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Editoria: il calo delle vendite si riflette sull'occupazione

Nonostante un miglioramento in atto della redditività industriale, la situazione non si propone certo soddisfacente


07/02/2019

L’ingente calo delle vendite in atto nel mondo dell’editoria si riflette sull’occupazione. “Tra il 2013 e il 2017 la forza lavoro è infatti diminuita di 3.301 unità (-21% sul 2013 e -8% sul 2016), attestandosi a 11.886 unità a fine 2017”. È quanto si legge nell’indagine sull’editoria 2018 pubblicata da R&S Mediobanca. Nonostante un miglioramento in atto della redditività industriale, l’editoria italiana è in affanno rispetto a quella tedesca, francese e inglese, con ricavi, occupazione e investimenti ancora in calo nel 2017 (con 13 milioni di euro investiti in meno rispetto al 2013). 
Il report analizza i principali otto gruppi editoriali italiani cui fanno capo i maggiori quotidiani nazionali d’informazione, attraverso i conti del periodo 2013-2017 e dei primi nove mesi 2018. I primi nove mesi del 2018 hanno portato a un avvicendamento in vetta alla classifica del giro d’affari: Rcs, con un fatturato di 713 milioni, sostituisce in prima posizione Mondadori (658 milioni), fortemente ridimensionata in seguito agli accordi di dismissione della divisione Periodici Francia. I grandi gruppi editoriali non sono riusciti a fermare la flessione del fatturato nei tre trimestri considerati, anche se Rcs (-0,3%) e Class Editori (stabile) hanno limitato i danni. 
Nel 2017 il giro d’affari mondiale è risultato in diminuzione, attestandosi a 150 miliardi di dollari complessivi (-2% sul 2016). La raccolta di pubblicità cartacea, con un -30% sul 2013, registra una performance deludente, ma a fare da contraltare ci sono gli aumenti della diffusione cartacea (+3%), della pubblicità digitale (+41%) e soprattutto della diffusione digitale (+179%). 
Il trend negativo dei ricavi aggregati degli otto principali gruppi editoriali italiani prosegue nel 2017 nonostante qualche lieve segnale di miglioramento. Nell’ultimo anno i principali otto grandi editori hanno registrato ricavi complessivamente per 3,5miliardi di euro (-6% sul 2016). I primi tre, Mondadori (fatturato di 1.268 milioni), RCS (896 milioni cui si aggiungono gli 89 di Cairo Editore, entrambi consolidati dalla Cairo Communication) e Gedi (634 milioni), rappresentano da soli l’83% del giro d’affari dei maggiori otto operatori editoriali nazionali. 
I maggiori gruppi editoriali italiani hanno cumulato nel periodo 2013-2017 perdite nette per 1,2 miliardi e solo Cairo Editore chiude il quinquennio in positivo (38 milioni). Nel 2017 alcuni gruppi hanno però registrato un miglioramento: in particolare, Rcs ha evidenziato un utile netto di 71 milioni (rispetto ai 4 del 2016), Mondadori 30,4 milioni (22,5 milioni nel 2016) e Il Sole 24 Ore 7,5 milioni (-92,6 milioni nel 2016). 
Anche in Borsa, negli ultimi cinque anni, il settore editoria ha deluso, con performance inferiori rispetto alle società industriali (+3% contro il +24%). 
Nonostante la crescita del digitale, il 90% del giro d’affari mondiale proviene ancora dalla carta stampata, segno di come a livello globale la gran parte degli investimenti pubblicitari e delle vendite si concentri ancora sui canali tradizionali. I dati confermano il cambiamento in atto del business model dei grandi gruppi editoriali internazionali. I proventi da diffusione hanno ormai superato quelli pubblicitari. 
Gli ultimi anni hanno dimostrato come i ricavi pubblicitari, minacciati dalle BigWeb companies, producano margini di guadagno esigui per gli editori. Il mondo dell’editoria si trova dunque davanti a nuove sfide che porteranno i grandi gruppi a diversificare i flussi di entrata. In particolare, l’attenzione degli editori si sta spostando su attività non necessariamente tradizionali, sulla qualità del prodotto versus la proliferazione di fake news e sull’utilizzo dei big data per offrire ai lettori un’esperienza sempre più personalizzata.

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