Cultura

I magnifici castelli del Parco nazionale del Cilento: bizantini, medievali, di origini longobarde...


27/08/2019

di Valentina Zirpoli


Il Cilento è un’area montuosa della Campania in provincia di Salerno, nella zona meridionale della Regione, dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità. 
Anticamente il Cilento era parte della Lucania (insieme con il Vallo di Diano e il golfo di Policastro). Fino alla creazione del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il territorio cilentano era individuato tra i paesi ai piedi del Monte della Stella. 
Dal 1991, in seguito all'istituzione del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, gran parte del territorio del Cilento è protetto. Rientrano nell'area protetta circa 181 000 ettari di territorio, 8 comunità montane e 80 comuni. La sede istituzionale dell'ente parco è situata nel centro più importante dell'area, Vallo della Lucania. 
Questo luogo ha ispirato nei millenni poeti e cantori. Molti dei miti greci e romani sono stati ambientati sulle sue coste. Il mito più famoso è quello dell'isola delle sirene, nell'Odissea: quelle creature malefiche che, secondo Omero, irradiavano un canto che faceva impazzire i marinai di passaggio, portandoli a schiantarsi con le imbarcazioni sugli scogli. 
Queste terre ospitarono anche la Scuola Eleatica di filosofia, il artefice fu Senofane nel VI secolo a.C., e quella medica da cui trasse origine l'importante Scuola Medica Salernitana, madre della moderna medicina occidentale. 
Nel 1998 è stato inserito, insieme ai siti archeologici di Paestum, Velia e il Vallo di Diano, nella lista di patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO. 
Questa terra di antichissime origini è ricca di tesori naturalistici e artistici. Tra questi spiccano senza alcun dubbio i numerosi castelli, spesso arroccati sui monti come veri e propri presepi.

Il Castello Angioino-Aragonese di Agropoli

Ad Agropoli, su di un promontorio e incastonato nell’antico borgo, sorge il Castello Angioino-Aragonese, caratterizzato da una pianta triangolare e da tre torri circolari. 
Costruito su un impianto bizantino del VI secolo. 
Il castello presenta l'aspetto assunto dopo le ristrutturazioni d'età aragonese (XV secolo d.C.) con la costruzione della cortina muraria che protegge l’abitato a sud. 
A differenza della cinta muraria dai caratteri normanno-svevi, il castello è stato oggetto di continui rifacimenti per adattarlo alle innovazioni dell’arte militare. 
Nel corso del XV secolo i Sanseverino conti di Marsico, potenti feudatari del Regno di Napoli, procedettero alla più profonda e capillare ristrutturazione del Castello nella forma in cui oggi si presenta. 
Nel 1806, per decisione di Napoleone, il Castello fu occupato dal Genio militare divenendo, ancora una volta, centro della difesa costiera dell’intero Principato Citra. 
L'interno del castello è occupato dalla piazza d'armi e da edifici addossati sui lati settentrionale e orientale. La piazza, oggi adibita a giardino e a teatro all'aperto, non è frutto di un riempimento artificiale, ma poggia sulla roccia inglobata a suo tempo nelle mura del castello, mentre sul lato settentrionale si trova la "Sala dei francesi", così chiamata a ricordo della sosta del drappello delle truppe francesi nel periodo napoleonico. 
Il castello di Agropoli è legato a due personaggi: Luisa Sanfelice, personaggio minore della rivoluzione napoletana del 1799, la cui vicenda umana ispirò il romanzo di Alexandre Dumas (padre), La San Felice, e la scrittrice francese Marguerite Yourcenar, che lo menzionò nel racconto "Anna, soror". Anche Giuseppe Ungaretti, che visitò il Cilento all’inizio degli anni trenta del XX secolo, ritrasse magistralmente Agropoli e il suo castello nel volume “Mezzogiorno”. 
Attualmente il Castello è visitabile gratuitamente tutto l’anno ed è sede di importanti eventi culturali.


