Leader di mercato

Giuseppe Bottanelli, un faro per le nuove generazioni

La grande avventura del Gruppo Profilmec, che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 300 milioni


04/03/2019

La storia ci insegna che il tempo a nostra disposizione è poco e che deve essere vissuto con coraggio e passione come ha fatto Giuseppe Bottanelli, patron della Profilmec Group, realtà leader nella produzione di tubi e profilati saldati ad alta frequenza di precisione, che vanta 300 milioni di euro di fatturato nel 2018 (41% Italia e 59% Europa), 500 dipendenti circa, 8 stabilimenti e una rete commerciale su tutto il territorio europeo e sui principali mercati di riferimento dell’intero Mediterraneo. 
Classe 1937, Giuseppe Bottanelli è stato battezzato il “Marcegaglia di Capo di Ponte”, perché è nato proprio in questo paese del bresciano, in Val Camonica, della quale non manca di tessere le lodi. 
Qui risiedeva la civiltà dei Camuni, civiltà preistorica che ha reso questo territorio il principale centro di arte rupestre del mondo. I Camuni, nel tempo, si trasformarono da agricoltori a maestri del ferro per la costruzione di armi. Questa attività conferì loro un enorme potere, sia dal punto di vista politico sia economico. I capifuoco erano principes territoriali: una élite aristocratica che possedeva i privilegi che derivavano dal monopolio delle armi, cui apparteneva anche la famiglia Bottanelli.  Essi erano gli unici che avevano potere di deliberare nei consigli mentre tutti gli altri abitanti (nobili, ecclesiastici, stranieri), anche se residenti da diverse generazioni, ne erano esclusi. 
La storia di Giuseppe Bottanelli è quella di un uomo che “si è fatto da se”, di un self made man all’italiana, di un uomo che si è fatto avanti unendo in una sola figura tre caratteristiche: determinazione, coraggio inossidabile e una profonda etica del lavoro. “Never give up”, “Mai mollare” potrebbe essere il suo motto. 
La sua è stata una vita avventurosa fatta di mille esperienze: fattorino, venditore di libri, importatore di cotone dall’America, costruttore di barche, driver in importanti gare automobilistiche, pilota di elicotteri, fondatore di società di trasporti (aereo e su gomma). 
La passione ha mosso ogni sua azione e non lo abbandona nemmeno ora che è alla guida di uno dei maggiori gruppi nella produzione di tubi e profilati in acciaio. 
La sua lunga storia, che merita di essere riportata in un libro, può essere la guida per le nuove generazioni che desiderano l’indipendenza economica. 
La sua attività imprenditoriale ha inizio quando suo padre Giovanni, aiutato dal fratello Antonio, acquistò un paio di camion balilla a gasogeno e fondò la ditta di trasporti Fratelli Bottanelli, cui fu assegnata una delle prime numerazioni telefoniche (n.5), dove Giuseppe iniziò il suo primo vero lavoro. 
Allora aveva solo la licenza media e si diplomò geometra studiando alle scuole serali, e questo risultato lo convinse a diventare indipendente. 
L’avventura del ferro iniziò in un garage di Corso Roma a Moncalieri, alla periferia di Torino, dove spesso la troncatrice volante della prima profilatrice si bloccava e il tubo continuava ad uscire alla velocità di 20 metri al minuto, e uno degli operai doveva metterselo in spalla e trasferirsi in strada perché all’interno non c’era lo spazio, mentre un altro provvedeva a fermare il traffico. 
Per farla breve, dopo una serie di colpi vincenti, ed il debutto del logo Profilmec Group, è sorto dal nulla il non poi tanto piccolo impero di Giuseppe Bottanelli, un imprenditore al quale fiuto e grinta non hanno mai fatto difetto. Il quale, nel 1996, sarebbe uscito allo scoperto, guadagnandosi anche l’attenzione dei media rilevando, per 10   miliardi di lire, il 4% dell'ex azienda Falck di Vobarno. Il periodo è quello delle grandi dinastie italiane rappresentate dagli Agnelli e dai Pirelli, e il nostro “condottiero” fu chiamato dalla FIAT per realizzare, tra l’altro, i paraurti della 500, che motorizzò l’Italia. 
