Storie d'impresa

Gruppo Ronchi, un gigante nel settore del packaging

Con un fatturato di 60 milioni si propone come il punto di riferimento per diverse multinazionali 


16/12/2019

di Laura Della Pasqua


Gianmario Ronchi

Ha soltanto cinquant’anni di vita, una conduzione familiare, eppure è leader mondiale nel settore del packaging. Sono pochissimi i competitor stranieri (qualche tedesco e americano) che riescono a contendergli le commesse. Stiamo parlando del gruppo Ronchi, campione nella costruzione di macchine per contenitori destinati all’industria cosmetica e dei detergenti con circa 60 milioni di fatturato. E’ l’azienda di riferimento di grandi multinazionali quali Procter & Gamble, Unilever, Henkel, L’Oreal. 
“Tutto ha origine dall’iniziativa di mio padre, che nell’immediato dopoguerra, con un socio, si occupava in maniera artigianale, lavorando in uno scantinato, di macchine per l’imbottigliamento di olio e vino, allora venduti sfusi” racconta l’amministratore delegato del Gruppo, figlio, e seconda generazione, Gianmario Ronchi. “Poi nel 1966 la svolta con la creazione di un’azienda strutturata e l’avvio di produzione di macchine automatiche al posto di quelle manuali. Con l’avvento della plastica, più economica e facile da lavorare, l’attività è decollata e ci siamo specializzati rivolgendoci al settore del confezionamento di prodotti liquidi chimici, cosmetici e alimentari, orientando il proprio business su scala globale. 
Spaziamo dalla cosmetica alla detergenza, cioè alle aziende che producono shampoo, saponi liquidi, detersivi”. 
L’attenzione maggiore al tema ecologico e la guerra dichiarata alla plastica non sono per il momento fonte di preoccupazione per l’azienda. “E’ ovvio che siamo molto attenti ai cambiamenti ma non cogliamo timori o cambi di rotta da parte dei nostri clienti multinazionali con le quali lavoriamo. E poi va detto che più che la plastica è il cattivo uso che di questa si fa, il vero problema. La plastica è riciclabile e gran parte di quella che inquina gli oceani, è dimostrato, proviene da fiumi cinesi e indiani. Quindi bisognerebbe fare una grande azione culturale prima di avviare crociate” dice Ronchi e aggiunge: “Tutto si può mettere nel vetro ma bisogna vedere se il consumatore è disponibile a pagare il doppio”. Le macchine Ronchi sono esportate al 90% e hanno come mercati di sbocco l’Europa, l’America e l’Asia. 
Grande attenzione viene rivolta alla ricerca. “L’innovazione è il nostro punto di forza. Oltre a sviluppare nuove macchine in base alle commesse, abbiamo un centro di ricerca per la produzione di prototipi di macchine”. 
L’azienda impiega 190 persone in Italia e una quarantina nelle filiali in Usa, Inghilterra, Cina, Thailandia, India. 
La sede di Gessate, che sorge su un’area di 30.000 m2, di cui 16.000 coperti, è un moderno centro di sperimentazione e produzione. Una volta terminata la costruzione, ogni macchina viene trasferita nel nuovo reparto collaudo, dove il cliente ha modo di testare la propria linea.

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