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I vaccini hanno acceso una luce, ma la “guerra” al Covid è tutt’altro che finita

L’Europa è stata colpita da una doppia recessione, cui seguirà - almeno così si spera - una crescita solida. Fondamentale per sostenere lo sviluppo il supporto monetario della Bce e quello fiscale dei Governi e dell’Unione


11/01/2021

di Tancredi Re


Cresce la speranza in un graduale ritorno alla normalità, ma non prima della primavera, complici l’aumento delle temperature e la campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Allora non solo il numero di nuovi casi dovrebbe ridursi sensibilmente, ma anche la correlazione tra misure di blocco e dati sulla mobilità, aprendo la strada a una ripresa economica costante e sostenibile. Di certo ci vorranno ancora diversi mesi per arrivare a questo punto. Logico quindi che ci aspetti ancora un periodo decisamente impegnativo. 
Viste come stanno andando le cose, sarà quasi certamente l’Europa a vivere il suo inverno “più freddo”. Anche perché a partire da ottobre numerosi Paesi hanno dovuto imporre nuove misure di lockdown a causa dell’impennata dei contagi (che potrebbero peraltro sfociare in una terza ondata). Ferma restando la stretta correlazione tra Pil e misure di blocco che potrebbe portare a una nuova robusta contrazione della produzione economica complessiva. 
Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro - formulate recentemente dagli esperti dell’Eurosistema - prevedono una diminuzione del Pil in termini reali sui dodici mesi pari al 7,3% nel 2020 e un suo incremento del 3,9 nel 2021, del 4,2 nel 2022 e del 2,1 nel 2023. 
Rispetto all’esercizio condotto a settembre 2020, la crescita del Pil in termini reali è stata rivista al rialzo dello 0,7% per il 2020, al ribasso di 1,1 per il 2021 e di nuovo al rialzo dell’1% per il 2022, segnando quindi un recupero che nel medio periodo dovrebbe sostanzialmente riportarla al livello previsto dallo scenario di base ipotizzato lo scorso settembre. 
Sebbene siano divenuti meno marcati, per via delle notizie diffuse riguardo alla disponibilità e distribuzione dei vaccini e all’avvio della campagna vaccinale, i rischi per le prospettive a venire restano orientati verso il basso. 
Per quanto riguarda l’Italia, le stime contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza redatto dal ministero del Tesoro e preso a riferimento nella predisposizione della Legge di Bilancio 2021, prevedono un rimbalzo del 6% del Pil nel 2021, mentre nel 2022 la crescita è attesa al 3,8% e al 2,5% nel 2023. 
In buona sostanza già dalla prossima primavera le cose dovrebbero iniziare a migliorare, complici le misure adottate e i possibili significativi allentamenti delle misure restrittive adottate dai Governi. Nel contempo anche l’impatto della Brexit dovrebbe essersi attenuato. Come dire che la ripresa economica dovrebbe consolidarsi nella seconda metà dell’anno, grazie all’aumento sia pure graduale degli investimenti.  
Intanto le riserve di liquidità delle società, ossia i loro depositi nel sistema bancario europeo, sono cresciute notevolmente. A ciò si aggiungerà la sostenuta ripresa dell’economia globale, vantaggiosa per le economie europee orientate all’esportazione. Tuttavia sarà necessario monitorare con estrema attenzione il settore dei servizi che, duramente colpito dalla pandemia, rischia un’ondata di fallimenti. 
Inoltre quanto mai importante si è rivelato e si rivelerà il supporto della politica fiscale e monetaria. Nella riunione di dicembre la Banca Centrale Europea ha aumentato il gigantesco programma di acquisto per le emergenze pandemiche di 500 miliardi di euro. Nel contempo la Bce renderà più favorevole il contesto macroeconomico, con operazioni attrattive e mirate di rifinanziamento a più lungo termine. Dato che il tasso d’inflazione rimarrà ben al di sotto dell’obiettivo del 2% ancora a lungo, non è inoltre ipotizzabile un aumento dei tassi d’interesse prima del 2023. 
Anche la politica fiscale mantiene un orientamento espansivo. I Governi continuano ad aumentare i loro programmi di aiuto a ogni lockdown. I cittadini europei hanno un vantaggio particolare, poiché beneficiano del fatto che le regole fiscali comuni rimarranno sospese anche nel 2022. 
Agli aiuti nazionali si sommano i programmi Ue. Ci aspettiamo, in particolare, impulsi dal Recovery Fund (750 miliardi di euro). Bisogna però superare alcune resistenze a livello politico: è quindi improbabile che questa iniziativa possa prendere il via prima della seconda metà di quest’anno. Nel 2022, tuttavia, il Recovery Fund dovrebbe stimolare la crescita del Pil a livello dell’area dell’Unione economica e monetaria di mezzo punto percentuale, mentre entro il 2026 gli impulsi avranno un effetto del 2,5%. 
Tutto ciò dovrebbe portare a una crescita del Pil reale al di sopra del trend nei prossimi due anni. Dopo un avvio accidentato pertanto l’aumento del Pil dovrebbe attestarsi quest’anno al 3 per cento. Nel 2022, tuttavia, la crescita del Pil dovrebbe accelerare al 4,5% prima di indebolirsi verso l’1,5% negli anni successivi. 
Ci vorranno comunque ancora diversi anni prima di raggiungere nuovamente il livello del Pil del 2019. Naturalmente la cosa che più interessa in questo momento è superare la pandemia e, di riflesso, la crisi sanitaria. Solo così si potranno sprigionare le forze sopite e mortificate dalle misure di contenimento. Come dire che tornerà a crescere la fiducia in abbinata agli investimenti e ai consumi. Unica via per ridare impulso alla crescita e allo sviluppo.

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