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I gialloverdi incentivano la "favola" del biologico

Arriva in Senato il Disegno di legge 988 che porta finanziamenti a un settore che, dati alla mano, risulta essere in buona parte insostenibile  


11/03/2019

di Damiano Pignalosa


Nella mente di molti individui la parola “Biologico” fa rima con star bene e sostenibilità. Le enormi campagne di comunicazione e marketing non hanno fatto altro che rafforzare questo concetto cercando allo stesso tempo di demonizzare tutto quello che provenisse da altri tipi di coltivazioni. Questo settore, che in Italia copre il 15% della superficie agricola nazionale, dà lavoro a 76mila aziende e ha un fatturato di 3,5 miliardi di euro, rappresentando circa il 3,5% della spesa alimentare degli italiani.
Per dare ancora più spinta a questa macchina, dopo essere stato approvato a larga maggioranza a dicembre alla Camera, sta per approdare al Senato il Disegno di legge 988, dedicato proprio all’agricoltura biologica. L’endorsement effettuato dal Governo ha fatto scalpore a tal punto che il testo, così come è uscito dalla Camera, ha suscitato le critiche anche di molti membri della comunità scientifica italiana. Agronomi, ricercatori, docenti universitari: in oltre 400 hanno firmato la lettera che il 9 gennaio scorso è stata indirizzata a tutti i senatori della Repubblica chiedendo il ritiro immediato della legge.
Il motivo è presto detto e proprio sull’argomento si è espressa Elena Cattaneo, docente all’Università Statale di Milano e senatrice a vita: «Per giustificare prezzi fino al 100% superiori, è stata promossa l'illusione che il bio fosse l'unico metodo in grado di salvare il mondo e farci vivere meglio e di più. Ma non esistono prove scientifiche a confermarlo, anzi le analisi dicono che i prodotti biologici non sono qualitativamente migliori e che il bio su larga scala è insostenibile in quanto per le principali colture produce fino al 50% in meno, richiedendo il doppio della terra. Per convertire il mondo a biologico quindi dovremmo rendere coltivabili altre centinaia di milioni di ettari sottraendoli a foreste e praterie. La “favola” del “naturale=buono” ha contribuito, poi, ad etichettare come “inquinatori del pianeta” oltre un milione di imprenditori agricoli che si affidano ogni giorno alle migliori tecnologie disponibili per garantire al consumatore prodotti sani e sicuri, rispettando l'ambiente tramite l’utilizzo di metodi che inquinano meno e utili a rendere il processo di produzione più efficiente in termini di resa».
Questo decreto promuove a “core-business” dell'agricoltura italiana proprio il biologico, non tenendo conto di quel 97% dell'agricoltura che rende unici i nostri prodotti Dop, tutela l'ambiente con l'innovazione e garantisce cibo accessibile e di qualità a tutti. A questo bisogna aggiungere che a tutti i tipi di colture biologiche viene permesso l’utilizzo di alcuni tipi di medicinali agricoli utili a tenere alla larga i parassiti aumentando in conseguenza la percentuale di produttività del fondo agricolo impegnato. Siamo chiari, questo tipo di nuova agricoltura dev’essere aiutata ed incentivata, ma di certo non a discapito dei metodi tradizionali che soprattutto in Italia godono di un altissimo livello di controllo e restrizioni utili a salvaguardare l’ambiente e le esigenze del consumatore.
Per far tornare sulle tavole degli italiani cibi veramente Made in Italy, il governo dovrebbe portare a Bruxelles una proposta seria che metta un tetto alle importazioni incontrollate di prodotti che, venendo realizzati a basso costo ma anche con una qualità inferiore, non fanno altro che abbattere i prezzi dell’intero agroalimentare italiano mandando sul lastrico decine di migliaia di aziende nostrane, innescando in questo modo la conseguente adozione forzata di cibi stranieri che ormai senza dubbio stanno distruggendo tantissimi settori come quello dell’olio, degli agrumi, del grano, dell’uva e di tantissimi altre realtà.
La vera battaglia è quella di incentivare la produzione nostrana garantendo dei prezzi minimi di vendita e  limitando le percentuali di importazioni. Questo scontro, che di sicuro non fa comodo all’Europa che ha permesso finora la circolazione incontrollata dei prodotti alimentari contribuendo alla distruzione del “Made in”, sarà ostacolato a più mandate ma è l’unico modo per creare nuovi posto di lavoro garantendo lo sviluppo di tutto il comparto agroalimentare italiano. Di certo, questo sforzo, sarebbe utile a salvaguardare l’origine degli alimenti dando veramente la possibilità a tutti i cittadini di tornare a mangiare dei prodotti di altissima qualità a chilometro zero. Puntate i fari sulla vera emergenza, perché questa battaglia bisogna combatterla uniti senza dover creare guerre interne tra coltivatori biologici e non…

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