Cultura

Due ragazzi, una storia coraggiosa e autentica, una città che non può tradire

Dalle penne di Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio lo spaccato di due giovani vite che si rincorrono e si scontrano in cerca di un posto al sole


14/06/2021

di Valentina Zirpoli


Chi perde è niente, non tiene le palle. A ripeterselo è Federico, tredici anni vissuti di corsa, che incontriamo mentre sbuca dall’oscurità alla guida di un motorino truccato da Mimmo, detto Hackèr, in sella dietro di lui. A seguirlo Gennarino ‘o Professore e Peppe ‘a Purpètta. Obiettivo: far fuori i due scooteristi rivali, buttarli a terra, distruggerli. Federico, si diceva, convinto che la sua Napoli non lo possa tradire, convinto che nei vicoli della città tutto sia magico, tutto sia vero e spietato. Da conquistare. 
Come d’altronde Susy, la sua rivale, quella che comanda l’altra banda. Che ha tredici anni come lui, ha gli occhi neri come i capelli e la frangetta dritta. E anche lei si sente una guerriera, anche se altre volte vorrebbe essere soltanto una ragazza come tante. 
Federico e Susy, lo si sarà già capito, sono i due protagonisti del graffiante romanzo breve per ragazzi e per adulti intitolato Vesuvio (DeA, pagg. 142, euro 13,90), dedicato a chi dentro ha un vulcano che non vuole spegnersi, scritto a quattro mani dalla collaudata coppia del mondo dello spettacolo composta da Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio. Che in questo lavoro danno voce a una storia coraggiosa legata a uno spaccato difficile e preoccupante del nostro Paese. Raccontata con voce graffiante, in altre parole mettendo in scena il sottobosco malavitoso di Napoli, addentrandosi fra le pieghe di coloro che, ancora giovanissimi, vogliono portare avanti a tutti i costi le “tradizioni” di famiglia. 
Federico e Susy. Vivaci e strafottenti, che tra battaglie e umiliazioni reciproche comandano due bande di ragazzi con l’intento di prendersi tutto. Sono figli dei boss più potenti della città, rivali tra loro. Così anche i loro destini sono già scritti: ma soltanto uno dei due vincerà e l’altro resterà a terra… Fermo restando che “a volte succede qualcosa che non ti fa tornare indietro, che ti costringe ad accelerare fino a perdere il controllo. E improvvisamente la vita si trasforma in una corsa disperata che conduce alla vetta del vulcano, un luogo in cui è possibile ritrovarsi o perdersi per sempre. Ma anche un luogo in cui il potere della scelta è nelle tue mani”. 
Il giudizio? Una storia che graffia e lascia con il fiato sospeso, increduli che tutto questo possa succedere all’ombra del Vesuvio, fra i vicoli spietati di una città che, nel bene e nel male, non si fa mancare nulla. Ma proprio nulla. Dove può succedere qualcosa e improvvisamente la vita “si trasforma in una corsa disperata che conduce alla vetta del… vulcano, un luogo in cui è possibile ritrovarsi o perdersi per sempre. Ma anche un luogo in cui il potere della scelta sta nelle tue mani”. 
Detto questo mirino puntato sugli autori. Iniziando con Marco D’Amore, nato a Caserta il 12 giugno 1981 da una famiglia di origini napoletane, nipote d'arte (il nonno ha recitato in compagnia con Nino Taranto e in alcuni film di Nanni Loy e Francesco Rosi). Lui che dopo aver frequentato il liceo scientifico statale Armando Diaz di Caserta, nel 2000 avrebbe superato il provino per entrare nel cast dello spettacolo Le avventure di Pinocchio, prodotto dalla compagnia Teatri Uniti di Toni Servillo. Due anni dopo avrebbe poi superato le selezioni per iscriversi alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, diplomandosi nel 2004. 
A questo punto non si sarebbe più fermato, proponendosi, oltre che come attore (brillante protagonista, fra l’altro, della serie Tv Gomorra), anche come regista (con L’immortale ha vinto il Nastro d’Argento 2020), sceneggiatore e produttore (ha fondato con Francesco Ghiaccio, Giuliano D’Amore e Serena Chiaraviglio la casa di produzione cinematografica e teatrale La piccola società). 
E per quanto riguarda Francesco Ghiaccio, nato a Torino nel 1980, ma cresciuto nel Monferrato dove tuttora risiede? A sua volta regista, autore di teatro e sceneggiatore, aveva esordito dietro la cinepresa con Un posto sicuro, seguito da Dolcissime, film entrambi scritti in coppia con D’Amore. 
Lui arbitro di calcio per dieci anni, che sognava di vincere il Giro d’Italia di ciclismo e intanto si dedicava alle mezze maratone, correndone due: una sotto la neve e l’altra sotto la pioggia. Lui docente di storytelling e sceneggiatura, ma anche - non essendosi montato la testa - da un paio d’anni maestro elementare nella stessa classe in cui era stato allievo.

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