Cultura

Genitori imperfetti e figli impreparati: un viaggio da brividi in ambito familiare

Dalla penna dell’esordiente Una Mannion “una narrazione così coinvolgente che bisogna ricordarsi di respirare”


21/06/2021

di Giovanni Mediante


Quello che non ti aspetti da una esordiente. Ovvero “una narrazione così coinvolgente - parola di editore - che bisogna ricordarsi di respirare”. In effetti la prima volta di Una Mannion, nata a Philadelphia ma traslocata nella contea di Sligo in Irlanda, dove vive, insegna e dove sino a ieri si era divertita a scrivere racconti e poesie (non a caso si dedica alla cura di alcune riviste e siti web che si occupano di queste tematiche) che hanno vinto alcuni premi nazionali. 
Sin quando le è scoccata la scintilla del romanzo, che l’ha portata a dare alle stampe A Crooked Tree per i tipi della Faber & Faber, casa editrice che annovera nel suo staff scrittrici del calibro di Anna Burns, Sally Rooney e Senastian Barry. Una chicca narrativa proposta in contemporanea sui nostri scaffali dalla Astoria come I ragazzi della Blue Route (pagg. 282, euro18,60, traduzione di Valentina Ricci). 
Un lavoro di formazione inquietante e ricco di suspense, sorprendente quanto intrigante, che si nutre di sfumature giallo-grige legate alla decisione improvvisa di una madre stressata, decisione che avrebbe cambiato per sempre la vita dei figli. Ma anche il ritratto toccante di un’infanzia senza ormeggi che lascia il posto all’adolescenza. 
Di fatto un viaggio dai pericolosi risvolti in un contesto familiare difficile, ambientato nell’America profonda degli anni Ottanta, tra genitori che non si assumono le loro responsabilità e ragazzi che hanno un’imperfetta, spesso disastrosa conoscenza del mondo degli adulti. 
Voce narrante della storia è la quindicenne Libby, ossessionata dalla Field Guide to the Trees of North America, un regalo che le aveva fatto il padre, immigrato irlandese, prima di morire. Una ragazzina che trova conforto nel bosco di querce rosse e alloro di montagna vicino a casa, dove ama scappare dalla sua famiglia numerosa quanto irrequieta per condividere sigarette al mentolo e birre tiepide con la sua migliore amica. 
Ma veniamo alla sinossi. È l’ultimo giorno di scuola, all’imbrunire di un pomeriggio di giugno. Libby e i suoi quattro fratelli sono in macchina; Marie sul sedile anteriore, Ellen e Libby dietro, Beatrice stesa nel dietro più didietro con tutti i loro zaini”. Alla guida la madre Faye, una donna nervosa e stanca che, all’improvviso, dopo un battibecco con la dodicenne Ellen, ferma l’auto nel mezzo del nulla e la obbliga a scendere in quella “strada per il niente, come la chiamavano, usata dagli adolescenti per imparare a guidare o farci delle feste a notte fonda”. Poi riparte a tutto gas senza farsi carico delle possibili conseguenze. Tanto più che sta calando il buio e la loro casa dista quasi dieci chilometri. Senza quindi domandarsi se Ellen riuscirà a cavarsela da sola e cosa potrebbe capitarle. E infatti… 
Dopo ore di tensione la bambina riappare, ferita e sotto shock. E dal suo racconto si scopre che, dopo aver fatto l’autostop, si era gettata dall’auto in corsa di un adulto spaventoso, dai capelli lunghi e biondi “come quelli di una Barbie”, che aveva cominciato a molestarla. 
L’accaduto viene custodito come un segreto dai ragazzi, che medicano la sorella e se ne prendono cura senza che la madre sospetti di nulla. Tutto sembra concludersi per il meglio, ma nessuno immagina che la decisione impulsiva e insensata di Faye di lasciare a piedi Ellen finirà per cambiare le loro vite per sempre. Con una disgregazione inaspettata quanto deflagrante… 
Una tematica, quella appunto di una famiglia numerosa, che rientra nelle corde dell’autrice, a sua volta alle prese con sette fra fratelli e sorelle, complice una madre coraggiosa e anticonformista “che ha lasciato doni sulla sua scia”. Ma fermi restando i ringraziamenti anche per la famiglia che ha creato: “Ai miei figli Dualtagh, Bronagh e Aoibhin. Tutto va bene perché nel mondo ci siete voi. E poi a Michael per tutto…”.

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