Cultura

Il Mezzogiorno: un vincolo o un’opportunità per l’Italia?

Luca Bianchi e Antonio Fraschilla raccontano un Sud dove la cittadinanza limitata, connessa alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni, è il tema principale della nuova questione meridionale


07/09/2020

di Giambattista Pepi


Il libro di Luca Bianchi e Antonio Fraschilla Divario di cittadinanza. Un viaggio nella nuova questione meridionale (Rubbettino, pagg. 180, euro 14,00) è il diario di un viaggio nel Mezzogiorno, dove la cittadinanza limitata, connessa alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni, è il tema principale con il quale occorrerà misurarsi. Un racconto in cui i dati e le analisi si alternano alle storie concrete di cittadini, delle loro difficoltà, dei diritti negati, dell’inventiva, dei successi, delle furberie e dei quotidiani compromessi in una realtà complessa e difficile, tra luci e ombre, verità e menzogne, sogni e bisogni, realtà e immaginazione. 
Un quadro frutto di quattro anni di perlustrazioni per vedere cosa c’è davvero dietro a quei numeri impietosi sui divari che rendono il Mezzogiorno la più grande regione in ritardo di sviluppo dell’Europa. Un lungo peregrinare che ha portato gli autori a narrare cosa rimane del sogno industriale degli anni Cinquanta in città dimenticate come Gela. 
Dalle storie dei primari campani che si vanno a curare al Nord con il cuore in gola ma convinti che solo lì possano avere maggiori speranze di guarigione ai pendolari alle prese con treni lumaca.  Dalle mamme calabresi e siciliane che non studiano e non lavorano perché devono badare ai loro bambini in città dove non esistono asili nido o servizi per l’infanzia, ai giovani che hanno chiesto il Reddito di Cittadinanza perché in fondo non possono ambire ad altra forma di sostentamento fino alle mafie che dalla povertà e dai bisogni traggono manovalanza per incrementare il loro esercito e fare affari al Nord. 
Questo saggio descrive cosa significa davvero essere oggi un cittadino nel Mezzogiorno. In questi mesi terribili nei quali ha imperversato il coronavirus nel nostro Paese, gli autori si sono accorti, ad esempio, che la spesa per investimenti nel comparto sanitario tra il 2000 e il 2018 è stata in media di 25 euro per abitante nelle regioni del Sud continentale contro i 75 euro delle regioni del Nord-Est. Che negli ultimi anni vi è stato un progressivo scivolamento verso il basso degli standard dei servizi pubblici nazionali ed europei. E hanno individuato in questo il “nuovo” divario Nord-Sud degli anni Venti del Duemila: ancora prima e ancor più della differenza negli indicatori economici, è la disuguaglianza nelle condizioni di vita che colpisce e fa male. 
Bianchi e Fraschilla individuano in un Patto tra Nord e Sud, già urgente in tempi di normalità, la condizione necessaria se davvero non si vuole dividere il Paese in maniera definitiva. Con un Nord che sempre più a fatica cercherà di viaggiare alla stessa velocità delle regioni più sviluppate dell’Europa e un Sud sempre più distante da tutto e tutti. 
C’è un solo modo per evitare questa predizione della “storia futura” del Paese: l’apparato produttivo del Nord va supportato per evitare che si spenga il “motore” della crescita nazionale, per la verità da tempo meno roboante di altri “motori” del Nord Europa. Ricordando che c’è una parte preponderante dell’Italia che ha il “motore” spento da tempo ed è ora più che mai indispensabile riaccenderlo. 
Il libro smentisce la vulgata di un Sud inondato di risorse ma che al tempo stesso evidenzia i disastri della classe dirigente recente e passata. La Costituzione, ricordano gli autori, detta dei principi comuni di cittadinanza in materie come l’istruzione, l’accesso alle cure sanitarie, l’assistenza sociale, le pari opportunità, la possibilità di fare impresa. Principi che oggi non sono rispettati in maniera omogenea nel Paese. 
Al Paese che dovrà adesso dedicare energie e risorse da incanalare in nuovi percorsi di uno sviluppo economico virtuoso che garantiscono migliori e maggiori opportunità per le nuove generazioni non può accettare di portarsi dietro – irrisolto da decenni – il problema della coesione e del riequilibrio socio-economico del Mezzogiorno. 
È in gioco la credibilità del Paese e della sua classe dirigente. Nello stesso tempo il Mezzogiorno dovrà mettere a fattor comune le esperienze positive maturate e maturande in diversi campi: dal governo delle autonomie allo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, dalla formazione qualificata alla ricerca e allo sviluppo di innovazioni di processo, prodotto e organizzazione. E dovrà, soprattutto, far fronte comune per farsi ascoltare dallo Stato e dal Governo richiedendo più rispetto e considerazione di quanta ne abbia ricevuto finora e progetti e iniziative seri e credibili in grado di far percepire veramente che l’Italia vuole per davvero il riscatto e il rilancio del suo Mezzogiorno.

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