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Hormuz, Meloni rilancia la linea ONU e il sostegno ai Paesi arabi: scontro politico in Aula

La premier sfida le opposizioni sulla strategia per la sicurezza energetica e la stabilità nel Golfo, mentre giovedì alla Camera è atteso un confronto ad alta tensione


07/04/2026

di Francesco Descalzi


Nel pieno della crisi internazionale legata allo Stretto di Hormuz, Giorgia Meloni sceglie di alzare il livello dello scontro politico interno, rivendicando una linea chiara: sostegno ai Paesi arabi moderati e centralità del metodo multilaterale guidato dall’ONU per evitare un’escalation e garantire la sicurezza dei traffici energetici.
La posizione del governo punta a “sbloccare” una delle rotte più strategiche al mondo, da cui passa una quota significativa del petrolio globale, evitando al tempo stesso un coinvolgimento militare diretto dell’Italia. Una strategia che si muove su un equilibrio delicato: da un lato il rafforzamento delle relazioni con gli alleati della regione, dall’altro il richiamo a un quadro internazionale condiviso sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Secondo fonti dell’esecutivo, l’obiettivo è evitare che la crisi degeneri in un conflitto aperto che avrebbe ripercussioni immediate sull’economia europea, già esposta alle tensioni energetiche. In questo contesto, Roma spinge per una soluzione diplomatica che coinvolga i principali attori regionali, riducendo il rischio di blocchi nello stretto e garantendo la libertà di navigazione.
La linea di Meloni, tuttavia, ha acceso il confronto con le opposizioni, che accusano il governo di ambiguità e chiedono maggiore trasparenza sulle reali intenzioni dell’Italia nello scenario mediorientale. I partiti di sinistra contestano in particolare il rafforzamento dei rapporti con alcuni Paesi arabi, ritenuto da alcuni esponenti incompatibile con una politica estera equilibrata e pienamente coerente con i principi europei.
La risposta della presidente del Consiglio è netta: la stabilità della regione passa necessariamente attraverso il dialogo con tutti gli attori coinvolti, inclusi quelli che giocano un ruolo chiave nella sicurezza energetica globale. Una posizione che mira a spostare il dibattito dal piano ideologico a quello pragmatico, sottolineando la necessità di proteggere gli interessi nazionali in un contesto internazionale sempre più instabile.
Il confronto entrerà nel vivo giovedì alla Camera, dove sono attesi i leader delle opposizioni per un dibattito che si preannuncia acceso. Sul tavolo non ci sarà solo la gestione della crisi di Hormuz, ma più in generale la direzione della politica estera italiana nei nuovi equilibri globali.
In gioco non c’è soltanto una scelta diplomatica, ma una visione più ampia del ruolo dell’Italia nello scenario internazionale: da una parte un approccio multilaterale e orientato alla stabilizzazione, dall’altra le critiche di chi teme un’eccessiva esposizione politica e strategica in una delle aree più instabili del mondo.
Il passaggio parlamentare rappresenterà quindi un banco di prova decisivo per il governo, chiamato a difendere una linea che intreccia sicurezza energetica, equilibrio geopolitico e consenso interno. In un momento in cui ogni decisione sul Medio Oriente ha effetti immediati anche in Europa, la sfida politica si gioca tanto a Roma quanto nelle acque, sempre più contese, dello Stretto di Hormuz.

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