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Il mezzo matto genialoide che mette paura a Bruxelles

Boris Johnson, l'estroso neo-premier britannico, non è personaggio da prendere sottogamba. Logico quindi che qualcuno debba iniziare a preoccuparsene


29/07/2019

di Sandro Vacchi


Fra poche righe dirò di Boris Johnson, neo premier britannico, ma prima lasciatemi celebrare una eccellenza italiana, Eliana Frontini, docente in un liceo di Novara. Nel suo profilo Facebook questa docente ha scritto che il carabiniere ammazzato a Roma da un drogato americano aveva una faccia poco intelligente e di lui non si sentirà la mancanza. «Uno di meno», la conclusione della sensibile educatrice dei nostri figli, con tanto di firma e anche di fotografia mentre si fa un selfie. 
Non si tratta né di una ragazzetta precaria né di una anziana avviata verso la demenza senile, ma di una signora (si fa per dire) di 51 anni con lunga esperienza scolastica sulle spalle. Pare che non sia nuova ad attacchi alle forze dell'ordine, tempo addietro se la sarebbe presa con una guardia carceraria che faceva la spesa in divisa. Quando sono arrivate le prime reazioni al suo sensibile messaggio, la professoressa ha imparato qualcosa, cioè che l'aveva fatta fuori dal vaso. Così si è affrettata a dire che si era sbagliata: il classico “tacon pezo del buso”. Allora io le notifico che è una carogna infame e anche ipocrita. Si aspetta che aggiunga “Pardon, mi sono sbagliato”? No, esimia professoressa: se non è in grado di intendere, smetta di insegnare, mi auguro ci pensi il ministero, dopo che l'hanno sospesa. Da parte mia ribadisco che lei è una carogna infame e ipocrita, e fa schifo a milioni di italiani. 
Finito con questa nullità, passiamo a un tizio che rischia di significare molto in Europa nei prossimi mesi e anche ben oltre. Boris Johnson, nuovo primo ministro britannico, sarà l'uomo della Brexit, cioè l'abbandono di Londra a Bruxelles dopo la guerriglia che si protrae da quando il referendum fece cadere David Cameron e Theresa May cominciò a occuparsi del divorzio “morbido”. 
Fossi in alcune persone comincerei a preoccuparmi del giocherellone platinato entrato al numero 10 di Downing Street. Mi riferisco a Ursula von der Leyen, neo presidentessa della Commissione Europea; a Christine Lagarde, neo superbanchiera della BCE; a David Sassoli, ex giornalista Rai in forza PD e neo presidente del Parlamento Europeo. Per quanto riguarda la stampa “di alto livello”, azzimata e convinta di sapere tutto, ecco a voi Beppe Servergnini in rappresentanza di tutto il battaglione. Il giornalista del Corsera, appena uscito dalla direzione del settimanale allegato, è un Nientologo senza eguali, nel senso che scrive a ruota libera di tutto ciò di cui non sa o non capisce una mazza. 
Stilando un ritratto di Johnson, ha detto che gli mancano preparazione e affidabilità. Certo: Einstein era un po' tonto, Van Basten non sapeva giocare a pallone e Melania Trump è una cozza. Oh, Beppe, sveglia! La realtà è che Johnson sta sinceramente sulle scatole a tutti i detrattori dei Trump, dei Putin, dei sovranisti, degli anti-euro, i quali, per partito preso, sparano a zero sugli avversari per la semplice ragione che tali sono, e i nemici si odiano senza se e senza ma, dalle parti del Sol dell'avvenire. 
Che cosa aspettarsi, del resto, da chi, quando la Lega ha messo insieme il 34 per cento dei voti alle ultime Europee, ha dichiarato che ciò era dovuto alla crescente ignoranza degli italiani? Certo, quattro anni prima, quando il PD di Renzi si era cuccato il 40 per cento e i salviniani vegetavano attorno a quota 6, eravamo un Paese di genietti, poi in pochi anni l'ignoranza si è moltiplicata per 5, vero? Il bello è che l'acculturato estensore del fulgido pensiero, così lo ha espresso: «A me stupisce che...». Sicuro, signor Gianni Cuperlo, stupire regge il dativo, vero? 
Allora, esco dall'inciso, ma “quanno ce vo' ce vo'”, per far notare che il 90 per cento dei parlamentari italiani un curriculum come quello di Johnson non arriva nemmeno a sognarselo. E non parlo solo della scarsamente acculturata ex ministra PD dell'Istruzione (si fa per dire) Valeria Fedeli, turbata da complessi di inferiorità. Johnson è fornito di tutte, ma proprio tutte, le caratteristiche adorate dai radical chic. Soltanto che è conservatore, quindi nemico da sbertucciare. 
E' non di buona, ma di ottima famiglia, con radici che più globaliste non si può: inglesi, turche, russe, ebraiche, francesi e tedesche. Dio mio, che chic! Vero, madamine scarlatte? Nato negli Stati Uniti, ha studiato alla Scuola europea di Bruxelles, poi a Eton, poi a Oxford, dove si è laureato a pieni voti in Lettere classiche. A questo punto il 90 per cento dei parlamentari italiani sarebbero già fuori gioco, ma non è finita. Parla quattro lingue moderne, compreso l'italiano (diversamente da una parte dei nostri politici, Di Maio in testa) e ha scritto la più apprezzata biografia esistente su Winston Churchill: fuori partita qualche altra decina di deputati e senatori nostrani. 
