Cultura

Due gemelli, un’adolescenza trascorsa all’insegna della spensieratezza, due diversi destini e alcune amare cicatrici

Un gradito ritorno: quello dell’americana Jesmyn Ward, una penna magica capace - al tempo stesso - di intrigare, far sognare e soprattutto far riflettere


27/07/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


Se non l’avete ancora assaporata, la scrittura aspra e gentile, sontuosa e raffinata, ma anche “terrosa” di Jesmyn Ward, è giunto il momento di farlo. Ancora una volta grazie ai tipi dell’Astoria che, dopo aver dato alle stampe Salvare le ossa e Canta, spirito, canta - lavori tradotti in una quindicina di Paesi con i quali ha vinto due volte, rispettivamente nel 2011 e nel 2017, il National Book Award, prima donna dopo scrittori del calibro di William Faulkner, Saul Bellow, John Cheever, Bernard Malamud, Philip Roth e John Updike - propone ora La linea del sangue (pagg. 320, euro 19,00, traduzione di Monica Pareschi). 
Un lavoro intenso e dissacrante che ci riporta ai torridi giorni d’estate che precedono gli eventi narrati in Salvare le ossa. Quando, con “voce limpida e intensa”, l’autrice racconta “le cicatrici dell’adolescenza e le forme d’amore che tengono insieme una famiglia, venature di quella linea del sangue che ispira e orienta il destino”. 
Con Monica Pareschi (editor nonché premiata scrittrice e traduttrice di noti autori) a sottolinearne i punti di forza, ovvero “un sapiente impasto di motivi alti e bassi, di epos degli ultimi e di lucidità che attinge direttamente ai suoni teneri e tragici di una terra che è al tempo stesso Egitto e Terra promessa”. Ferme restando le “maestose immagini fluviali e marine che caratterizzano l’incipit e il finale della storia”. 
Insomma, un avvincente libro capace di raccontare, come pochi altri avrebbero saputo fare, la tragedia di una comunità disgregata che pure vuole e deve sopravvivere. Costi quel che costi. 
E anche in questo caso l’autrice riesce ad abbracciare tematiche forti e profonde, scartabellando - repetita iuvant - fra presente e passato, intrecciando naturale, sovrannaturale e poesia, facendosi carico di una terra, quella del Mississippi, ricca di povertà ma anche di grande umanità. Una terra che non perdona, dove il legame con le origini si fa… spirito e canto; dove il racconto diventa un passaggio obbligato sulla strada del ricordo; dove può accadere che una tempesta sconvolga tutto e tutti per poi lasciare spazio a un mondo nuovo, ricco di speranze. 
Con il ricordo ancora vivo - lei che aveva deciso di diventare scrittrice per onorare la memoria del fratello minore rimasto ucciso da un autista ubriaco nell’ottobre del 2000 - legato all’uragano Katrine, che costrinse la sua famiglia ad abbandonare tutto, fuggendo nella loro auto che, sbattuta dal vento, venne scaraventata in un campo di trattori. “A soccorrerci fu una famiglia bianca che però si rifiutò, essendo noi di colore, di invitarci in casa anche in quella drammatica situazione. Per questo so cosa vuol dire razzismo, alla stregua del bullismo scolastico di cui sono rimasta vittima...”. 
Di fatto una scrittura, quella di Jesmyn Ward, che incanta e avvolge in maniera struggente, che si fa carico dei drammi “intimi e viscerali” della terra dove vive con il compagno Brandon (“Che - tiene a precisare - la fa ridere quando ne ha bisogno”) e i figli Noemi e Brando; terra che la vede peraltro insegnare scrittura creativa alla Tulane University di New Orleans. E lo fa, questa bella donna di 43 anni, nativa di DeLisle (nella contea di Harrison nello Stato del Mississippi), affondando lo sguardo fra le pieghe dell’intimità umana, “come quando dal ciglio di uno strapiombo si guarda l’infinita distesa del mare, rimanendo sgomenti, inebriati e commossi”. Lei che quando dà libero sfogo alla penna riesce a fare centro. Come nel caso del suo memoir “Men We Reaped”, finalista al National Book Critics Award. 
Ma veniamo ai contenuti de La linea del sangue. Joshua e Christophe sono due gemelli di colore che vivono a Bois Sauvage, nel Mississippi, insieme alla dolce Ma-mee, la nonna cieca che si è sempre presa cura di loro. La madre, Cille, si è trasferita ad Atlanta per cercare fortuna, mentre il padre, Sandman, è tossicodipendente e li ha abbandonati da tempo. I gemelli si sono appena diplomati e trascorrono la loro ultima estate di libertà tra tuffi nel fiume, partite di basket e feste con gli amici. Assaporando le variegate venature di quella terra che li ha visti crescere: il fruscio del vento fra i rami dei pini, le strida degli insetti notturni, la pioggia violenta e il fango, le lacrime e il sangue, ma anche i capelli di un a ragazza che sembrano un “covone di fieno”. Il tutto segnato da sfregi difficili da rimarginare. 
I due gemelli sono cresciuti, si diceva. E devono iniziare a cercare un lavoro: perché saranno loro, adesso, a dover aiutare la nonna, diventando gli adulti di casa. In particolare Joshua trova un impiego al porto e si innamora di Laila, mentre Christophe non ha fortuna (o forse non se la merita) e inizia a spacciare. A questo punto le strade dei due fratelli si dividono per la prima volta, e ai loro malumori si aggiungono le incomprensioni con Cille e le tensioni con Sandman, che dopo anni ricompare a casa di Ma-mee… 
Che dire, in sede di commento, se non attingere a quanto riportato nella quarta di copertina? Questo libro è per chi si addormenta d’estate ascoltando il ronzio sonnolento delle api, per chi si abbandona all’abbraccio caldo della voce di Al Green, per chi ha teneramente accarezzato capelli soffici e ricci, e per i piccoli pesci cangianti che, morsi dall’amo e ributtati nel fiume, sapranno insegnare ai figli l’odore del metallo nell’acqua. 
E questo è quanto, ferma restando una anticipazione. Astoria pubblicherà anche, sempre di questa autrice, il suo memoir e, a fine anno, anche Navigate Yor Styars, poeticamente illustrato da Gina Triplett.

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