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Giornalisti sostituiti da robot, Microsoft guida la rivoluzione

Ma sarebbe questo il modo di sostenere i tagli di personale in atto in quasi tutte le case editrici?


01/06/2020

di Artemisia


Giornalisti sostituiti dai robot. Mentre i giornali di tutto il mondo continuano in modo inarrestabile a tagliare il personale, complice adesso anche il crollo della pubblicità a causa del Coronavirus, c’è chi sta già pensando al domani. Ovvero a come rimpiazzare i giornalisti in modo da risparmiare. In Microsoft, in futuro è arrivato. Il colosso informatico creato da Bill Gates e Paul Allen, sta infatti tagliando dozzine di giornalisti, sostituendoli con l’intelligenza artificiale. A lanciare l’allarme è il Seattle Times, con un articolo di Geoff Baker. Oltre cinquanta dipendenti delle agenzie Aquent, Ifg e Maq Consulting, hanno ricevuto una lettera con la quale Microsoft ha comunicato che non intende rinnovare il contratto per la produzione di notizie. Dal 30 giugno il loro lavoro sarà svolto utilizzando l’intelligenza artificiale. Un portavoce del colosso informatico, fondato da Bill Gates, ha specificato che la decisione non è stata influenzata dall’attuale pandemia, ma risponde alla strategia aziendale di valutare su quale settore investire e su quale cambiare tipologia di intervento. I tagli riguardano i collaboratori, i contratti a termine e non quelli a tempo indeterminato che invece saranno mantenuti. Probabilmente per Microsoft il giornalismo così come è stato concepito fino ad ora non rappresenta più un business sul quale vale la pena di investire. Si tratta di un pericoloso precedente dagli sviluppi imprevedibili. 
In che modo i giornalisti saranno sostituiti dall’intelligenza artificiale, lo hanno rivelato, in forma anonima al Seattle Times, alcuni dipendenti. La nuova organizzazione del lavoro prevede l’uso di algoritmi in grado di identificare le notizie di maggiore interesse da parte dell’utente, selezionate da dozzine di partner editoriali e ottimizzarne il contenuto, riscrivendo i titoli o aggiungendo fotografie o diapositive a corredo del testo. Le notizie, identificate tra quelle che fanno più tendenza, sarebbero quindi riscritte e impaginate con le illustrazioni. 
Il sistema è stato sperimentato per alcuni mesi e adesso è diventato pienamente operativo. 
I giornalisti che hanno riferito questo meccanismo hanno espresso profonda delusione dal cambiamento radicale che si prospetta per l’informazione ma parlano anche di un processo inarrestabile. 
Oltre al lavoro di produzione, i dipendenti con contratto a termine pianificavano anche i contenuti, mantenevano i calendari editoriali dei siti web di notizie dei partner e assegnavano loro i contenuti. 
Microsoft ha fatto da apripista nel mondo dell’informazione sin dal debutto, nel 1995. Un tempo il portale web e l’homepage di internet predefinita offrivano per milioni di personal computer contenuti e collegamenti originali a notizie, meteo e sport. 
Nel 2013 è stato ripristinato il contenuto delle notizie originali, ma è cominciato il taglio al personale. Nel 2014, Msn ha lanciato una nuova versione ridisegnata in collaborazione con altri siti di notizie, che pagavano per ridistribuire i loro contenuti. Oggi il servizio di notizie si basa interamente sulle partnership senza alcun contenuto di notizie originali. 
“Curare le storie, piuttosto che generarle, – ricorda il Seattle Times – ha reso più facile per Msn fare sempre più affidamento su un sistema di editing automatizzato, anche se molti dipendenti licenziati hanno espresso scetticismo sul fatto che possa funzionare con un minor numero di giornalisti a monitorare la tecnologia”. 
I tagli nelle redazioni interessano i giornali di tutto il mondo. In Italia ultimamente i riflettori si sono accesi sull’Ansa, Il Sole24Ore, Radio Capital mentre la Gazzetta del Mezzogiorno rischia addirittura di chiudere. 
Il fenomeno è partito prima dagli Stati Uniti e ora il Covid-19 lo ha intensificato. Diverse editrici americane negli ultimi tempi hanno annunciato tagli ai loro staff proprio a causa di questa circostanza. 
Ultimo in ordine di tempo è Vice Media che, come annunciato dalla Ceo Nancy Dubuc, si prepara a licenziare nelle prossime settimane 155 impiegati, di cui 55 proprio negli Stati Uniti. 
Ma nello spiegare i motivi della decisione, la manager, alla guida della media company dal marzo 2018, non ha chiamato in causa solo il Covid-19, ma anche e soprattutto le big Tech, definite una “grande minaccia per il giornalismo”. 
Dubuc punto il dito contro i motori di ricerca e i social media, Google e Facebook in testa, che stanno monopolizzando la pubblicità digitale. 
“Abbiamo fatto crescere la nostra attività digitale più velocemente di chiunque altro”, scrive. “Ma non stiamo vedendo un ritorno dalle piattaforme che beneficiano e fanno soldi grazie al nostro duro lavoro”, aggiunge, accusandole di prendersi, non più solo una fetta dei guadagni, ma quasi l’intera torta. “Oltre 36.000 posti di lavoro persi nel giornalismo sono sufficienti per toglierti il respiro”, rimarca. 
Dubuc non è certo la prima a lamentarsi così direttamente dei giganti della Silicon Valley. Altri editori, in particolare News Corp, hanno incolpato pubblicamente Google e Facebook di aver azzoppato l’editoria pubblicando i contenuti delle testate, ma senza condividere le entrate pubblicitarie.

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