Cultura

Il cadavere di un giovane mutilato e decapitato. E la detective Kim Stone indaga

Angela Marsons, recente vincitrice del Bancarella, ci fa conoscere in un prequel la sua geniale, diretta, irritante e umorale protagonista


28/09/2020

di CATONE ASSORI


Ha recentemente vinto, è non è consuetudine per una penna straniera, il Premio Selezione Bancarella con il thriller Le verità sepolte, relegando alle sue spalle Francesco Carofiglio. Lei capace di incantare i lettori con la sua adrenalinica scrittura, dando voce a trame semplici e al tempo stesso intriganti, guadagnandosi lettori in 28 Paesi a fronte di oltre quattro milioni di copie vendute. Complice un suo azzeccato personaggio, la detective Kim Stone, una delle figure più innovative della narrativa internazionale. 
Ovvero l’agente che aveva debuttato nel thriller Urla nel silenzio, per poi riproporsi vincente ne Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta, Linea di sangue, il citato Le verità sepolte e che, ora, ritroviamo protagonista de Il primo cadavere (Newton Compton, pagg. 378, euro 9,90, trasduzione di Erica Farsetti). 
Di chi stiamo parlando lo si sarà già capito: dell’inglese Angela Marsons, un’accattivante autrice forte di una scrittura caratterizzata da frasi brevi, efficaci, a volte imprevedibili, in ogni caso mai banali, capace di dare voce a ben orchestrati finali. Come peraltro si conviene - repetita iuvant - a una penna quanto mai abile nel giocare a rimpiattino con storie mai banali, puntando sul ritmo e sulla suspense, ma soprattutto scavando nelle radici del male. 
Ma veniamo al dunque, ovvero a Il primo cadavere, un romanzo che si propone come il prequel della serie poliziesca dedicata appunto alla detective Kim Stone (“Era da tempo che l’idea di scrivere la prima volta di Kim mi ronzava per la testa. Oltre alla voglia di capire come tutto aveva avuto inizio”): una protagonista leale e protettiva verso i colleghi, incapace di stabilire relazioni affettive ma generosa, non sempre simpatica, cupa e umorale, diretta e a volte irritante. 
Una figura messa in scena negli stessi luoghi (stiamo parlando della regione del Black Country, in Inghilterra) dove l’autrice vive in compagnia di un labrador, un pappagallo e, appunto, del suo “amore” Julie Forrest. Una compagna “critica quanto basta, sempre pronta a concedermi la sua fiducia e il suo sostegno nei momenti difficili. E con lei, anche se in copertina compare soltanto il mio nome, faccio lavoro di squadra”.  
Il primo impatto con questa investigatrice fuori dalle righe avviene all’alba di un freddo e buio giorno d’inverno, mentre scende dalla sua Kawasaki Ninjia, si toglie il casco e fa il suo ingresso nella stazione di polizia di Halesowen, pronta a incontrare la squadra che le hanno da poco assegnato. 
Il tutto anticipato da un graffiante prologo, dove l’assassino si propone in prima persona, accenna a motivazioni più o meno comprensibili e sta per dare avvio alle sue danze mortali: Stringo il coltello insanguinato con tutta la forza che ho in corpo. Perché è ora di mettermi all’opera; perché (solo) quando esali l’ultimo respiro mi sentirò in pace…  
Secondo logica narrativa, poco dopo viene ritrovato il cadavere di un giovane impalato e decapitato, e Kim e i suoi agenti si precipiteranno sul posto. Un caso oltremodo difficile, che metterà subito a dura prova lei e la sua squadra investigativa. Come nel caso di Stacey Wood, entrata a far parte del gruppo come esperta informatica, capace di scoprire un’inquietante somiglianza con un omicidio recente e a rendersi conto che fra le due morti ci potrebbe essere un legame. La chiave di tutto? Una residenza per ragazze maltrattate. E mentre il killer minaccia di mietere altre vittime, i quattro poliziotti dovranno imparare al più presto a collaborare e a superare divergenze caratteriali. 
In effetti, se la giovane Stacey Wood si distingue per l’efficienza (anche se inesperta, nervosa e insicura cronica) e il sergente Bryant per l’affidabilità (non era un tipo ambizioso, non era prepotente, semmai era saggio e giusto), l’ambizione di Dawson rischia di mandare all’aria il delicato equilibrio del team. Non sarà quindi facile per Kim, nel suo nuovo ruolo di capo, riuscire a tenere unita la squadra che è chiamata a risolvere un caso particolarmente difficile. E che strada facendo confermerà in toto. 
Detto del libro, ribadiamo di graffiante lettura, spazio al privato di Angela Marsons, accasata - come già accennato - con la paziente Julie, “complice delle sue malefatte e capace di accompagnarla dal momento in cui germoglia un’idea sino a quello in cui il libro è completato”. 
Di fatto una pacioccona di mezza età, Angela, “determinata, assetata di giustizia, non particolarmente espansiva”, che aveva dovuto affrontare, prima di arrivare sugli scaffali, venticinque anni di rifiuti.  Sin quando nel 2015, affrontando nuove tematiche (“Forse ero io che sbagliavo” candidamente ammette) era riuscita a pubblicare tre libri con l’editore digitale Bookouture, che l’aveva contrattualizzata per altre 13 storie della serie legata a Kim Stone. La qual cosa si sarebbe portata al seguito un accordo di stampa su carta con l’editore Bonnier Publishing Fiction e, di riflesso, con la Newton Compton, diventata il suo editore italiano di riferimento. 
Il tutto - ne abbiano già parlato - nel brutto ricordo di quando, a dodici anni, se la doveva vedere con il bullismo dei compagni di classe a causa della sua non facile situazione familiare. “Sono infatti cresciuta in una piccola casa a schiera con due sorelle, un fratello e un padre assente in quanto autista di camion sulle lunghe distanze. Per questo vivevo di umiliazioni, sentimenti che mi avrebbero segnata nel profondo. Il caso volle che un insegnante mi invogliasse a leggere portando dei libri in classe. E da allora sarei diventata una lettrice accanita, con un debole dichiarato per autori come Val McDermid, Karin Slaughter e Carol O’Connel”. Risultato? “Finita la scuola avrei dato voce ai miei primi lavori in rosa, due dei quali auto-pubblicati, peraltro senza riscontri positivi. Poi, visto che la ruota gira, cinque anni fa la musica sarebbe cambiata…”.

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