Il Giappone si riarma
Con la scusa dell’export Tokyo teme un conflitto mondiale tra Cina e America e non esclude di costruire una bomba atomica per la propria difesa
27/04/2026
di Mario Sutter

I venti di guerra spingono il Giappone verso il riarmo e il Sol Levante con la scusa dell’export, pensa alla bomba atomica per difendersi dalla Cina.
Lo ha annunciato la premier Sanae Takaichi affermando che in un contesto di tensioni belliche come quelle che stiamo vivendo, Tokyo deve proteggere la propria pace e fornirà ai Paesi che lo richiedono la fornitura per la propria difesa, comprese le strategie belliche più avanzate.
La decisione di Tokyo, ha causato la reazione della Cina e il ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha contestato la decisione del Giappone di aver abbandonato la risoluzione pacifica decisa dopo la seconda guerra mondiale.
La nuova decisione di eliminare le regole precedenti del non riarmo, derivano dai venti di guerra esistenti, anche se la presidente Takaichi non lo afferma apertamente, ma sottolinea che di volta in volta si valuterà l’accettabilità delle richieste di acquisto bellico.
In sostanza, le aziende giapponesi potranno vendere armi ai 17 Paesi con cui il Giappone ha firmato accordi di trasferimento di tecnologie e attrezzature per la difesa e tra questi clienti c’è anche l’Italia che stà sviluppando, con la Gran Bretagna, un aereo da combattimento di nuova generazione che entrerà in servizio a metà del prossimo decennio.
Sanae Takaichi, ha riferito che diversi Paesi hanno già espresso il loro interessamento, come Polonia e Filippine.
In sostanza Tokyo, stà camuffando il riarmo con la scusa del business tecnologico e lo fa, perché i vendi di guerre esistenti sono molto pericolosi.
Le Filippine hanno dichiarato di acquistare “articoli per la difesa di altissima qualità finalizzati a rafforzare la tutela interna”.
Sanae Takaichi, ha affermato che non ci sarà alcun cambiamento nel percorso postbellico del Giappone come nazione pacifica per oltre 80 anni, ma si comprende che il premier stia cercando di nascondere le preoccupazione per un nuovo conflitto tra Cina e America.
Va evidenziato che solo la Corea del Nord ha stanziato per la difesa circa 50 miliardi di euro e il Giappone vede questo business come una vera copertura del proprio riarmo.
Va sottolineato che la presidente giapponese possiede una concreta maggioranza per cancellare l’articolo 9 che impone al Paese di rinunciare alla guerra quale diritto sovrano della Nazione.
Purtroppo, i venti di guerra soffiano sempre più forti e spingono il Giappone verso una direzione che sembrava sepolta nella storia: “il riarmo”.
Il Sol Levante, sotto la bandiera dell’export e della cooperazione tecnologica, inizia a muoversi nell’ombra di un pensiero che pesa come un macigno: “la possibilità della bomba atomica come strumento di difesa contro la Cina”.
A dare voce a questo cambio di rotta è la premier Sanae Takaichi, che parla con tono fermo, quasi inevitabile: “In un mondo attraversato da tensioni crescenti, Tokyo deve proteggere la propria pace e per farlo è pronta a rafforzarsi, ma a sostenere anche i Paesi partner, offrendo forniture concrete per la difesa, fino alle strategie belliche più avanzate.
Ogni mossa ha un’eco e quella di Tokyo rimbalza immediatamente fino a Pechino.
Il ministero degli Esteri cinese, attraverso Guo Jiakun, accusa il Giappone di aver voltato le spalle al percorso pacifista scelto dopo la Seconda guerra mondiale.
Un’accusa pesante, che riapre ferite mai del tutto rimarginate.
Nel frattempo a Tokyo, le regole del passato iniziano a sgretolarsi.
Il divieto di riarmo, un tempo pilastro identitario, viene progressivamente aggirato e Takaichi non lo dichiara apertamente, ma lascia intendere che ogni richiesta di acquisto militare verrà valutata, caso per caso, una porta socchiusa che, in realtà, sembra già spalancata e infatti, dietro le dichiarazioni ufficiali, il meccanismo è già in movimento.
Le aziende giapponesi potranno esportare armi verso i 17 Paesi con cui esistono accordi di trasferimento tecnologico e tra questi c’è anche l’Italia, impegnata insieme al Regno Unito nello sviluppo di un caccia di nuova generazione destinato a entrare in servizio nel prossimo decennio.
Non solo: interesse concreto arriva anche da nazioni come la Polonia e le Filippine, pronte ad acquistare sistemi avanzati per rafforzare la propria difesa.
Tokyo, dunque, muove i suoi passi con cautela apparente, mascherando il riarmo sotto il volto del business tecnologico, ma la realtà è più tesa, più urgente e le Filippine parlano apertamente di “articoli per la difesa di altissima qualità” per proteggere il proprio territorio e il mondo osserva senza fiatare.
La premier insiste: il Giappone non abbandonerà il suo cammino di nazione pacifica, costruito in oltre ottant’anni, ma tra le righe si percepisce una preoccupazione crescente, silenziosa, per un possibile scontro tra Cina e Stati Uniti.
Nel frattempo, la corsa agli armamenti accelera.
La Corea del Nord ha già destinato circa 50 miliardi di euro alla difesa e Tokyo, sempre più consapevole del contesto, vede nel settore militare non solo una necessità strategica, ma anche una copertura per rafforzarsi.
Sul fondo, incombe una soglia ancora più delicata: “Il possibile superamento dell’Articolo 9 della Costituzione giapponese, che impone al Paese di rinunciare alla guerra come diritto sovrano e insieme, la possibilità di oltrepassare i “tre principi” che vietano la produzione di armi nucleari”.
Purtroppo, è qui che la narrazione cambia tono, non più solo strategia, non più solo economia, ma una linea sottile, pericolosa, che avvicina il mondo a qualcosa di più grande.
Mentre i venti di guerra continuano a soffiare, la sensazione è una sola: stiamo camminando sempre di più verso un conflitto globale e questo pone al Sol Levante di valicare la politica dei “tre principi” che vieta a Tokyo di produrre armi nucleari, e questo comportamento conferma che siamo molto vicini a un conflitto mondiale…
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