«Fu a quel punto che mi resi conto di essere arrivato. Illudendomi che a Torino, in quel periodo, oltre all'Avvocato esistesse pure il Geometra, in realtà una bugia grossa come una casa, ma non posso negare   che il solo pensarlo mi faceva un gran piacere. In ogni caso qualcosa di buono ritengo di averlo fatto. Per gli operai, per le loro famiglie, per i loro figli...».  
I suoi profilati e i tubi in acciaio vengono oggi utilizzati per numerose applicazioni, spaziando dall’automotive all’industria del ciclo e motociclo, alla fabbricazione di mobili per arredamento e giardino, di articoli per campeggio, infanzia, giocattoli, casalinghi, alla produzione di radiatori e applicazioni per l’edilizia e in ogni settore industriale attinente alla realizzazione di prodotti affini. 
Il geometra Bottanelli ha dato vita a investimenti notevoli per mantenere alto il prestigio dei prodotti del made in Italy. Pur essendo molto noto nel mondo imprenditoriale, non ha mai amato i riflettori. 
«Sono quello che sono, e, visto che non serve issarsi sul pennone più alto, non mi dò certo delle arie. Mi piace volare sotto la portata dei radar, fare tanto ma far vedere poco», ama dire a chi gli si avvicina per una intervista. 
E ribadisce con una punta di orgoglio di aver «dribblato sulla proposta di nomina a Cavaliere del Lavoro e a quella di essere inserito nel Who’ who in Italy». 
Aggiunge che «per la verità mi è arrivata, senza saperne nulla, l’onorificenza a Cavaliere della Repubblica. Mica potevo rispedirla al mittente…». 
La sua estrema vitalità emerge anche quando ammette senza remore che le belle donne continuano a piacergli ma ora non ci prova più e lascia stare. 
Alle sette del mattino è già nel suo ufficio, e spesso, dicono in azienda, si dimentica persino di mangiare quando si tratta di definire le battute finali di un progetto. Ama ricordare che non si è mai confrontato con un bilancio in rosso. 
Ha una grande attenzione per i giovani e il sociale, oltreché per i propri collaboratori, che senza essersi mai licenziati hanno trascorso la loro intera vita lavorativa alle sue dipendenza, andando in pensione dopo 40-50 anni e ricordando con affetto i bei tempi passati anche con parole e poesie. 
Sa ascoltare tutti anche se poi non sopporta di essere contraddetto. Per lui vale la regola che a comandare in azienda deve essere il primo numero dispari sotto il tre. Sostiene con convinzione che un Gruppo industriale, solo avendo la barra del timone ben salda nella mano di una guida saggia e lungimirante, raggiunge con successo nuovi traguardi. 
Ed è questo il messaggio che gli piace trasferire ai giovani ai quali ha dedicato alcune iniziative. 
Va, infatti, ricordata la Fondazione e la sponsorizzazione dell’associazione calcistica Onnisport di Nichelino, nell’hinterland torinese, che ha un “vivaio” di 400 ragazzi da cui anche la Juventus F.C. attinge i suoi probabili futuri campioni; l’aiuto dato alla squadra di hockey su prato Santamaria, sempre di Nichelino, nonché la bocciofila di Racconigi. 
«Il mio settore merceologico deve prendere atto che Profilmec Group è una struttura che ogni giorno chiede a tutti i suoi dipendenti di essere all’altezza delle sfide del mercato globale per rendere sempre più grande il marchio Made in Italy. La magia della trasversalità dell’acciaio, in un contesto di reciproco scambio di informazioni con i potenziali clienti, è un’arma vincente che, abbinata ad un aumento sensibile del valore del marchio, diventa la chiave per essere i protagonisti della globalizzazione. Queste sono le leve che utilizzeremo per il raddoppio del fatturato», afferma il Geometra. 
Nella sua vita, con un’etica consolidata da 60 anni di lavoro, ha dimostrato che la vera ricchezza che un uomo possiede sono le idee: con le giuste idee il denaro lo si trova sempre. Infatti, la forza del made in Italy deriva proprio da questa creatività che ci tramandiamo di generazione in generazione e che porta soddisfazione a chi si impegna e al Paese che la ospita.

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