Il Castello dell’Abate

Verso il litorale, in posizione panoramica sullo splendido golfo tra le punte di Licosa e Tresino, sorge un importante centro medievale, contemplato tra i "Borghi più belli d'Italia": Castellabate. A svettare tra le varie meraviglie del borgo è il Castello dell’Abate. 
La costruzione del castello ebbe inizio nel 1123 per merito del IV abate di Cava, San Costabile Gentilcore. Tuttavia, data la sua morte prematura l’anno successivo, i lavori furono completati dal suo successore, l’abate Simeone. 
Il castello si rivelò un valido presidio e Castellabate, grazie anche ai benefici derivati dalla sua posizione naturale, divenne col tempo la più importante baronia del Cilento. 
Nel corso dei secoli il Castello subì numerose modifiche e attacchi, fino a quando nel 1835 fu venduto ad un privato per soli 1000 ducati. 
Oggi, la struttura, completamente restaurata, è visitabile ed è diventata un punto di riferimento per manifestazioni di tipo sociale, artistico e culturale. 
La fortezza è dotata di vistose mura perimetrali con quattro torri angolari a pianta rotonda. 
Al suo interno si trovano le sale di rappresentanza, camere, forni, cisterne e magazzini oltre ai misteriosi sotterranei.


Rocca Cilento

Nel piccolo borgo di Rocca Cilento, tra le colline panoramiche, si erge l’omonimo castello il di origine longobarda, le cui prime tracce risalgono alla fine del IX secolo, dall'XI feudo della famiglia Sanseverino, che diede l'impulso maggiore alla struttura posta a dominio del colle. 
Dopo il 1552 il castello passò per molte mani che vi lasciarono tracce trasformandolo a seconda delle esigenze del momento (abbassamento delle torri, apertura delle finestre, stucchi negli interni, ecc…). 
Il castello fu usato a scopi difensivi durante i moti giacobini del 1799. 
A pianta pentagonale, è circondato dai resti delle mura di età angioina, integrate da torri circolari sul lato sud-ovest, che difendono il complesso più volte ritoccato nei secoli. 
Negli anni sessanta fu acquistato dallo storico Ruggero Moscati (1908-1981) che ne avvertiva il valore di luogo simbolico del Cilento, crocevia delle varie civiltà che si sono succedute nel tempo. Sotto la sua gestione il castello divenne luogo di incontro e ospitalità di studiosi, e sede di convegni di studio. Il rapporto di Moscati con questa sua opera conobbe alterne fortune, in un rapporto connotato da alti e bassi, funestato, come fu, da furti e vandalismi. 
Dopo la morte di Moscati, il castello è andato incontro a un degrado: fino a poco tempo fa si presentava piuttosto malridotto con evidenti lesioni in vari punti, come sul tetto e sulle volte. Nel 2018 ha avuto inizio un profondo lavoro di restauro, tuttora in corso, finalizzato a dare nuova vita all'antico maniero.


Castello Giusso

Sempre nell’interno del Parco Nazionale del Cilento, il Castello Giusso, recentemente ristrutturato, domina Sicignano degli Alburni. 
Il Castello ha origini longobarde in quanto venne fatto costruire durante i primi decenni dell'anno 1000 su commissione dei Principi di Salerno. 
Passò poi sotto il dominio dei Normanni come si evince da un atto di donazione datato 1086 in cui si fa riferimento al normanno Asclettino, conte di Sicignano degli Alburni. 
Tra il 1300 e il 1400 venne completamente ricostruito. 
Ha una pianta poligonale irregolare dalla planimetria semicircolare nella parte che si affaccia su Galdo, un sistema di tre torri quadrate con beccatelli in sequenza ravvicinata che avevano sia una funzione di difesa “piombante” che di decoro. Tutto il borgo e il castello erano circondati da una cinta muraria, ancora integra alla fine del ‘600, con annesse sei porte, cinque delle quali denominate della Croce, di S. Nicola, del Castello, della Terra e porta Nova. Tutte caratteristiche che lo rendono unico nella provincia di Salerno.


