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Giovani e lavoro: meglio non laureati che disoccupati

Ciò che cercano veramente i responsabili del personale è l’esperienza maturata e la voglia di fare


25/09/2017

di Carla Albertini


Di giovani laureati in cerca di occupazione all’interno delle grandi società è pieno il mondo. Almeno nel nostro Paese, infatti, chi si appresta a entrare nel mondo del lavoro ritiene che sia una grande organizzazione a far esprimere al meglio il proprio talento.
I giovani laureati, però, dovranno ben presto scontrarsi con una realtà ben diversa.
Sarà, forse, per il grande divario esistente tra competenze acquisite dai neolaureati e competenze richieste, sta di fatto che per gli addetti ai lavori, vale a dire per i selezionatori e i responsabili del personale, ciò che veramente conta non è il titolo di studio, ma l’esperienza maturata sul campo, l’attitudine e la voglia di fare.
Intendiamoci: laurearsi serve, però in Italia le grandi aziende a caccia di giovani laureati sono meno di 4mila (37mila in Francia, 40mila in Germania). Per di più, da noi oggi si cercano soprattutto periti specializzati, tecnici e ingegneri, geometri, chimici ed esperti in farmaceutica. Chi ha scelto una laurea umanistica non può far altro che optare per un master per specializzarsi. Vero è anche che spesso i giovani si laureano senza mai sapere che cosa andranno realmente a fare e dove verranno esattamente impiegati.
Fortunatamente negli ultimi anni si sono fatti passi da gigante con l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro, ma c’è ancora molto da fare.
L’ideale forse sarebbe che i genitori smettessero di dire ai figli di seguire le proprie inclinazioni e collaborassero a educarli alla cultura di un lavoro che c’è solo in alcuni campi.
Al giorno d’oggi, la strada più giusta da percorrere è quella di un ritorno al passato. Largo quindi agli artigiani, come idraulici e falegnami, ma con un occhio attento verso il futuro. Pollice alzato, quindi, anche per chi opta all’informatica e ai servizi per la cura della persona.

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