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Il fallimento italiano passa anche da Cesare Battisti

La sentenza di un tribunale minore scarcera nuovamente l’ex terrorista rimandando, per l’ennesima volta, la possibilità di estradizione


09/10/2017

di Damiano Pignalosa


Difficile da credere ma è così. Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac (Proletari armati peri il comunismo), è riuscito a sfuggire al rimpatrio grazie all’ennesimo colpo di scena. Tutto ha inizio con il suo primo arresto a Rio de Janeiro nel 2007, seguito da un clamoroso rifiuto dell'estradizione da parte dell'ex presidente Luis Inácio Lula Da Silva il 31 dicembre 2010, con annessa concessione di asilo per decreto. Scarcerato e a piede libero, Battisti, in compagnia di due avvocati, viene fermato e arrestato per avere attraversato illegalmente la frontiera con la Bolivia a Corumbá. In auto gli avevano infatti trovato valuta straniera non dichiarata eccedente tre volte i 10 mila reais consentiti dalla legge e una dose di «polvere bianca» in un astuccio arancione, quasi sicuramente cocaina. Quanto è bastato per rinchiuderlo nella cella del commissariato della Polizia Federale locale con l'accusa di riciclaggio ed evasione monetaria. Un arresto che aveva fatto ben sperare visto che il presidente Michel Temer sembrava essere pronto a firmare il decreto della sua estradizione ed un aereo militare era pronto, a 2,7 Km dalla cella della sede della Polizia Federale, per riportarlo a Roma. Ma è proprio qui che prende forma il colpo di scena. José Lunardelli, giudice del Terzo Tribunale Federale, ha lasciato tutti di stucco ordinandone l'immediata scarcerazione, in questo modo Battisti è riuscito a prendere il primo aereo per San Paolo, dove vive ormai da tempo, con il solo obbligo di firma mensile.
Una vicenda che ha dell’assurdo. Si è poi scoperto che questo fantomatico giudice, non è altro che un affiliato dell’ex presidente Lula, a cui deve tutta la su carriera, e che a suo tempo aveva rifiutato a gran voce l’estradizione. In tutto questo il governo italiano che fa? Assolutamente nulla. L’ennesima beffa Made in Italy che evidenzia, se ce ne fosse bisogno, la totale assenza di credibilità e di forza da parte del nostro Paese in campo internazionale. Sono anni che si fa finta di lottare per assicurare un ex terrorista alla giustizia italiana, ma niente e nessuno è mai riuscito nell’intento, palesando quasi un disinteresse da parte dello Stato di dare un messaggio forte e diretto.
Quello che fa sorridere, è che il caso Battisti verrà preso e sbandierato come slogan elettorale nello spettacolo teatrale che si terrà l’anno prossimo tramite le elezioni. Ma quello che non si capisce, è che la credibilità di un’intera nazione viene valutata anche e soprattutto da questi episodi. Lo stile italiano nel risolvere le questioni internazionali ormai non fa più scalpore, e non dobbiamo meravigliarci se ai tavoli decisionali e di potere la nostra sedia è sempre occupata da altri. Per poter far ripartire il Paese non possiamo essere la ruota di scorta dell’Europa o soltanto il luogo di villeggiatura di tutte le Star di Hollywood. Azioni ferme e decise devono essere lo specchio del nostro carattere e della nostra voglia di imporci, altrimenti ci sarà sempre qualcuno pronto a brindare in faccia al tricolore, facendoci vergognare per l’ennesima volta di far parte di uno Stato che non ci appartiene.     

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