Cultura

I cambiamenti climatici: un appello vibrante alla responsabilità

Il filosofo Ferdinando Menga ci invita a ripensare il nostro rapporto con i destini del Pianeta e le generazioni future


03/05/2021

di Tancredi Re


I cambiamenti climatici costituiscono un evento epocale la cui portata e le cui dimensioni, se non dovessimo porvi rimedio, potrebbero mettere a repentaglio la vita sulla Terra? È una domanda di grande attualità. Gli scienziati sembrano nutrire pochi dubbi in proposito, ma anche chi non studia il clima, non dispone di strumenti di monitoraggio o di serie statistiche sugli epifenomeni diretta o indiretta conseguenza del processo di industrializzazione spinta, delle attività di sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, dell’agricoltura e dell’allevamento intensivi, dell’uso dei terreni e delle acque, della cementificazione di alvei, coste e spiagge. 
Molta gente comune si è ormai edotta che il genere umano sia pericolosamente giunto sull’orlo di un precipizio e per evitare di finirci dentro. Tutti dobbiamo fare qualcosa: a qualsiasi livello, non solo chi governa, ma soprattutto chi produce e chi consuma, per impedire una catastrofe ambientale dagli effetti devastanti. 
L’aumento della temperatura del Pianeta causata principalmente dall’immissione di CO2, frutto delle nostre economie la cui energia è generata dall’uso di combustibili fossili, ma anche dagli allevamenti intensivi di bestiame, dalla deforestazione, dall’inquinamento di aria, acqua e suolo con le plastiche, sta già provocando una serie di eventi meteo-climatici impressionanti e dirompenti con una frequenza senza precedenti rispetto al secolo scorso: inondazioni, incendi, uragani, desertificazione, scioglimento delle calotte polari, piogge acide ed altri eventi catastrofici. Che ogni anno provocano migliaia di vittime, di feriti, di dispersi, di persone che rimangono senza una casa e un lavoro, e danni per centinaia di miliardi di dollari. 
Gran parte delle popolazioni dei Paesi sviluppati e di quelli emergenti sta diventando sempre più avvertita e consapevole che l’impronta ecologica dell’uomo contemporaneo sta avendo conseguenze sull’ambiente idoneo alla vita del genere umano, e alle altre forme di vita vegetale e animale sulle quali incombe la minaccia dell’estinzione. Negli ultimi decenni si sono adottate misure e iniziativa da parte di organizzazioni internazionali e Stati (si pensi all’Accordo di Parigi, un accordo tra gli Stati membri della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici riguardo alla riduzione dei gas serra,  sottoscritto il 12 dicembre 2015 da 183 Stati), e sovranazionali (l’Unione Europea ha varato il Green deal, il piano verde da 1.000 miliardi di euro di investimenti sull’ambiente), delle Chiese (si pensi all’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco) ma si moltiplicano anche gli appelli di organizzazioni ambientaliste, accademie, università, enti no profit, imprenditori, studenti, intellettuali. 
L’ultimo appello, ragionato e critico, è contenuto nel libro L’emergenza del futuro. I destini del pianeta e le responsabilità̀ del presente (Donzelli, pagg. 152 pagine, euro16,15) scritto da Ferdinando G. Menga (professore associato di Filosofia del diritto all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e visiting professor stabile all’Institutfür Ethik dell’Università di Tubinga. Nel 2017 è risultato vincitore del programma ministeriale di rientro dei cervelli “Rita Levi Montalcini”. È co-direttore delle riviste “Etica & Politica” ed “Endoxa/Prospettive sul presente e ha pubblicato numerosi saggi di successo).
Nel volume l’autore ricorre a due immagini eloquenti per evocare e dar voce a quelli che definisce i “più vulnerabili e invisibili; gli emarginati dagli spazi pubblici; insomma, gli esclusi dalla sfera di apparenza del mondo. La prima è un video girato dallo smartphone di un passante, affannato e sbigottito, all’inseguimento della carovana composta da un’anatra e dai suoi piccoli anatroccoli che, silente e indisturbata, sfilava lungo il ciglio di una strada deserta del centro di una cittadina del Nord-Est mentre l’Italia era stata “fermata” da un lockdown imposto dal Governo allo scopo di arginare la diffusione del Sars-CoV-2, il virus responsabile della pandemia da Covid-19. 
La seconda immagine è quella di una giovanissima studentessa svedese, Greta Thunberg, mentre dà vita a uno sciopero prolungato nella sua scuola per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del cambiamento climatico e incitare a un tempo le autorità del Paese scandinavo e non solo, a una decisa inversione di rotta nelle odierne politiche ambientali. Questo circoscritto atto di disobbedienza ha generato e alimentato uno dei movimenti giovanili di protesta più̀ nutriti e trasversali che la storia abbia conosciuto: i Fridays for Future
Nel primo caso, i “vulnerabili” sono gli animali ai quali si va ogni giorno che passa sempre di più sottraendo lo spazio vitale; nel secondo, parliamo delle nuove generazioni che saranno coloro i quali maggiormente - e, al pari dei primi, “inermi” - sopporteranno i costi degli scellerati comportamenti degli uomini contemporanei. 
Cosa accomuna queste due vicende, in apparenza non collegate? Al netto delle differenze fra “l’evento Covid-19” e “l’evento Greta” - spiega l’autore - entrambi possono essere compresi come avvenimenti che segnano una crisi della contemporaneità. Sebbene con modalità diverse, tutti e due penetrano il nostro presente, lo scuotono, lo interrogano, ne mettono in discussione i dispositivi vigenti, e, così facendo, lo spingono inevitabilmente a un ripensamento non più rinviabile del nostro rapporto con i destini del Pianeta e con le generazioni future. 
È per questo motivo che una delle parole-chiave che sono maggiormente circolate negli ultimi tempi è esattamente futuro. Quali, allora, le poste in gioco di una responsabilità intergenerazionale? Quali le difficoltà di pensarla in modo radicale? Con quali strumenti e attraverso quali modelli? Queste sono le sfide che si impongono alle nostre comunità politiche e devono essere da esse accolte e affrontate? 
Il libro di Menga offre un agile percorso di riflessione sul tema senza, però, aggirarne le difficoltà teoriche e pratiche. Assieme alla presentazione delle questioni di fondo, il volume delinea anche alcune traiettorie di risposta, insistendo sulla necessità di risintonizzare le nostre istituzioni democratiche sul tema dell’appello radicale dei senza voce per eccellenza: le generazioni future e, aggiungiamo noi, le altre forme di vita sulla Terra, del mondo vegetale e animale, e degli ecosistema naturali complessi, minacciati di estinzione. 
Proprio a partire dagli eventi recenti, che ci hanno messi di fronte a tutta la nostra fragilità strutturale, le nostre comunità sono così chiamate - secondo il filosofo - a ripensarsi a partire da un’ingiunzione che proviene loro, letteralmente, da “vulnerabilità a venire”.

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