Ha fatto il giornalista, e questo non è un titolo di merito, in un Paese dove il giornalista di maggior successo finì a testa in giù a Piazzale Loreto. Comunque Johnson ha scritto per il Times e il Daily Telegraph, che non sono i nostri foglietti da poche migliaia di copie, poi ha diretto lo Spectator. 
Fra il 2008 e il 2016 ha fatto il sindaco di Londra, che sarà più facile di Roma da amministrare, ma è pur sempre più popolosa dell'intero Portogallo. Qui ha gestito alla perfezione le Olimpiadi del 2012, insistendo, fra l'altro, per un politica verde del traffico, taxi a idrogeno, auto elettriche e piste ciclabili: tutta roba che, se l'avesse fatta la sinistra al caviale, la città avrebbe avuto il Nobel per la Pace. Ciliegina sulla torta: il conservatore Boris ha reintrodotto il latino nelle scuole pubbliche “per evitare che la sua conoscenza sia limitata solo a chi ha avuto il privilegio di un'educazione privata.” Parole da pericoloso reazionario classista, vero? Si vergogni, piuttosto, la nostra sinistruccia dai sinistri propositi di estirpare la cultura classica. 
Quando ha finito in municipio, Johnson non è andato a vivacchiare in qualche fondazione pseudoculturale, ma ha fatto il ministro degli esteri di sua maestà britannica, numero uno del Foreign Office. E lì si è distinto anche per una delle sue gaffe che nulla hanno da invidiare a quelle di Mike Bongiorno. Del presidente americano Barack Obama disse infatti che era contrario alla Brexit in quanto diffidente verso la Gran Bretagna a causa della sua origine “mezza keniota”. 
Boris sostiene che non si tratta di gaffe, ma di verità senza abbellimento: di certo non ha peli sulla lingua e il suo è il linguaggio meno “politicamente corretto” che si possa immaginare. 
Parole lontane anni luce dai minuetti verbali della diplomazia, in testa quella dell'Unione Europea, terrorizzata dall'euroscetticismo calibro 45 magnum del nuovo primo ministro, da sempre favorevole alla linea dura per piantare in asso al più presto i palazzi di Bruxelles, ad ogni costo, dopo l'attendismo senza sbocchi di Theresa May. 
Il Biondo ha avuto due mogli, un numero di avventure da far invidia a Berlusconi, ha quattro figli legittimi, più uno riconosciuto e – si dice – qualche altro pargolo in circolazione. La polizia gli è entrata in casa dopo un furioso litigio con la fidanzata di turno, appena un mese prima che la regina Elisabetta lo convocasse a Buckingam Palace per affidargli il governo del primo Paese democratico del mondo moderno. 
E' matto come un cavallo, incontrollabile, ma intelligentissimo, alla faccia dei suoi detrattori. Ha assicurato che la Gran Bretagna il 31 ottobre sarà fuori dall'Europa, in un modo o nell'altro. Intanto ritarderà il pagamento di 39 miliardi di sterline a Bruxelles: che cosa accadrebbe se lo facesse l'Italia? A Johnson non importa nulla di un'entità che gli inglesi non riconoscono più grazie a un referendum popolare, che in Italia non c'è mai stato né per entrare né, finora, per uscire dall'Unione. 
Jean-Claude Juncker, presidente scaduto, lo ha ammonito: le sue proposte sono inaccettabili, non otterrà più di quanto ha ottenuto la May. Sembra che Boris l'abbia invitato al pub a farsi una birra di commiato. Non tutti i conservatori sono compatti, comunque, su una uscita senza accordo, il cosiddetto no deal, al punto che il Financial Times ipotizza elezioni generali prima della data fatidica del 31 ottobre. Spunta allora l'idea di una alleanza con il partito ferocemente anti Bruxelles di Nigel Farage, il Brexit Party, che ha appena portato 29 parlamentari a Strasburgo. 
Johnson si è dotato di collaboratori tutti “falchi” della Brexit. La nuova ministra dell'Interno, Priti Pate, va addirittura oltre, è per la reintroduzione della pena di morte. Il nuovo leader della Camera dei Comuni, Jacob Rees-Mogg, incaricato dei rapporti fra governo e parlamento, è fra i principali avversari dell'accordo May-Unione Europea, alla quale Boris chiude la porta. 
Uscire senza accordo? Rinegoziare soltanto piccole modifiche? Rischiare la guerriglia dei laburisti con tanto di voto di sfiducia? Questo conservatore rivoluzionario, fuori linea per le vicende private, il carattere esplosivo, il linguaggio diretto, ne farà vedere delle belle alle cariatidi di Bruxelles, piene di sé, della propria supposta superiorità e di una inamovibilità che non è più nemmeno dei papi. 
Sono curioso di vedere il primo incontro fra Johnson e il suo amico Donald Trump. Mezzi matti come sono, capace che si facciano un selfie con le capocce una contro l'altra per vedere chi è più biondo. Allora i vari Severgnini li tratteranno ancora da buzzurri, ma la macchina mondiale avrà preso strade diverse da quelle di oggi.

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