Cultura

Fra le pieghe della storia per riflettere sui mali del nostro tempo

Beda Romano, saggista e corrispondente da Bruxelles per Il Sole 24 Ore, con garbo e intelligenza fa muovere i suoi personaggi su cinque diversi campi


25/09/2017

di Catone Assori


Torna sugli scaffali Beda Romano, da una ventina d’anni corrispondente dall’estero per Il Sole 24 Ore nonché collaboratore di importanti testate europee e americane, come Le Point, Usa Today e Challangers. Una penna che sa come muoversi con garbo e intelligenza fra le pieghe di variegate storie, dopo essersi fatto valere soprattutto nel campo della saggistica. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo infatti il libro-conversazione con Tommaso Padoa Schioppa La veduta corta e la guida culturale Berlino Capitale (scritta a quattro mani con il padre Sergio, ex ambasciatore e a sua volta scrittore ed editorialista di peso, con il quale ha firmato anche La chiesa contro), nonché i saggi Germania, questa sconosciuta (dove sotto forma di racconto ha affrontato la realtà tedesca del Dopoguerra, tentando di superare stereotipi e luoghi comuni), Misto Europa. Immigrati e nuove società: un viaggio nel Vecchio Continente (giocato sull’integrazione e il multiculturalismo nell’Europa del ventunesimo secolo) e l’antologia Il ragazzo di Erfurt (racconti morali che hanno in comune lo scenario della guerra e l’ambientazione tedesca, pur non proponendosi propriamente come racconti bellici).
Insomma, libri di una certa caratura, ora supportati da La brasserie di Ostenda (Guanda, pagg. 156, euro 13,00). Una raccolta di cinque racconti ambientati in epoche e luoghi diversi del Novecento europeo, un periodo turbolento e drammatico; racconti che affrontano questioni che da individuali si fanno universali, affidando ai personaggi la riflessione su alcuni dei mali del nostro tempo: la corruzione, l’avidità, il familismo, il pregiudizio, il fanatismo e l’autopromozione.
I temi trattati? A Parigi lo straripamento della Senna impone a un alto funzionario francese un profondo esame di coscienza sulle pratiche clientelari di cui è stato protagonista nel corso della sua carriera; a Ostenda un pittore belga è chiamato a fare i conti con la vecchiaia incipiente e con le sue convinzioni politiche; a Riga, alle prese con la neve, un assassinio rivela a un avvocato lettone le impensabili origini del padre. E a tenere la scena è anche il ritrovamento di un bibliofilo che induce due diplomatici, l’uno francese e l’altro britannico, a preoccuparsi dei rischi di un nuovo possibile conflitto a pochi anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Infine un ricercatore spagnolo scopre, negli archivi federali di Coblenza, documenti che aprono nuove e inedite piste sulla sorte delle spoglie di Leonardo da Vinci…
Che dire: in un numero limitato di pagine Beda Romano riesce a concentrare una serie di graffianti tematiche che non mancheranno di emozionare e coinvolgere il lettore, regalando invenzione alla storia tragica del Novecento. Insomma, un tuffo nella memoria rielaborato a uso e costume della narrativa di settore, cercando di dare voce nuova - a fronte di una scrittura semplice e al tempo stesso accattivante - a fatti realmente accaduti, magari ipotizzando quanto poteva succedere e invece non è successo. Giocando peraltro a rimpiattino (lui che è stato per undici anni corrispondente da Francoforte per il quotidiano confindustriale) sul ruolo della Germania, in bilico fra un passato da (non) dimenticare e un futuro tutto da scrivere.
Per la cronaca, Beda Romano è nato a Roma il 7 aprile 1967, si è laureato in Scienze politiche alla Statale di Milano specializzandosi in Diritto internazionale per poi conseguire una laurea specialistica in Social sciences presso la University of Chicago e un Diplôme d’études approfondies in Comparative politics presso Sciences Po, Parigi, intraprendendo subito la carriera giornalistica come collaboratore de Le Point oltre che di USA Today. E, come detto, accasandosi infine presso Il Sole 24 Ore.

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