Cultura

I difetti del capitalismo vanno corretti puntando sull’etica

Secondo l’economista Paul Collier, già direttore del dipartimento per le ricerche della Banca Mondiale, è necessario riflettere sui fallimenti registrati cercando di allungare lo sguardo oltre i profitti e il lavoro


06/04/2020

di Tancredi Re


Le società occidentali sono attraversate da gravi tensioni, grandi inquietudini, grande rabbia. Il loro tessuto è lacerato dalle contrapposizioni: le grandi metropoli contro le province povere, le zone centrali contro quelle costiere, élite altamente specializzate contro le masse di lavoratori poco qualificate, Paesi ricchi contro Paesi poveri. Il malcontento, la frustrazione, la paura, il risentimento, il livore, la voglia di rivalsa, alimentano gli ideologi redivivi e i populisti carismatici che in tutto il mondo raccolgono consensi a piene mani: da Bolsonaro in Brasile a Trump in America, dai fautori della Brexit ai nazionalisti di Le Pen in Francia, dai neo-nazisti di Afd in Germania all’estrema destra in Italia. 
Le società liberal-democratiche e il capitalismo sono un po’ ovunque in crisi. Crisi di legittimità, di funzionalità, di immagine. 
Per non essere snaturate e sopraffatte dall’avanzata travolgente del populismo, del revanscismo e del nazionalismo, devono cambiare e devono farlo in fretta, prima che sia troppo tardi. Occorre avviare riforme profonde, e dare un fondamento etico al loro modo di essere, proporsi e gestirsi. Quali sono le vie da percorrere per giungere a questo risultato? 
Le indica Paul Collier nel libro Il futuro del capitalismo. Fronteggiare le nuove ansie (Laterza, pagg. 320, euro 20,00) da pochi giorni nelle librerie. 
Nel volume (The future of Capitalism. FacingAnxieties è il titolo originale dell’opera pubblicata nel 2018 da Penguin Books, tradotta da David Scaffei) l’autore - professore di Economia e politiche pubbliche alla Blavatnik School of Government dell’Università di Oxford e già direttore dal 1998 al 2003 del dipartimento per le ricerche della Banca Mondiale - riflette sui fallimenti del capitalismo con una proposta pragmatica in grado di correggerne i difetti. A partire da un assunto fondamentale: oltre che produrre profitti e lavoro, per funzionare il capitalismo deve essere necessariamente etico. 
“La socialdemocrazia ha bisogno di essere ripensata concettualmente, riportandola dalla sua crisi esistenziale a una condizione che le permetta di essere nuovamente la filosofia che attraversa il centro dello spettro politico, accettata dal centro-sinistra come dal centro-destra” scrive l’autore spiegando cosa occorre fare per rimettere le cose a posto. 
Per concepire la sua opera, Collier rivela di essersi ispirato al libro “Il futuro del capitalismo” di Anthony Crosland, pubblicato oltre sessant’anni fa, nel quale l’autore compiva “la scelta decisiva di prendere le distanze dall’ideologia marxista, riconoscendo che, lungi dal costituire una barriera al raggiungimento della prosperità di massa, il capitalismo ne era un presupposto essenziale”. 
Accettare il capitalismo infatti non significa fare un patto col diavolo. Se si vogliono evitare gli effetti indesiderati di un capitalismo fine a sé stesso, volto cioè a perseguire il profitto sempre e comunque, ed a qualsiasi costo, non deve essere “ucciso” ma deve saper essere “gestito” ed occorre dargli un fondamento etico. 
“Solo se il capitalismo riesce a darsi un fondamento etico tale da rendersi equo e compassionevole, e non solo efficiente ed economicamente fiorente, potrà garantire una vita degna” dice in conclusione l’economista inglese.  Un capitalismo potremmo definirlo dal volto umano “in cui la dignità e la reciprocità prevalgano sull’aggressività, sulla paura e sull’umiliazione, caratteri tipici della nostra “società dei rottweiler”.

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