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Ecco cos’è il Mes e perché potrebbe mettere a rischio i risparmi degli italiani


14/04/2020

In questi giorni di passione si parla tanto di Mes, il Meccanismo europeo di stabilità o Fondo salva Stati che dir si voglia. Uno strumento capace di generare forti tensioni sia a livello italiano che a livello europeo. Buon ultimo lo scontro, tanto violento quanto ingiustificato, fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i leader dell’opposizione Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il cui disonorevole comportamento, da un lato e dall’altro, merita di essere stigmatizzato, soprattutto in tempi delicati come quelli che stiamo vivendo. Ma la politica, si sa, per un pugno di voti o per una poltrona, non guarda in faccia a nessuno. 
Ad alimentare la diatriba una dichiarazione del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il quale ha lasciato intendere come alcune proposte di riforma del fondo di salvataggio della zona euro - che dovrebbe veder la luce entro il prossimo mese di dicembre - potrebbero comportare rischi che devono essere attentamente considerati”. 
Ma cos’è il Mes e perché metterebbe a rischio i risparmi degli italiani? Intanto ricordiamo che è un organismo nato nel 2012 con la funzione di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria. E che già a partire dal 2017 si è iniziato a parlare di una sua possibile revisione. Ciò di cui si discute in questi giorni - va quindi precisato - sono solo modifiche al trattato esistente. 
Ma veniamo al dunque. Il Mes è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come Fondo europeo per la stabilità finanziaria della zona euro, istituita per trattato dagli Stati membri e volta a fungere da fonte permanente di assistenza per i Paesi in difficoltà, a fronte di una capacità di prestito massima di 500 miliardi. 
L’assistenza conferita è però sottoposta a una stretta condizionalità, trattandosi di uno strumento a disposizione dell’Unione economica e monetaria affinché gli Stati adottino misure necessarie per la stabilità, avendo come punto fermo il principio della responsabilità delle finanze pubbliche. 
Sta di fatto che questo strumento, attualmente al centro del dibattito politico, è stato definito una “trappola” anche dallo stesso Conte, non proprio soddisfatto della nuova versione “senza condizioni” raggiunta dall’Eurogruppo per affrontare l’emergenza Covid-19. 
Misure che, lo ricordiamo, per essere approvate dovranno prima essere discusse nell’ambito del Consiglio europeo del prossimo 23 aprile. Ferma restando l’idea di avere un solo tipo di condizionalità, uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza, quindi sufficientemente vaga da non esporre le debolezze di alcun Paese. 
Sebbene il nuovo meccanismo non preveda le “condizioni rigorose” previste dalla versione originaria, l’Italia non lo ritiene uno strumento adeguato ad affrontare l’attuale emergenza sanitaria e, pertanto, Conte ha annunciato che il nostro Paese non ne farà richiesta. Una decisione che - nel caso questo Mes alleggerito venisse ufficialmente approvato dai leader europei - porterebbe l’Italia a rinunciare a un prestito pari al 2% del Pil (vale a dire circa 36 miliardi) da estinguere entro 10 anni. 
“Alla base di tale scelta vi è la convinzione che tale strumento non sia sufficiente ad affrontare la crisi e, senza dubbio, anche una certa dose di scetticismo verso l’annunciata assenza di condizioni, ma anche la volontà di creare, sulle ceneri di questa devastante pandemia, le basi per un’Europa più solidale”. In quest’ottica l’idea di un titolo obbligazionario emesso in comune all’interno dell’area euro, ovvero la creazione degli Eurobond o Coronabond che dir si voglia (una scelta a sua volta macchinosa da mettere in piedi e difficilmente digeribile dagli Stati più solidi), non è stata ancora abbandonata da Conte che, nel prossimo Consiglio, ripresenterà questo tema scottante sul tavolo della discussione. 
Va comunque sottolineato che l’Italia, pur non avendo mai usufruito del Mes e non avendo intenzione di farne richiesta neanche nell’ambito dell’attuale stato di emergenza, è comunque tenuta a contribuire al relativo finanziamento. Per la cronaca il Mes ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 versati. 
Per quanto ci riguarda - oltre ad avere fornito sostegno finanziario in forma bilaterale e avere partecipato ai programmi del Fondo europeo di stabilità finanziaria (con un impegno complessivo di quasi 44 miliardi) - abbiamo già sottoscritto il capitale del Mes per 125 miliardi, avendone versati, a oggi, oltre 14. 
Va inoltre chiarito che le singole quote si basano sulla chiave di ripartizione del capitale della Bce, che riflette la quota del Paese sulla base della popolazione totale e del relativo prodotto interno lordo. La parte del capitale del Mes sottoscritta, ma non versata, è comunque “richiamabile” in qualsiasi momento in caso di necessità. Ciò significa che gli Stati membri del Mes si impegnano a fornire il finanziamento corrispondente con breve preavviso. Insomma - vogliamo dirlo? - un bel guazzabuglio.

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