Cultura

Gli inconfessabili segreti di Sara Morozzi, una donna dal variegato quanto burrascoso passato nei Servizi segreti

Torna in libreria per la quinta volta l’intrigante personaggio uscito dalla penna del prolifico Maurizio de Giovanni. Una poliziotta oggi in pensione che si ritrova a fare i conti con le passioni e i tradimenti di ieri


03/05/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


Ormai lo sappiamo quasi tutti. E cioè che la robusta creatività di Maurizio de Giovanni viaggia in parallelo alle esigenze delle sue case editrici. Ad esempio sposando in prima battuta Mondadori e poi la Einaudi con I bastardi di Pizzofalcone; intrigando con Luigi Alfredo Ricciardi (il malinconico commissario messo in scena a più riprese nella Napoli degli anni Trenta) sempre per i tipi della Einaudi; divertendosi nel dare voce a Mina Settembre con la Sellerio (anche se lo scorso anno ha preferito dirottarla ancora una volta su… Torino); seminando in lungo e in largo le sue divagazioni sul mondo del calcio e della tifoseria con Cento Autori, Spartaco, Sellerio e infine Rizzoli. 
Con la quale Rizzoli aveva pubblicato I guardiani, primo romanzo di una trilogia rimasta impantanata alla prima uscita del 2017 e incentrata su un viaggio che partendo dal “paranormale avrebbe dovuto approdare alla fantascienza in una sorta di X-Files”. Per contro, sempre per questo editore milanese, sta invece viaggiando veloce con nuova serie di noir imbastita su una anomala quanto intrigante figura. 
Appunto quella di Sara Morozzi, scherzosamente la Mora per l’amica Teresa Pandolfi che lei chiama a sua volta la Bionda, due donne diverse come il giorno e la notte sia nel fisico che nel carattere: una poliziotta in pensione dal burrascoso quanto misterioso passato trascorso nei servizi segreti la prima, che avevamo imparato ad apprezzare nel 2018 in Sbirre e poi in Sara al tramonto;  una bellona approdata strada facendo ai vertici di uno dei più strategici apparati per la sicurezza dello Stato l’altra
Sara, si diceva, un personaggio - parola d’autore - che si ricollega alla fugace visione, “mentre stavo tornando un sabato sera da teatro, di una misteriosa signora dai capelli grigi, e dal volto bellissimo anche senza trucco, in sosta in auto, sotto la pioggia, nella via di Napoli dove abito”. Da qui l’idea di dare voce a un personaggio fuori dalle righe. Sara, nemmeno a ripeterlo, che non si trucca, non porta scarpe col tacco, veste in modo ordinario e non colora il grigio dei suoi capelli. Perché vuole passare inosservata… E che insieme a Viola (che con la sua macchina fotografica riesce a catturare i dettagli che Sara coglie con gli occhi) e a Davide Pardo (che pur credendo nella legge ne è sempre rimasto deluso) formano un trio di detective improbabile quanto di eccezionale talento. 
Ma torniamo alla nostra protagonista che ritroviamo in scena per la quinta volta ne Gli occhi di Sara (Rizzoli, pagg.  334, euro 19,00), un lavoro - “Scritto in un mese, in quanto mi riesce difficile entrare e uscire da un racconto” - che si nutre di oscuri segreti e che scava, alla stregua di “un perfetto meccanismo a orologeria, tra le pieghe della nostra Storia recente raccontando gli inconfessabili segreti di Sara, come non l’abbiamo mai vista. Perché, per la prima volta, gli occhi della donna impenetrabile tradiscono un dolore misterioso e svelano la sua più sincera umanità”. 
Detto questo spazio alla sinossi. A volte un incontro inatteso spalanca le porte del passato. Succede a Sara mentre sta lottando per salvare la vita del piccolo Massimiliano, il nipotino di due anni colpito da una grave malattia. Due occhi riappaiono infatti dalla nebbia di giorni lontani, occhi che Sara conosce bene: quelli che aveva cercato in ogni modo di dimenticare. 
A questo punto la donna misteriosa e invisibile (“Alla quale, come personaggio, risulto molto legato e che, ne sono sicuro, mi riserverà molte altre sorprese”) si troverà catapultata indietro nel tempo, e più precisamente nella Napoli del 1990. Quando è da poco caduto il muro di Berlino, gli stati satelliti dell’Urss sono in crisi e in Italia sono esplosi i movimenti studenteschi. Il mondo di prima si sta sgretolando, ma i preparativi fervono e la città si veste a festa per la visita di Papa Giovanni Paolo II. Anche se i tormenti restano… 
Come accennato, Sara è membro della più segreta unità dei Servizi. E a lei e alla collega Teresa Pandolfi viene affidata la missione più importante e delicata della loro carriera. Purtroppo succede anche quello che non doveva succedere. Proprio in quei giorni la nostra protagonista incrocia purtroppo uno sguardo al quale è impossibile restare indifferenti. Occhi legati a una passione travolgente che l’aveva portata a lasciare il marito e il figlio piccolo. Così, mentre il tempo scorre all’indietro, la Sara di oggi si trova a fare i conti con le passioni e i tradimenti di ieri. 
Detto del libro, un’ulteriore incursione nel privato di Maurizio de Giovanni, nato a Napoli il 31 marzo 1958. Il quale, come si conviene a un buon partenopeo, qualche scaramantica mania se la porta al seguito. Come quella di un fermacarte risalente al primo conflitto mondiale, forse realizzato - riprendiamo da quanto già scritto - utilizzando il metallo di una scheggia che aveva sfiorato suo nonno mentre era in guerra. “Per me si propone alla stregua di un simbolo di pericolo e salvezza al tempo stesso. Così non manco di accarezzarlo e coccolarlo quando sono in cerca di ispirazione”. 
Che altro? Di fatto un simpatico numero uno, quanto mai attento al sociale, che ha vinto - fra gli altri - il Premio Viareggio, il Premio Camaiore nonché il Scerbanenco, oltre a essere stato tradotto in una ventina di Paesi (come in Francia, Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Spagna, Russia, Danimarca e via dicendo) e ad aver venduto diversi milioni di copie. 
Lui che nel 2005 aveva iniziato la carriera di scrittore aggiudicandosi un concorso, indetto da Porsche Italia e riservato a giallisti emergenti, con un racconto ambientato nella Napoli degli anni Trenta e intitolato I vivi e i morti. Un racconto che l’anno successivo sarebbe stato alla base del romanzo Le lacrime del pagliaccio, poi riproposto sotto il titolo Il senso del dolore
Il protagonista? L’azzeccato quanto malinconico commissario Ricciardi, che in seguito avrebbe tenuto banco in altre quindici storie (fra romanzi e racconti lunghi), tutte ambientate negli anni Trenta in una Napoli “cupa e corrotta, miserabile e di grande dignità, dolorosa e forte al tempo stesso”. Altro personaggio di peso nel percorso narrativo di de Giovanni l’ispettore Lojacono, in scena per ben undici volte nelle indagini legate ai Bastardi di Pizzofalcone. Serie entrambe approdate con successo, insieme a quella di Mina Settembre, sul piccolo schermo. 
Ma non è tutto. Maurizio de Giovanni ha infatti dato alla luce anche opere teatrali, per non parlare della sua passione per il calcio sviscerata in sette romanzi. Già, il calcio, per lui “la più importante delle cose importanti, oltre che una specie di malattia necessaria”. A fronte di un debole dichiarato, ci mancherebbe, per gli azzurri del “suo” Napoli, una squadra ovviamente trattata come si conviene. Vale a dire in guanti bianchi.

(riproduzione riservata)