Cultura

I "posseduti" dal Diavolo secondo Massimo Centini

Il noto antropologo ha raccolto testimonianze e narrato storie di indemoniati ed esorcisti: ecco perché non abbiamo smesso di avere paura di Satana


02/09/2019

di Tancredi Re


Avevo diciotto anni quando andai al cinema a vedere l’Esorcista. Il film - diretto da William Friedkin tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty che ne scrisse la sceneggiatura - era uscito nel 1973 negli Stati Uniti riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico malgrado fosse stato censurato. Confesso di essere rimasto profondamente turbato dalle scene più raccapriccianti e nei giorni successivi alla visione fui pervaso da uno strano senso di inquietudine e irretito dalla paura. Specialmente durante la notte. Appresi in seguito, leggendo i giornali, che nei Paesi dove la pellicola era stata distribuita erano stati segnalati casi di convulsioni, svenimenti, terrore e vomito tra gli spettatori. Altri disturbi e reazioni erano stati registrati dalle persone a casa o nei luoghi di lavoro. 
Del diavolo e dei tentativi incessanti di corrompere gli uomini avevo sentito parlare quando frequentavo il Catechismo per poter ottenere il sacramento della Prima comunione, cioè per ricevere l’Eucarestia e dunque entrare a far parte a pieno titolo della comunità cattolica, ma grazie a Dio non l’ho mai incontrato direttamente. Inoltre non avevo mai visto un film sul demonio, né letto libri in cui si parlasse di invasati e di esorcismi per liberarli dalla possessione diabolica. 
Ho ripensato al film e alla sua trama (che non riassumo per ragioni di spazio) quando tra i libri che ricevo periodicamente dagli Editori, mi sono trovato tra le mani Posseduti (Piemme, pagg. 284, euro 18,50) scritto da Massimo Centini: laureato in antropologia culturale alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino e docente di antropologia culturale alla Fondazione Università Popolare di Torino. 
Aprendolo e leggendo alcune delle testimonianze raccolte di chi ha incontrato il Diavolo, e di coloro (gli esorcisti) che lo combattono, ho capito quanto sia subdola e perversa questa entità e come sia stata sempre presente nella storia dell’umanità fin dai tempi più antichi. 
La cosa che credo possa incuriosire e, forse, a un tempo terrorizzare, è che il fenomeno degli indemoniati che pensiamo sia appartenuto alle epoche del passato remoto, è invece presente anche nei nostri giorni. La possessione diabolica sarebbe, dunque, un mistero senza tempo e presente in tutte le società umane: da quelle primitive a quelle più evolute. 
Mi ha colpito il caso riportato dall’autore nella premessa del libro. La IX sezione civile del Tribunale di Milano nel marzo 2017 è stata chiamata a pronunciarsi su una causa di separazione. E che c’è di strano, penserete, ormai sono all’ordine del giorno le cause di separazione, ma non è così. In questa occasione il marito ha chiesto ai giudici che la separazione venisse addebitata alla moglie i cui comportamenti andrebbero ascritti alla “possessione diabolica”. A questo punto vi domanderete (me lo sono chiesto anche io): com’è finita? Pur dichiarando in via ordinaria la separazione, i giudici non hanno dato ragione al marito, anche se hanno preso atto delle dichiarazioni dei periti: i medici, infatti, hanno sostenuto che la signora sarebbe priva di patologie che possano giustificare i fenomeni indicati dal coniuge, anche se per la scienza la donna “non agisce consapevolmente” ma risulta “agita”. 
Secondo i giudici “la separazione non può essere addebitata alla moglie perché difetta di requisiti della imputabilità soggettiva di questi comportamenti”. Insomma, gli “inspiegabili fenomeni subiti dalla signora sono la causa e non la conseguenza del suo atteggiamento di esasperata spiritualizzazione”. 
Questo esempio è stato assunto da Centini come caso – limite per suffragare la tesi secondo cui il fenomeno della possessione diabolica non appartiene al passato e non può essere frutto di esperienze correlate alle pratiche sciamaniche o ai riti vudu. 
“Sono molte le ipotesi per cercare di dare un senso alle possessioni” scrive l’autore: “si passa dall’isteria passiva evidente, per esempio, in alcune espressioni di sciamanesimo per giungere alle tesi della moderna psichiatria, che considera i posseduti persone caratterizzate da personalità multipla”. 
Con l’accentuarsi della lotta contro il diavolo scaturita dalle guerre di religione e dalla repressione della stregoneria, il mago, l’eretico, la strega e lo psicotico furono considerati servi di Lucifero. Si delineò così quella che oggi possiamo identificare come patologia del demonio che ha lasciato riverberi nell’immaginario collettivo fino ad oggi. 
Quella di Centini è un’inchiesta attraverso il tempo e le culture di ieri e di oggi per studiare, capire, comprendere i casi degli indemoniati e degli esorcisti e perché ancora oggi dopo millenni continuiamo ad avere paura di Satana. 
“Un excursus - precisa infine l’autore - che non ha la presunzione di fornire solo delle risposte, ma soprattutto delle ipotesi: occasioni per guardare alla possessione e ai posseduti attraverso un’ottica sganciata dai ceppi delle convenzioni e dii luoghi comuni”.

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