Castello Macchiaroli di Teggiano

In pieno Vallo di Diano troviamo il borgo di Teggiano, che vanta un centro storico ricco di chiese e conventi e soprattutto lo spettacolare castello, che contribuisce a fare del paese una roccaforte dall'aspetto medievale tra le meglio conservate in Italia. 
Fatto costruire in epoca normanna dalla potente famiglia Sanseverino, il maniero fu protagonista di importanti vicende storiche nel corso del '400. 
Nei primi anni del Quattrocento, quando Diano era stata incamerata nel demanio regio per la cacciata dei suoi feudatari, i Sanseverino, conti di Marsico, il Re di Napoli Ladislao di Durazzo dispose un primo restauro del Castello, ordinando che alle spese occorrenti contribuissero tutti i paesi del Vallo di Diano. 
Un altro restauro è documentato nel 1417, disposto questa volta dai Sanseverino, ai quali si deve perciò l'ampliamento della costruzione che fece assumere al Castello quell'aspetto monumentale che notiamo ancora oggi. 
Il Castello è citato nella storia del Regno di Napoli per due fatti memorabili avvenuti in esso: la Congiura dei Baroni contro il Re Ferdinando I° d'Aragona e l'Assedio di Diano del 1497.


Castello di Roccadaspide

Compreso nell'agglomerato urbano del centro capoluogo, il castello è situato su un'altura che domina la sottostante Valle del fiume Calore Lucano. La sua edificazione venne presumibilmente iniziata nel 1245, sulla base di una rocca già esistente. 
Si ritiene che fu l'imperatore Federico II di Svevia a voler fortificare la struttura originaria, in seguito agli eventi relativi alla congiura di Capaccio, allo scopo di porre in quella zona un baluardo per meglio controllare la Valle del Calore Lucano. La documentazione storica rinvenuta, infatti, dimostra come almeno dal X secolo a Roccadaspide fosse presente una rocca ovvero una torre, mentre a partire dal 1270, e quindi subito dopo gli eventi del 1245, i documenti riferiscono dell'esistenza di un vero e proprio castello. D'altronde è certo che Federico II, nello stesso periodo in cui si fa risalire l'edificazione del castello di Roccadaspide, fece erigere numerose fortificazioni a guardia della Valle del Calore per le lotte allora esistenti tra l'Impero e il Papato. Dopo la sua costruzione, il castello ha ospitato le varie famiglie nobiliari alle quali veniva concessa la signoria dell'Universitas di Roccadaspide; attualmente il castello è di proprietà di privati. Il maniero, che nei secoli ha subito varie aggiunte e trasformazioni, si presenta in ottimo stato di conservazione, ha un perimetro di 400 metri ed è costituito da 33 stanze e 7 torri di cui 2 quadrangolari e 5 cilindriche. All'interno delle mura del castello sono inoltre presenti degli ambienti un tempo adibiti a prigioni e camera dei supplizi nonché i giardini della Corte. È certo inoltre che in epoca feudale, intorno al castello, vennero erette varie strutture caratteristiche del periodo medioevale quali una cinta muraria, torrette di avvistamento, un ponte levatoio in legno, una cisterna, due porte artistiche dalle quali si accedeva al centro urbano, il macello della Corte, depositi, capannoni, recinti per animali, la vigna della Corte e tante altre di cui rimango soltanto poche tracce.


Castello di Sala Consilina

Da circa mille anni, con la sua possente mole, il castello di Sala Consilina corona l'abitato della città e domina il Vallo di Diano dall'alto dei suoi 819 metri sul livello del mare. 
Non si hanno notizie sicure della sua fondazione, ma è comunque certo che, intorno all'anno mille, costituitosi il ducato di Salerno, Roberto il Guiscardo iniziò la costruzione fortificata nella parte più elevata di Sala, dotandola di una cinta muraria, che nei secoli successivi fu prolungata e munita di torri di guardia circolari e quadrate a difesa e sorveglianza del territorio. 
Il castello subì la distruzione e l'incendio una prima volta nel 1246 dalle truppe di Federico II di Svevia e successivamente nel 1497 ad opera di Ferrante d'Aragona che intese in tal modo eliminare il pericolo derivante dalla formidabile struttura della fortezza e costringendo alla fuga il principe Sanseverino. 
Nel ‘700 l'interno fu trasformato in chiesa, tuttora esistente, dedicata alla Madonna della Consolazione, detta Madonna di Castello, chiesa che contiene una tela, settecentesco rifacimento di un'opera più antica, raffigurante la Madonna col Bambino. 
Rilevanti sono ancora i resti delle torri di cinta nonché tratti delle mura.


Fonti: 
www.visitcilento.com 
www.explorecilento.com 
www.prolocoteggiano.it

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