Cultura

Il 4 ottobre 1930, a Gorizia, qualcuno uccise a fucilate il maestro Sottosanti

Adriano Sofri ricostruisce, con dovizia di particolari, un fatto di cronaca cui lo legano imprevisti fili personali di… confine


20/01/2020

di Valentina Zirpoli


Tutto successe il 4 ottobre 1930 quando, in quel di Gorizia, venne ucciso a fucilate, in “una vile imboscata”, il maestro siciliano Sottosanti, “ardente fascista e milite della sessantaduesima Legione Isonzo” come ebbe a scrivere il Corriere della Sera di due giorni dopo; imboscata che gli era stata tesa sui gradini di casa. Mentre sua moglie, prossima a diventare madre per la sesta volta - informava ulteriormente La Stampa - lo aspettava alla finestra. La salma della Camicia Nera, trasportata da Verpigliano a Vipacco, avrebbe “beneficiato” di funerali solenni “a cura e spese del Fascio”, presenti tutte le autorità locali con a capo il prefetto e il segretario federale. 
A ricostruire, con dovizia di particolari, questo fatto di cronaca è stato Adriano Sofri (nato a Trieste il primo agosto 1942) che, per i tipi della Sellerio, ha dato alle stampe il saggio romanzato Il martire fascista (pagg. 240, euro 15,00), “una storia equivoca e terribile” frutto di un accurato lavoro di ricerca. Un saggio che “avrebbe voluto dedicare ai discendenti di quei Sottosanti oggi vivi e ai giovanissimi fra loro. Però - tiene a precisare - sarebbe stata una indiscrezione. Posso tuttavia dedicare loro la mia simpatia”.  
Una ricostruzione peraltro legata a “imprevisti fili personali”, che lo portano a precisare: “È strano che questa vicenda non sia stata mai raccontata. Le occasioni non sono mancate. Nella trama della strage che cinquant’anni fa stravolse la vita civile degli italiani nella milanese Piazza Fontana, e nella successiva morte dell’anarchico Pino Pinelli, era comparso un personaggio, Antonio Nino Sottosanti (Nino il fascista, Nino il legionario o, la dizione a lui preferita, Nino il mussoliniano), che le biografie descrivevano con frasi vaghe come figlio di un maestro siciliano ucciso forse da antifascisti sloveni (e al quale avrei dedicato attenzione in due dei miei libri in quanto qualcono l’aveva etichettato come il sosia dell’anarchico Valpreda) o qualcosa del genere. E niente di più. Ma io avevo anche un’altra ragione per arrivare a questa vicenda”. 
Nei luoghi in cui era avvenuto l’omicidio “avevo infatti trascorso una parte importante della mia infanzia e della mia adolescenza. Mia madre, allora ventenne maestra elementare, quando venne ucciso quel siciliano a Verpogliano insegnava in un paese del Carso triestino a una scolaresca di bambine e bambini sloveni. E nelle memorie scritte per noi figli aveva ricordato il modo drammatico in cui aveva appreso la notizia, a fronte di una sua doppia verità. E quando ho deciso di ricostruire la storia, non mi aspettavo certo i trovarne una terza…”. 
Sofri, si diceva. Scrittore prolifico, giornalista e attivista, condannato dopo un lungo iter giudiziario a ventidue anni di carcere come “mandante, assieme a Giorgio Pietrostefani, dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto nel 1972, per poi essere scarcerato nel gennaio del 2012 dopo aver trascorso una parte della pena in regime di semilibertà e di detenzione domiciliare a causa di problemi di salute. Lui che, pur assumendosi la corresponsabilità morale dell'omicidio, si è sempre proclamato innocente. E a sostenere la sua estraneità al delitto si sarebbe addirittura formato un ampio movimento innocentista. 
A questo punto addentriamoci fra i contenuti de Il martire fascista. Francesco Sottosanti era nato il 31 luglio del 1894 a Piazza Armerina, al centro della Sicilia. Maestro elementare, era stato mandato a insegnare nella scuola di un paesino sloveno vicino a Gorizia, annesso all’Italia dopo la carneficina della Grande guerra. Era uno dei molti convocati a realizzare la cosiddetta “bonifica etnica”, ovvero l’italianizzazione forzata di una minoranza renitente. 
Come accennato, una sera il maestro Sottosanti viene ucciso in un agguato. Secondo logica, l’Italia fascista commemora il suo martire. Ma da oltre confine si accusa: “Infieriva contro i bambini, sputava in bocca a chi si lasciasse sfuggire una parola nella sua lingua madre, lo sloveno. Ed era tisico”. Il rumore mediatico però si spegne presto. Le autorità fasciste sanno che i maltrattamenti raccapriccianti avvenivano davvero, ma l’autore era un altro, peraltro molto vicino all’ucciso. E i militanti antifascisti sloveni si accorgono di aver commesso un incredibile scambio di persona... Corsi e ricorsi, a volte bugiardi, della storia.

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