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Il Bluff degli aiuti europei e l’inevitabilità del Mes

Si spera solo che il diavolo non si annidi nei dettagli


27/04/2020

di Artemisia


Alla fine, come era prevedibili, sul tavolo è rimasto il Mes. La cortina fumogena delle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte sul grande risultato ottenuto si diraderanno presto, quando si entrerà nel dettaglio del Meccanismo di Stabilità. Il diavolo si annida nei dettagli e i fondi finalizzati esclusivamente all’emergenza sanitaria previsti dal Mes, pari a 36 miliardi, non sono gratis. Il traguardo è sempre il piano di aggiustamento dei conti a cui si dovrà sottoporre chi attinge a questo prestito. 
Il grande risultato ventilato dal Conte sul Recovery Fund, ovvero il fondo per il sostegno economico è uno strumento soggetto a talmente tante variabili che difficilmente sarà varato in tempi brevi. Basta leggere le dichiarazioni del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. 
Sono di una tale vaghezza da essere sconfortanti. “Questo Fondo dovrà essere di sufficiente grandezza, rivolto verso i settori e le aree geografiche dell’Europa più colpite, dedicato a affrontare una crisi senza precedenti. Abbiamo chiesto alla Commissione di analizzare i bisogni e di arrivare urgentemente a una proposta commisurata alle sfide di fronte a noi. La proposta della Commissione dovrà chiarire la relazione con il bilancio pluriennale europeo che in ogni caso necessiterà di essere modificato al fine di affrontare la crisi in corso e il dopo-crisi”. 
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si è limitata ad aggiungere che le dimensioni del Fondo saranno determinate da un innalzamento del bilancio europeo “fino al 2% del Pil” e che la consegna del compito affidatale dal Consiglio è prevista in 2-3 settimane. 
Quindi tutto il meccanismo dipende strettamente al bilancio europeo sul quale già prima del Covid si era scatenato un acceso dibattito e i Paesi si erano divisi. Pensare che possa tornare l’armonia, ora che si chiede un maggiore impegno finanziario, è un’illusione. 
Oltre che sui tempi di avvio, è nebbia fitta anche sulla natura dei prestiti, cioè quanti saranno a fondo perduto o quanti un debito da ripagare. 
Un’ipotesi indica che il Recovery Fund dovrebbe essere pari a 320 miliardi e all’Italia andrebbero una cinquantina di miliardi in due anni. Briciole per ridare ossigeno all’economia. 
Le uniche certezze sul tavolo sono quindi il “Sure”, il fondo di prestiti per il reddito dei disoccupati, e i fondi della Bei. Per il Sure si tratta complessivamente di circa 100 miliardi, ma non oltre 10 miliardi all’anno per tutti i Paesi Ue. Veramente delle briciole. Sono una gran cosa nemmeno le garanzie di 25 miliardi per l’intera Unione, attivate dalla Banca europea per gli investimenti. Secondo le previsioni, consentiranno alle banche europee di prestare alle imprese dell’Unione, 200 miliardi di euro. Basta confrontare questa cifra con quanto prevede il Decreto Liquidità, cioè garanzie per far affluire 400 miliardi, e ci si rende conto di quanto sia scarica l’operazione della Bei. L’Europa ha mostrato ancora una volta che non c’è.

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