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Il futuro annulla le finte certezze

Per non inciampare, occorre una visione futura apertamente economica e priva di vincoli politici


15/06/2026

di Alberto Contrada


Se Donald Trump dovesse davvero riuscire a raggiungere la pace in Iran, il progetto di ridisegno degli equilibri economici globali che molti gli attribuiscono, potrebbe entrare in una fase concreta.
In questo scenario, Giorgia Meloni si troverebbe davanti a una sfida decisiva: evitare di arrivare alle elezioni del 2027 senza aver lasciato un segno tangibile.
Con una sinistra compatta pronta a contrastarla e, forse, con il generale Roberto Vannacci al suo fianco, il governo avrebbe bisogno di iniziative capaci di sorprendere e convincere gli elettori.
Da qui nasce una domanda fondamentale: quali potrebbero essere le mosse in grado di cambiare davvero il corso degli eventi?
L’elenco è noto, ma acquista un peso diverso se osservato come parte di una strategia complessiva di rilancio nazionale: “riattivare tutte le acciaierie presenti sul territorio italiano; dare finalmente avvio alla realizzazione del Ponte sullo Stretto; riportare il nucleare al centro della politica energetica; riattivare con decisione il gasdotto proveniente dall’Azerbaigian che approda sulle coste pugliesi e collega il Paese ai mercati energetici europei; ridurre la pressione fiscale sulle imprese del Made in Italy, chiedendo in cambio agli imprenditori un impegno concreto per aumentare significativamente le retribuzioni dei propri dipendenti.
Ma per trasformare queste idee in realtà non basterebbero gli annunci.
Sarebbe necessario recidere quello che viene percepito come il lungo filo dei veti e dei rinvii, spesso attribuiti a Comuni e Regioni, dove amministratori locali, nel tentativo di conquistare consenso immediato, finiscono per opporsi a progetti considerati strategici per lo sviluppo del Paese, nel loro territorio.
Una scelta di questa portata non sarebbe semplice.
Richiederebbe determinazione politica, capacità di assumersi responsabilità e la volontà di affrontare resistenze inevitabili.
Tuttavia, secondo questa visione, se la Meloni volesse costruire le condizioni per una vittoria nel 2027, dovrebbe trovare la forza di imprimere una svolta netta e accelerare interventi che, per molti sostenitori, avrebbero dovuto prendere forma già da tempo.
A questo punto emerge inevitabilmente la domanda più concreta: dove trovare le risorse necessarie per ridurre le tasse alle imprese?
La risposta proposta è quella già sostenuta più volte dal direttore del giornale: creare una squadra di professionisti della contabilità pubblica incaricata di individuare ed eliminare gli sprechi dello Stato, ritenuti responsabili di costi enormi per la collettività.
Secondo questa lettura, dietro molte inefficienze si nascondono interessi particolari e logiche politiche che finiscono per frenare la crescita del Paese.
È una situazione che, agli occhi di molti cittadini, non appare più sostenibile.
La stessa storia industriale italiana è costellata di occasioni perdute, investimenti incompiuti e sprechi che hanno lasciato cicatrici profonde.
Episodi che, ancora oggi, vengono citati come simbolo di una gestione incapace di valorizzare appieno le potenzialità nazionali.
Eppure, nonostante il peso di questi temi, raramente le campagne elettorali si sono concentrate davvero su tali questioni.
Per questo, secondo questa prospettiva, se la Meloni decidesse di affrontarle con coraggio e determinazione, potrebbe conquistare uno spazio politico tale da rendere irrilevante qualsiasi altra figura destinata a intercettare il voto di protesta.
Perché c'è una sensazione che attraversa trasversalmente il Paese: “la stanchezza”.
La debolezza di fronte a una situazione percepita come una cosa pericolosa, di fronte a problemi che si trascinano da anni senza soluzione, è proprio da questa consapevolezza che nasce la convinzione, condivisa da molti elettori, che continuare lungo la stessa strada non sia più un'opzione accettabile…

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