Cultura

Francesco II di Borbone, chi era l'ultimo re delle Due Sicilie

Con la consueta vivacità narrativa e l’aiuto di documenti inediti o poco noti, Gigi Di Fiore ripercorre la seconda vita del giovane sovrano napoletano, riconsegnandoci una vicenda umana ricca di sorprese e ingiustamente dimenticata


17/12/2018

di Giambattista Pepi


La storia di Francesco d’Assisi Maria Leopoldo, al secolo Francesco II di Borbone, l’ultimo re del Regno delle Due Sicilie, è il compendio delle vicissitudini controverse di una dinastia (i Borbone) e delle contraddizioni di una terra (il Mezzogiorno), che sarebbe passata nel giro di alcuni decenni dall’opulenza, alla miseria e ad una condizione di permanente sottosviluppo.  
Definito con sarcasmo Franceschiello dai cronisti del tempo per il modo in cui perse il suo Regno, in meno di due anni dopo essere asceso al trono (il 22 maggio 1859, mentre la sua deposizione avvenne il 13 febbraio 1861 dopo l’annessione al Regno d’Italia), Francesco II è stato un re sfortunato, che ha pagato, senza averne alcuna colpa, circostanze storiche sfavorevoli, stritolato dalla giostra delle alleanze delle dinastie regnanti in Europa, nonché dalla doppiezza e dalla viltà dell’aristocrazia fondiaria del Sud che, dopo aver ottenuto sinecure, rendite e onorificenze dai Borbone, gli voltò le spalle e corse in soccorso dei nuovi sovrani (i Savoia). 
Figlio di Ferdinando II e della prima moglie di Maria Cristina di Savoia, a sua volta figlia di Vittorio Emanuele I, Francesco II, se ne avesse avuta la possibilità, forse non sarebbe mai potuto diventare un grande sovrano: non aveva il carisma, né la visione, né le ambizioni. Non era, tuttavia, un pusillanime, né un imbelle come la stampa risorgimentale, infatuata dei Savoia, amava falsamente rappresentarlo, con disprezzo ed insolenza. Per molto tempo questo re è passato alla storia come un pessimo sovrano, espressione di una dinastia corrotta, feroce, retrograda. Ma la realtà è un’altra. 
Una grande giornalista e scrittrice, Matilde Serao (fondatrice con Edoardo Scarfoglio del Corriere di Roma, nonché fondatrice e condirettore del quotidiano Il Mattino di Napoli) due giorni dopo la sua morte, lo ricordava così. “Mai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re (…) ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui senza respingerli, senza lamentarsi”. 
Dopo la capitolazione di Gaeta (13 febbraio 1861) Francesco II, con la moglie (la duchessa Maria Sofia di Baviera, sorella dell’imperatrice Elisabetta d’Austria e cugina del re Ludovico II di Baviera, di lui più giovane di cinque anni, che aveva un temperamento del tutto opposto al suo), si recò in esilio a Roma, via mare su di un piroscafo francese. 
Giunto a Roma, Francesco II fu prima ospitato al Quirinale dal Papa Pio IX per passare poi a Palazzo Farnese, di proprietà dei Borbone, perché ereditato dalla sua ava Elisabetta. 
Visse in esilio per 33 anni tra Roma, Parigi, l’Austria e la Baviera con grande compostezza e dignità. Non aveva grandi mezzi economici, perché Giuseppe Garibaldi aveva confiscato tutti i beni dei Borbone e quando il Governo italiano ne propose la restituzione a Francesco II, ma al patto di rinunciare ad ogni pretesa sul trono del Regno delle Due Sicilie, egli non accettò mai, rispondendo sdegnato: “Il mio onore non è in vendita”. 
La figura di questo giovane re è stata riabilitata negli ultimi anni da storici coraggiosi all’interno della rivisitazione più generale della storia ufficiale che ha gettato nuova luce sulla dinastia dei Borbone e sul Regno delle Due Sicilie.    
L’ultimo contributo è il libro L’ultimo re di Napoli (Utet, pagg. 365, euro 18,00) scritto da Gigi Di Fiore, giornalista e saggista, già redattore del Giornale negli anni della direzione di Indro Montanelli e poi inviato del Mattino di Napoli. 
Con la consueta vivacità narrativa che lo contraddistingue e l’aiuto di documenti inediti o poco noti, Di Fiore ripercorre la seconda vita di Francesco II, riconsegnandoci una vicenda umana ricca di sorprese ed ingiustamente dimenticata. 
Nel racconto che ne fa l’autore (che ha dedicato molti dei suoi libri alla criminalità organizzata ed al Risorgimento in relazione ai problemi del Mezzogiorno tra i quali citiamo I vinti del Risorgimento storia e storie di chi combatté per i Borbone di Napoli e gli Ultimi giorni di Gaeta. L’assedio che condannò l’Italia all’unità) scopriamo un personaggio curioso e quasi romanzesco, aristocratico autentico e uomo sensibile segnato da grandi passioni e sofferenze. E, ad un tempo, sperimentiamo uno sguardo diverso, in controluce, sull’Italia di quegli anni ed i suoi protagonisti: Vittorio Emanuele II e Umberto I, Depretis e Crispi, gli anarchici, i diplomatici, i papi e gli imperatori. Tutti gli interpreti di un periodo cruciale della storia del nostro Paese, tra i quali trova finalmente il posto che gli spetta anche uno dei grandi vinti del Risorgimento: Francesco II di Borbone.

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