternativa di dimostrare un'esigenza di tipo terapeutico o riabilitativo. Nei centri termali l’ingresso è consentito per balneoterapia su prescrizione medica. 
Sono situazione border line, che si muovono sulla striscia sottile tra lecito e illecito. 
Secondo la Cgia, la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi mesi. “Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c'è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante - afferma la Cgia - Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare una nuova occupazione saranno costrette a optare per un lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi per integrare le magre entrate familiari”. 
La Cgia critica la decisione del governo Draghi di chiudere in zona rossa il settore benessere. “E’ una scelta immotivata". Anche perché, viene spiegato, "le attività di acconciatura e di estetica dal maggio dell'anno scorso hanno applicato con la massima diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie e dal Governo precedente, intensificando le già rigide misure previste dal settore sul piano igienicosanitario e si sono riorganizzate per garantire la massima tutela della salute degli imprenditori, dei loro collaboratori e dei clienti”. 
Gran parte di queste attività lavorano su prenotazione e hanno investito molto sulla prevenzione e i dispositivi sanitari. “Non risulta che in nessuna parte del Paese - dice la Cgia - si siano verificati dei focolai di contagio presso queste attività tale da giustificare la decisione di chiudere tutto".

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